La frazione di S. Rocco, la sera del 3 luglio, viene occupata improvvisamente da una grossa formazione tedesca. Il comando, con l’abituale prepotenza, è andato ad insediarsi nella canonica, ove si tratterrà per più giorni. In seguito andrà a occupare i più comodi e vasti locali della casa Bertocchi. E’ chiaro che i tedeschi, durante la sosta nel guinadese non sono tranquilli. Ben sanno di trovarsi fra gente impaurita ma quanto mai ostile e pronta e capacissima di tramare, con i partigiani poco distanti, sorprese non troppo gradite. Comunque, sono le donne, restate sul posto, ad affrontare ogni violenza e ogni pericolo, mentre gli uomini, avvertiti a tempo, sono corsi fin dalla notte del 2 luglio, a cercare rifugio, alla stregua di novelli trogloditi, entro umide e oscure caverne, lungo il corso del Verde o a ricoverarsi in piccole capanne, allestite alla meglio, nelle macchie del Marginello.
Bonaventuta Bardotti ┼ 7 luglio 1944 Giovane ambulante di Mulazzo, rinvenuto crivellato di colpi d’arma da fuoco, nel folto di una zona selvosa, fiancheggiante uno dei tanti sentieri che, dall’alta valle del Verde, porta nel borgotarese. Vittima innocente anch’egli di uno stato di cose, che, se tempestivamente e umanamente evitate, avrebbero potuto salvare l’Italia da infiniti lutti, da immani rovine.
Giuseppe Donini (La Costa di Navola) ┼ 7 luglio 1944 Giuseppe Donini è un povero vecchio di Cadugo, quasi ottantenne che, beato e tranquillo se ne sta, il mattino del 7 luglio, sull’uscio di casa a custodia di una nipotina di pochi mesi. Il campanile poco distante ha appena scoccato le dieci. Ad un tratto il vecchio si scuote e volto all’interno del casolare invita la figlia, intenta ai lavori domestici, a custodire la piccola. – Devo recarmi alla Costa – esclama – fa attenzione alla bimba. – E perché non la portate con voi? Ho tanto da fare….. – Non mi sento stamane, sono stanco. Poi, con tutti questi tedeschi in giro; non si sa mai….- Fate come volete – risponde la figlia – ma tornate presto, mi raccomando. Il vecchio vezzeggia, bacia la nipotina e se ne va con il suo passo lento e stanco. Non farà più ritorno! Mentre sta per avvicinarsi alla Costa di Navola, viene investito da violenti scariche di mitra. E’ sul terreno stecchito. Dall’alto di un dirupo, poco distante, un gruppo di tedeschi, tranquillamente seduto sull’erba, se ne sta ridacchiando a contemplare con odioso cinismo l’effetto pauroso della propria malvagità.
Due madri
I tedeschi, allo scopo di dominare un vastissimo tratto della vallata del Verde, hanno postato da alcuni giorni una mitragliatrice sul campanile della chiesa di San Lorenzo. Sapendo che gli uomini delle frazioni vicine, si sono rifugiati nelle zone selvose più remote e che non poche donne, corrono nottetempo a portare cibo, soccorso e notizie ai fuggiaschi, esigono che nessun popolano, sia di giorno che di notte circoli per la campagna, senza una loro autorizzazione scritta.
Del Nevo Maria Luigia in Marioni, di San Rocco, già avanti negli anni e madre di un partigiano, non intende adattarsi alle dure esigenze del tedesco, e, forte del suo diritto, il mattino dell’11 luglio, come i tanti precedenti, si munisce del solito quantitativo di cibo, incamminandosi risolutamente lungo un aspro canalone per raggiungere una ben nota località elevata, nei pressi della quale, trovasi nascosto da alcuni giorni il suo ragazzo. Ha quasi raggiunto la cima, quando, scorta da un tedesco di guardia sul campanile, viene presa di mira e mortalmente ferita. Una pallottola le ha trapassato il cranio da tempia a tempia. Vittima del suo stesso sviscerato amore di madre.
