E’ dal 20 febbraio 1945 che i bombardieri alleati puntano decisamente sulla zona di Mignegno. Senza dubbio qualcosa di risolutivo deve essere stato progettato dalla vigilante e attentissima aviazione alleata se da questo momento Mignegno e l’adiacente strada nazionale, diverranno diuturni bersagli dei suoi attacchi.
Mignegno non avrà più un giorno di respiro. Solamente dopo il 27 aprile 1945, tutta la zona circostante il piccolo sobborgo pontremolese, addirittura “bruciata” dai bombardamenti e dai mitragliamenti di ogni giorno e di ogni ora, ritroverà la sua pace e la sua abituale serenità. Pace e tranquillità riconquistata a ben caro prezzo, perché, per oltre due lunghi, interminabili mesi, sia da terra che dal cielo, su tutta Mignegno si scatenerà l’inferno.
Il giorno 21 febbraio gli attacchi su Mignegno riprendono con accanimento. Per ben quattro volte nella stessa giornata i pochi abitanti restati in paese debbono correre ai rifugi.
Il 22 febbraio Mignegno è ancora in allarme. Due bombardieri restano sulla zona per oltre mezz’ora, sganciando alcune bombe che vanno ad esplodere lungo il fiume Magra e lungo i campi costeggianti la strada della Cisa.
Il 4 marzo bombardieri alleati attaccano ripetutamente con sventagliate di mitraglia tutta la zona del pontremolese ed in modo particolare la località di Mignegno e le sue adiacenze.
Il 9 marzo Mignegno viene ancora sottoposta a duro bombardamento aereo
Anche lungo le giornate dell’11, del 12 e del 13 marzo, Mignegno e le sue adiacenze vengono furiosamente bombardate.
Il mattino presto del 19 aprile un nugolo di bombardieri si orienta sulla vallata del Magra. le zone prese di mira sono il piano di Mignegno, Porta Parma e tutto Viale dei Mille fino alla stazione ferroviaria. Per ben cinque ore la popolazione se ne sta rintanata nei vari rifugi della città.
24 aprile: con le prime ore del mattino ecco il primo allarme e l’irrompente ondata di bombardieri. Strano fatto: sembra una giornata di esercitazioni aeree in tempo di pace. Gli aerei, numerosissimi, sfrecciano in alto, rombanti e minacciosi dal Passo della Cisa alla SS. Annunziata, dal monte Burello all’Orsaio, senza lanciare una bomba, senza una scarica di mitraglia. Si subisce l’impressione che non si tratti d’altro che di una conclusiva messa a punto per l’attacco definitivo.
La notte del 25, più che di un bombardamento, si è trattato di furioso e possente mitragliamento e spezzonamento della grande arteria appenninica. Costituirà, senza dubbio, una specie di prova generale per il pauroso massacro che l’aviazione alleata compirà lungo i venti chilometri della stessa strada la notte del 26.
Mino Tassi, Pagine Pontremolesi, Tip. Artigianelli, 1974