AL VENTO DEL NORD *

di Laura SEGHETTINI

“Ero uscita da poco tempo dal carcere di Massa, giurando che non ci sarei più tornata”. Non è agiografia e neppure biografia. E’ il racconto di Laura, atteso con affetto e speranza per sessantun anni. Sono i ricordi in prima persona, scarni e senza aggettivi, che proprio per questo conservano e e comunicano una viva e affascinante freschezza immediata, di una piccola, coraggiosa, drammatica storia di una stupenda ragazza di paese alla periferia del mondo che incrocia e si incastra in quella grande e sanguinosa che ci ha liberato, ridandoci democrazia e dignità.

Il libro è fresco di stampa, appena arrivato sugli scaffali: ” Laura Seghettini: Al vento del Nord – una donna nella lotta di liberazione” è il titolo, Carocci Roma l’editore che lo sta diffondendo a livello nazionale.

il racconto inizia a Pontremoli, al momento della scelta della via dei monti, quando Laura ha 22 anni, ma alle sue spalle ha già straordinarie esperienze dure di vita familiare, sociale, politica, lavorativa, di emigrazione in Libia dove ha avuto la ventura di conoscere un volto più vero del fascismo, ignoto in patria perché nascosto da una spessa crosta di retorica, di indottrinamento e di paura. 

E’ fondamentale conoscere gli antefatti, sintetizzati da Paolo Bissoli, nella postfazione (una scelta editoriale non del tutto comprensibile), se si vuole capire perché Laura abbia trovato la forza, che nessuna delle sue coetanee ha saputo esprimere, di salire sui monti, sfidando pregiudizi e giudizi grevi, ingenerosi e del tutto gratuiti del mondo anche più pruriginoso che benpensante che stanziava e vegetava a valle. Giudizi cuciti addosso per anni a venire, pur senza alcuna conoscenza dei fatti sui quali i protagonisti e i responsabili locali e nazionali hanno preferito tacere la verità o nasconderla per inconfessabile o furbesco opportunismo politico. In particolare il “caso Facio”, che ha segnato così crudamente la storia di Laura. C’è un biglietto indirizzato alla mamma dal comandante partigiano calabrese prima d’essere assassinato : non si può leggere senza intima commozione e fa finalmente giustizia delle tante idiozie trinciate dai benpensanti di cui sopra: “Mamma cara, accogli Laura, mia moglie. E’ stata con me nella lotta e le ho voluto molto bene…….Voglio molto bene a Lura, mamma. Spero che stia sempre con te. Ti parlerà di me. E sarai contenta. ” Un pudore d’altri tempi. Un amore che ancora si legge nei piccoli bouquets d fiori di campo che ornano sempre la lapide di Dante Castellucci nel cimitero monumentale. 

Sessant’anni di silenzio, nonostante le insistenze degli amici, o, più spesso dei curiosi. Solo con qualche ragazzina impegnata in piccole ricerche scolastiche sulle storie locali di Resistenza, Laura, sempre più inseparabile dalla sua Stella, si abbandonava a qualche confidenza, nella consapevolezza di essere maggiormente compresa da chi viveva gli anni puliti dell’adolescenza che lei non aveva goduto.

E finalmente ha trovato un’amica discreta che ne ha vinto la resistenza e ne ha raccolto le confidenze custodendole in computer per sei anni. Un’amica che ha resistito alla facile tentazione di ricavarne un fumettone popolare o di farne una bandiera giustizialista contro le ottusità di coloro che della verità hanno avuto qualche motivo per nutrire sospetto o paura. Caterina Rapetti ha rispettato il racconto doloroso, macerato e interiorizzato di Laura finalmente riconciliata con i tanti interrogativi senza risposta della sua storia, senza interferenze e manomissioni, limitandosi alla funzione di curatrice dei preziosi frammenti  di memoria di una donna straordinaria. La rievocazione termina, “nonostante le ripetute sollecitazioni a riprendere la narrazione”, con la sfilata per le vie di Parma libera e una foto che ritrae Laura Seghettini, con i lunghi capelli al vento, unica donna a fianco dei comandanti partigiani. Ma un’altra foto non poteva mancare: quella che fissa il volto commosso dell’antica ragazza pontremolese, gli occhi socchiusi, tra le mani dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che l’aveva ricevuta al Quirinale dopo il conferimento dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica. Una lunga carezza affettuosa che vuole essere anche la nostra e quella, colpevolmente tardiva, di tutta Pontremoli.

Brava Laura. Grazie per la tua giovinezza donata, grazie per il silenzio sofferto di sessanta anni, grazie per la testimonianza serena di oggi.

Antonio Zanni, il Corriere Apuano, 9.9.2006