
Pietro è nato nel 1897 in una famiglia poverissima, non possedevano terre da lavorare e il padre rimediava il pasto andando a lavorare a giornata presso i compaesani.
Pietro era di fisico minuto, magrolino e piuttosto basso di statura, non poteva procurarsi da vivere con lavori faticosi, riusciva a rimediare una minestra oppure una fetta di torta d’erbi aiutando con lavoretti le donne rimaste sole, il marito lontano, migrante, per guadagnare qualche soldo oppure vedove con figli da allevare. Il sorriso perennemente presente, un saluto pronto per tutti, sapeva farsi amare ed apprezzare.
Sfruttando il fatto che Torrano era ancora ben popolato e non c’erano mezzi motorizzati – sarebbero arrivati solo all’inizio degli anni ’60 – Pietrin, come affettuosamente veniva chiamato, offriva i propri servizi recandosi a piedi tutti i giorni in città e chi aveva qualche uovo, una ricotta o una forma di formaggio da vendere oppure una lettera da spedire poteva affidarsi a lui con fiducia. Pietrin avrebbe eseguito con attenzione le incombenze, al ritorno più carico di quando era partito e con il consueto sorriso sulle labbra veniva omaggiato con un bicchiere di vino ed un piatto di minestrone.
Col tempo la situazione cambia, viene meno per i compaesani la necessità di ricorrere ai suoi servizi, ma per sua fortuna a Pietrin viene assegnato un posto all’Ospizio di Pontremoli.
E’ morto nel 1981, gli ultimi anni della sua vita trascorsi nella casa di riposo furono forse i più felici, certamente i più sereni.
Anche durante il soggiorno nell’Ospizio Pietrin trovò il modo di rendersi utile; spesso lo si incontrava per le vie della città – con il solito sorriso sulle labbra e la mano tesa con il palmo verso l’alto a fare ciao in segna di saluto – mentre andava a raccogliere quanto i negozianti o i banchi del mercato potevano donare e tornare utile ai suoi compagni di soggiorno.