21 GIUGNO 1884: UN BOATO SCOSSE MIGNEGNO: ERA ESPLOSA LA POLVERIERA

Tra le attività imprenditoriali fiorite a Pontremoli a partire dal XVII secolo, quella della fabbricazione della polvere pirica fu senza dubbio fra le più durature e redditizie: impiantata nel 1638 da Giacomo Bocconi, immigrato a Pontremoli dal Ponente ligure, proseguì fino a tutto l’Ottocento. Due secoli e mezzo nel corso dei quali i polverifici si moltiplicarono a partire da quel primo che Bocconi avviò a San Lazzaro, poco a nord dell’Annunziata, dove già esisteva un mulino e frantoio.

La nuova attività si trasformò ben presto in un’affare redditizio. Nel 1836 le polveriere erano salite a sei: una a San Lazzaro (Bocconi), una a Sud dell’Annunziata (Bonzani), due lungo il Verde a nord di Pontremoli (Razzetti), una a Groppomontone (Giumelli) e una a Caprio (de’ Briganti).

Attività redditizia ma anche ad alto rischio: nell’aprile 1787, le cronache ci riportano il primo incidente di una certa gravità a San Lazzaro, con due vittime.

Ma è con l’aumento della produzione in concomitanza con i lavori di costruzione della ferrovia che si registrano gli incidenti più gravi.

Il 21 giugno 1884 esplode lo stabilimento di Mignegno: molte le vittime fra le quali anche uno dei fratelli Bonzani

Tre anni dopo, 19 aprile 1887, esplode anche il nuovissimo stabilimento di Gozzolo, nella zona di Saliceto, dove i Bocconi avevano trasferito l’attività in società con i Bonzani. La tremenda esplosione provocò la morte di 11 operai e il ferimento di altri cinque: alberi di castagno vennero sradicati, case coloniche danneggiate e persino nel centro di Pontremoli, posto a quasi cinque chilometri di distanza, furono molti i vetri rotti e i danni a porte e finestre.

Il polverificio, ultimo rimasto nel pontremolese, non venne mai riaperto. Qualche anno dopo una nuova società, della quale facevano parte anche le famiglie Bocconi e Bonzani, avvierà la produzione a Boceda.

Articolo de Il Corriere Apuano