
Tra i castagni, poco fuori Succisa Villavecchia, un cippo ricorda i tre partigiani che il 15 marzo di ottant’anni fa diedero la vita per difendere la ritirata del grosso del battaglione “Picelli”, caduto nella imboscata tesa dai militi della “XMas”.
La formazione si era mossa il giorno precedente dalla zona di Cervara per raggiungere il Lago Santo su ordine della XII brigata Garibaldi di Parma. Il buio proteggeva il cammino e Succisa era la prima sosta dove riposare e attendere la sera per proseguire.

Una giovane donna del paese, visti i partigiani, avvisò la XMas di stanza a Pontremoli e in fretta i militi raggiunsero e circondarono la zona. La trentina di patrioti non avevano scampo e il “Picelli”, fra le prime formazioni di tutto il nostro Appennino, avrebbe cessato di esistere.
Il comandante, Fermo Ognibene, decise di sacrificarsi per salvare gli altri. Piazzata una mitragliatrice alla base di un grosso castagno, affiancato da Remo Moscatelli di Teglia e dal sardo Isidoro Frigau, riuscì a resistere pochi minuti ma sufficienti perché il resto della formazione si potesse mettere in salvo.
Altri due partigiani erano stati feriti: li curò il parroco, don Quinto Barbieri aiutato da alcune donne. Il sacerdote in seguito venne picchiato, portando i segni della violenza per tutta la vita.
Paolo Bissoli, Il Corriere Apuano, marzo 2024