1919 – 1922 IL PARTITO POPOLARE ITALIANO IN LUNIGIANA E NELLA PROVINCIA DI MASSA CARRARA

La scelta della storia, breve ma significativa, del Partito Popolare Italiano nella provincia di Massa Carrara e, particolarmente, nel territorio lunigianese quale argomento di questo primo “Quaderno “de ‘Il Corriere Apuano” trova le sue motivazioni più immediate nella cronaca convulsa di questo 1994.

Oggi, come settantacinque anni or sono, la presenza dei cattolici in politica e nella società fanno discutere. C’è chi li vorrebbe dispersi sotto diverse bandiere, con una sorta di presenza trasversale nelle istituzioni; c’è chi propugna la necessità di un partito cattolico rispettoso interprete dei valori cristiani; ci sono alcuni che li vorrebbero addirittura assenti dalla gestione della società come gruppo organizzato: una sorta di serbatoio dal quale attingere voti; non mancano coloro che valutano la presenza dei cattolici nella politica italiana come una sorta di maledizione. Per di più, all’interno dello stesso movimento cattolico sussistono, oggi come allora, due anime: una solidaristica e popolare, l’altra liberal-democratica e conservatrice. Di qui è nata la stessa difficoltà interna della Democrazia Cristiana del dopoguerra, che si poneva come partito interclassista con il compito di sostituire alla lotta di classe il confronto dialettico fra le diverse esigenze ed i molteplici progetti di società.

Con tutti questi problemi avevano dovuto fare i conti anche don Luigi Sturzo ed i primi popolarti allorché presero atto che era tanto inopportuna quanto antistorica la scelta di delegare ad altre forze, solo marginalmente espressioni della concezione cristiana della vita, la rappresentanza di un ‘ampia fascia della società italiana.

Pierangelo Coltelli, nel 1972, ha prestato attenzione proprio a queste dinamiche e, soprattutto, le ha verificate nell’ambito della micro-societa lunigianese e provinciale. Partendo dai primi gruppi cattolici organizzati (dal Circolo ‘S. Ceccardo “di Carrara al tentativo di costituire a Massa una Cassa Rurale), Coltelli, approntando la sua tesi di laurea – sostenuta brillantemente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Genova (suoi relatori furono prof. Antonio Gibelli, Salvatore Rotta e Claudio Costantini) — ha ricercato come e perché a Massa Carrara nacque, nel 1919, il Partito Popolare Italiano. Ha analizzato documenti, ha realizzalo Interviste ad alcuni dei protagonisti di quell’esperienza per molti aspetti esaltante, ha tracciato uno spaccato economico-sociale e politico di un territorio che già alla fine del secolo scorso, con i moti anarchici, era balzato all’attenzione della cronaca. Una ricerca non facile, che oggi riproponiamo ai nostri lettori e che ci piace offrire al nostro pubblico anche per il ruolo significativo che da essa traspare per il nostro settimanale. Allora ‘Il  Corriere Apuano “era ancora giovincello, ma non era solito nascondersi dietro silenzi di comodo né sfuggire alla vivacità della polemica politica, nell’intento di proporre, a livello locale e non solo tale, la propria visione della società ed i valori che ne determinavano, allora come oggi, la linea.

Oggi, settantacinque anni dopo, trascorsi gli anni drammatici del secondo conflitto mondiale e quelli oscuri della dittatura, vissuta l’epoca della ‘Prima Repubblica’,’ ‘Il Corriere Apuano” inaugura questa iniziativa dei “Quaderni’,’ senza pretese di assoluta veridicità, ma con la convinzione di poter ancora una volta offrire alla gente di Lunigiana un ‘occasione di confronto, attraverso la ricerca delle proprie origini e della propria storia.

A Pierangelo Coltelli, che ringraziamo per la disponibilità con la quale ci ha offerto gli esiti del suo lavoro per la pubblicazione, abbiamo chiesto di ridurre ad estrema sintesi la parte introduttiva, relativa alle vicende nazionali del movimento cattolico e del Partito Popolare, che nella stesura originaria occupava ben più ampio spazio. A noi, di quel lavoro, interessano molto di più l’analisi e la riflessione sul dato locale, anche perché inediti documenti di un passato che ci appartiene.

Giulio Armanini, Presentazione al volume