Il 16 luglio, di buon mattino, durante una delle solite esplorazioni di sicurezza, una delle tante pattuglie tedesche si imbatte, casualmente, in una povera donna, che, impressionatissima si da alla fuga. Rincorsa e fermata dopo un centinaio di metri, viene trovata in possesso di un biglietto, il cui contenuto è tanto chiaro quanto compromettente. “Consegnare alla latrice – portava scritto a lapis il rettangolino di carta – il solito quantitativo di pane. Grazie. Il Comandante della formazione X”. Più che sufficiente per finire dritta all’altro mondo. Alle domande ed alle minacce dei tedeschi, l’incauta, non del tutto in possesso delle sue facoltà mentali, ma fortunatamente in grado di comprendere la tragicità del momento, cerca schermirsi, tergiversare, salvarsi e nello stesso tempo salvare, ma i tedeschi non vogliono sentire storie: esigono sapere sull’istante a chi era diretto il biglietto. L’intimazione del comandante della pattuglia è secca e categorica. – Voi parlare o Voi caput! La donna vinta dal terrore confessa. – Il pane per i partigiani – mormora con un filo di voce – andavo a ritirarlo alla cooperativa. Via di corsa, tedeschi e catturata, all’unico spaccio del paese. L’angusto locale adibito a cooperativa viene gettato a soqquadro . La titolare Aurelia Marioni di anni 33, salita un istante al piano superiore dello stabile, per la cura di un piccolo lattante, all’improvviso baccano si precipita nel negozio, spaventatissima. Investita violentemente dai tedeschi, che a prova di colpa le pongono sotto gli occhi il biglietto e impressionata dalle dichiarazioni della stessa fermata, che intende allontanarsi più che mai da ogni e qualsiasi pericolo, crolla di schianto, confessando esplicitamente che da lungo tempo, parte del pane destinato alla popolazione, veniva requisito e ritirato, per mezzo di terzi, dalle formazioni partigiane. Verità franca, inoppugnabile, ma nel momento, di gravità mortale. I tedeschi prelevano ipso facto la Marioni, trasferendola sollecitamente presso il vicino comando (casa Bertocchi). Le ragioni della giovane sposa non servono a nulla. Il comando, senza tentennamenti, ha stabilito la sua immediata esecuzione. La donna, seppure disperata, non si da per vinta. I due tedeschi che stanno traducendola verso uno spiazzo fuori dall’abitato, già in parte occupato dal plotone di esecuzione, vengono sorpresi da un improvviso e impreveduto suo scatto. La donna, cogliendo un fortunato istante, nel breve percorso di un porticato quasi buio, fatto un fulmineo scarto da un lato, si da alla fuga. I tedeschi la inseguono di corsa, ma, giunti a una secca e improvvisa curva del portico, anziché seguire la direttiva della fuggiasca, si precipitano, per errore, dalla parte opposta. E’ la salvezza perché i tedeschi che la inseguono, brandendo le armi, sono pronti e decisissimi a fulminarla, anche a distanza. La misera, pur pazza di paura, ha la fortuna di imbattersi, lungo la precipitosa fuga, in un grosso cumulo di legna, entro il quale, va ad insinuarsi con sforzi inauditi ‘ il più profondamente possibile. Uscirà dal fortunosissimo rifugio, solamente tre giorni dopo. Il comando tedesco, per reazione, impartisce l’ordine categorico di catturare immediatamente i familiari o in mancanza degli stessi i parenti più prossimi della fuggiasca. Sono così una sorella e tre nipoti della Marioni, che vengono tratte in ostaggio e che, a detta dei tedeschi, verranno passate per le armi, se entro dieci ore la congiunta non si presenterà. Ore veramente tragiche per le povere donne in ostaggio. Ma anche qui, don Pier Luigi Enoizi, casualmente sul posto, interviene presso i tedeschi con tanta passione e tanta abilità da convincerli a lasciare in libertà le quattro infelici, garantendo, da parte sua, di porsi alla ricerca della Marioni e ricondurla il giorno dopo al comando. Le donne, raggianti, tornano la sera stessa alla loro casa, mentre il buon sacerdote, col favore della notte, correrà per i boschi alla ricerca della….sua salvezza. L’indomani, di buon mattino, una cugina della Marioni si presenta coraggiosamente al comando tedesco, stringendo tra le braccia un bimbo piangente. – Questo è il figlio di quella poveretta….- dice al comandante – ha pianto tutta la notte; forse più che per la mancanza della mamma, per la fame! Miracolo! l’Ufficiale si commuove a tal punto, da chiedere l’immediato intervento di una nutrice, alla quale sarà affidato il piccolo a spese del comando. Tra tanto cupo, agghiacciante grigiore, sta scaturendo un raggio di sole, un impercettibile ma chiaro segno di umanità. Povero, grande e infelice mondo, con quanta semplicità e con quanta facilità, ti sarebbe possibile tramutare tanti dei tuoi voluti e cercati malanni in dolci periodi di sano progresso, di fratellanza, di bontà. Per due giorni e due notti, tutta la popolazione, tedeschi compresi, si da alla ricerca dell’infelice che, strano fatto sembra essersi volatilizzata. La misera, invece, oppressa dal peso della legna, dalla fame e oltretutto dalla sete, sta soffrendo da morire. Al quarto giorno, i rastrellatori, ormai convinti che la donna sia riuscita a rifugiarsi verso le più alte montagne, dopo aver vezzeggiato il piccolo pupillo, tornato fresco e raggiante, fanno ritorno al comando di Pontremoli.
Dopo un’ora circa dalla partenza dei tedeschi, la povera madre, ferita al viso, alle braccia e alle mani, rinfrancata dal silenzio, tornato a dominare, come sempre, nella vasta zona, riesce, con estrema fatica e affanno, a liberarsi dal viluppo dei tronchi di legno e uscire all’aperto. Pochissimi passi più che mai incerti, ed è a terra svenuta. Sono le ore 16 del 19 luglio 1944. Prima a dare l’allarme a tutto il paese è una dodicenne di transito casualmente sul posto. Gli accorsi, tra i quali il marito, che credeva la sposa massacrata nascostamente dai tedeschi, s’adoperano in mille modi per farla rinvenire. – Mio figlio…..i tedeschi…- sono le prime parole della sventurata. – I tedeschi se ne sono andati – la rincuora con gli altri il marito – e Pietrino è qui, sano e salvo. Abbracci, baci convulsi e pianto dirotto; è piano di gioia, di consolazione.
Tratto da Pagine Pontremolesi – Lotta di Liberazione di Mino Tassi, Tip. Artigianelli