99 ANNI FA IL NAUFRAGIO DEL “PRINCIPESSA MAFALDA”

Un altro drammatico naufragio di una nave mercantile italiana e dal bilancio di perdite umane ancora più drammatico è stato l’affondamento del transatlantico “Principessa Mafalda” il 25 ottobre 1927 davanti alle coste del Brasile.

Costruito nei cantieri di Riva Trigoso e varato il 22 ottobre 1908, aveva rappresentato per quasi vent’anni il mezzo verso quella speranza alla quale migliaia di italiani avevano scelto di guardare, incamminandosi forzatamente lungo la via dell’emigrazione verso il Sud America. Oltre ai circa 300 componenti l’equipaggio poteva infatti imbarcare quasi 1300 passeggeri, i tre quarti nella terza classe destinata agli emigranti.

Quello iniziato l’11 ottobre di novantanove anni fa da Genova sarebbe stato comunque l’ultimo viaggio, al termine del quale la nave era destinata alla demolizione: nonostante al momento dell’entrata in servizio fosse all’avanguardia e considerata una delle navi della Marina Mercantile di cui andare fieri, era ormai considerato superato e poco sicuro anche a causa della scarsa manutenzione come evidenziato da numerosi problemi che si manifestarono anche nelle prime ore di quell’ultima traversata.

Nel pomeriggio del 25 ottobre 1927, ottanta miglia al largo delle coste brasiliane, una fortissima scossa fu avvertita dal personale di bordo e dai passeggeri: l’albero dell’elica sinistra si era sfilato e questa, nel suo moto rotatorio fuori controllo aveva provocato un grande squarcio nello scafo con conseguente allagamento della sala macchine e della stiva. II segnale di soccorso venne raccolto da altri transatlantici che si trovavano nelle vicinanze: arrivati sul posto calarono le scialuppe raccogliendo il maggior numero possibile di naufraghi mentre parte delle lance di salvataggio del Principessa Mafalda erano inutilizzabili vista la forte inclinazione della stessa.

L’oscurità rese ancora più concitata quella fase e alla fine il bilancio fu drammatico: nonostante si fossero messi in salvo circa 900 passeggeri, le vittime furono molte centinaia. Tra queste anche il lunigianese Terenzio Figaroli, della importante famiglia di Chioso di Rossano; ufficiale medico con una lunga carriera soprattutto a bordo di quella nave, rimase fino all’ultimo ad assistere quanti non poterono essere salvati e morì nel naufragio, meritando la Medaglia d’Argento al Valor di Marina.

Avvenuta a 15 anni di distanza dal naufragio del Titanic, la tragedia del Principessa Mafalda divenne un caso mondiale, ma venne minimizzato in Italia: il fascismo non poteva divulgare i veri motivi di un affondamento che per incuria e mancati controlli aveva provocato non solo la perdita di una delle navi che era stata di maggior prestigio della Marina Italiana, ma soprattutto la perdita di centinaia di vite. Così il regime inondò le redazioni dei giornali con comunicati che mettevano in risalto gli atti di eroismo del personale di bordo, imputando l’ac-caduto alla fatalità e omettendo ogni particolare sulle condizioni della nave e sulle responsabilità dell’armatore e delle autorità italiane.

Paolo Bissoli, 99 anni fa il naufragio della “Principessa Mafalda”, in Il Corriere Apuano, 25 luglio 2026.