AD ARZELATO STA SORGENDO IL PIU’ BELL’ ALBERGO DELLA LUNIGIANA

Foto tratta dalla pagina Facebook Vecchia Puntremal e Lunigiana

Talvolta si parla delle possibilità di uno sviluppo turistico nella nostra bella Lunigiana (ne abbiamo parlato a lungo anche noi, su questo settimanale) e tutti concordiamo nel dire che, fra i presupposti di base per tale sviluppo occorre creare una buona recettività alberghiera, con buona e moderna attrezzatura. E bisogna aggiungere che questa è davvero una sentita necessità perché – almeno quanto attiene all’Alta Lunigiana – i buoni alberghi sono pochi e piccoli.

Ma questa premessa la facciamo solo per arrivare a dire che si sta attuando ad Arzelato (una delle più belle località delle nostre montagne) una realizzazione che è veramente esemplare sotto l’aspetto che andiamo trattando: vogliamo dire che proprio su quell’alta cima che sovrasta Pontremoli (900 metri circa) sta sorgendo un magnifico albergo che non ha nulla da invidiare a quelli più belli dei più rinomati luoghi di villeggiatura.

L’iniziativa è dovuta al coraggio (è il caso di sottolineare questa parola) e al grande amore che porta al suo paese natale del sig. Giumelli Nereo, un autentico arzelatese che oggi è ben conosciuto in zona per la sua attività professionale.

Egli ha voluto creare ad Arzelato una magnifica costruzione che dovrà richiamare lassù non pochi turisti e quanti amano solitudine, bei panorami, l’ospitalità della gente e la salubrità del luogo.

Ci siamo stati recentemente con una comitiva di amici ed occorre dire che siamo restati sbalorditi. Tutto è stato fatto in grande, con larghezza di vedute e con cura meticolosa di ogni particolare.

L’albergo si presenta come una grande prora di nave, protesa sopra una delle più belle visioni della nostra verde Lunigiana. E le tre belle terrazze che si affacciano, una sull’altra, sopra questo panorama richiamano davvero l’idea della tolda della nave con i suoi vari ponti.

Ma la grandiosità dell’architettura e la preziosità dell’arredamento, si vedono dentro, quando varchi la soglia della grande hall, o della sala da pranzo, o del terrazzo coperto. Un qualcosa di gradevole e confortevole ti prende, nell’ammirare il sapiente accostamento del rustico – in carattere con questi monti e questi paesi – alla più confortevole funzionalità. E tutto curato con gusto, con perizia, senza economia. Un particolare: le finestre sono tutte ampie vetrate in alluminio e doppi vetri (quest’accorgimento sarà particolarmente apprezzabile nell’inverno) ma aggraziate da sapienti modanature in pietra del posto e mattoni.

Per i buongustai e gli amanti dei vini locali diremo della grande cucina, con un maestoso girarrosto: il tutto in bella vista per un’opportuna stuzzicatura all’appetito, oltre a una riservata e discreta cantinetta rustica, dove sarà possibile gustare il vinello frizzante dei nostri colli, spillato direttamente dalle bollicina, che saranno messe lì appositamente per la sete dei buongustai.

Ma l’albergo non è, evidentemente, soltanto cucina o cantina o sala da pranzo. E allora ecco sopra i tre piani, diciamo così di servizio, altri quattro piani con le camere dei clienti.

Anche qui il lavoro è stato curato in ogni particolare. Camere ampie, con bella vista in ogni angolo, con tutti i confort che le esigenze di oggi richiedono. In tutto credo che siano una quarantina.

Per il riscaldamento ci sono due impianti a nafta e poi tutti i servizi al gran completo, dall’ascensore al telefono interno.

L’edificio, o meglio il complesso, si presenta come una specie di castello moderno, ma che arieggia e richiama l’antico peer la profusione dell’arenaria e per la singolare sagomatura della costruzione.

E così lo vedi appollaiato sul cocuzzolo, circondato, quasi sorretto dal gran verde dei castagni che quassù continuano ancora a prosperare, che si erge maestoso tra il vecchio e poderoso campanile di Arzelato, che ha sfidato secoli e bufere, e la svelta antenna rosso-argento della ripetitrice TV che poco lontano svetta su un altro poggio.

E tre buone strade ( il costruttore ne sta foderando di “piagne” – le umili, antiche piagne dei nostri casolari – i muri di sostegno per meglio rifinire e ambientare tutto) ti consentono, appena lasciata la provinciale Arzelato – Zeri, di portarti a quel piano dell’albergo che più di aggrada, magari anche solo per andare alla cantina e berti un bicchiere del “buono”!

A proposito di strade: ci auguriamo che l’Amministrazione Provinciale dia una buona sistemazione a questa strada che è certamente una delle più belle strade panoramica dell’Alta Lunigiana. L’altra è quella che parte da Bagnone, e per Mochignano, Treschietto, Vico e Corlaga, ti riporta a Bagnone: ma quella è tutta bella asfaltata e il percorrerla è davvero un riposo e un conforto.

Mentre questa che tocca un crinale di monti meravigliosi e che da Pontremoli ti porta a Zeri, per ricondurti a Pontremoli, attende in buona parte di essere asfaltata e sistemata. Pareva, per la verità, che la cosa fosse prossima a realizzarsi: si parlava di un buon finanziamento già concesso o quasi, e poi non se ne è più parlato.

Se ci è consentito di spendere una parola per questo, vogliamo pregare l’avv. Malatesta che sappiamo innamorato della sua e della nostra Lunigiana di voler dare una mano a sbloccare la faccenda e cominciare ad asfaltare intanto, la strada fino a Arzelato, non fosse altro per premiare la laboriosità e l’intraprendenza degli abitanti di quelle frazioni, che sono veramente fra i più attivi e dinamici figli della nostra terra, il sig. Giumelli compreso.

Ecco: ci pareva buona cosa segnalare il gesto coraggioso di questo bravo pontremolese che, da solo e con tenacia ha voluto creare un’iniziativa che, in seguito, potrà creare una buona premessa per quel tal sviluppo turistico di cui andavamo parlando.

E se ci consentite una postilla, aggiungeremo che le nostre Autorità, peraltro benemerite per tante realizzazioni attuate dal ’45 in poi, dovrebbero incoraggiare queste iniziative private col facilitare loro le pratiche necessarie e la possibilità di accedere alle provvidenze di legge, in questo particolare settore, che troppo spesso rimangono sulla carta e non arrivano dove invece dovrebbero arrivare.

Il Corriere Apuano, 6 agosto 1966