ALDO CORCHIA: E’ MORTO UN POETA


Mi è sempre piaciuto chiamarlo professore per ricordare gli anni delle medie a Pontremoli in cui è stato mio professore di lettere, piuttosto che preside, incarico che ha ricoperto negli ultimi anni presso la Scuola Media Alfieri di Massa fino alla pensione.

Uomo profondamente colto, si è distinto in ambedue le mansioni sempre tenendo in massima considerazione il fatto che doveva forgiare uomini, ciascuno con le proprie doti e caratteristiche diverse. E’ stato presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Pontremoli, dirigente della locale sezione dell’UCIIM, membro del Consiglio Pastorale della Parrocchia di San Pio X a Massa e ministro straordinario dell’Eucarestia anzi il primo ministro dell’Eucarestia della parrocchia. Era affezionatissimo al suo parroco, don Alvaro Giannetti, cui dava consigli con umiltà e a cui faceva riferimento e ricorreva per aiuto spirituale e a Padre Achille, suo consigliere spirituale.

I cardini della sua vita sono stati la famiglia e la fede.

La famiglia: un grande amore per la sposa Albina prematuramente scomparsa per un male incurabile nel 1970, ma sempre presente nei suoi pensieri e nei suoi ricordi e per i suoi figli che sentiva assai vicini anche nelle sofferenze degli ultimi anni. Con quanta ansietà attendeva i figli lontani o che potevano fargli visita e con quanto affetto attendeva ogni giorno la sua Lucia preoccupato se non era puntualissima e con quanto amore ricordava i nipoti.

La fede: è stata per lui militanza attiva negli anni della buona salute (ricordava sempre con tanto affetto l’ultimo vescovo di Pontremoli, Mons. Giuseppe Fenocchio, Don Marco Mori, ecc) ed è stata partecipazione anche sofferta negli anni della malattia (i parrocchiani di San Pio X lo ricordano nella sua carrozzina, alla sinistra dell’altare, sofferente ma con le mani giunte mentre don Alvaro gli portava l’Eucarestia).

Per quanto riguarda l'”arte di fare poesie” ha sempre teso a sottolineare che tutte le sue poesie contengono elementi dottrinali di insegnamento teologico e che nell’insieme ne sono un vero e proprio trattato, coerente con gli insegnamenti del magistero ecclesiastico, tese a suscitare nei lettori il desiderio di approfondimento dei grandi misteri e temi che la Chiesa propone nei vari periodi dell’anno, soprattutto quelli dei periodi del Santo Natale e della S. Pasqua. Nella sua poesia è presente inoltre l’amore della natura, sia che parli delle grandi distese di verde delle sue valli sia che parli della chiesina della Cisa o dello sbocciare dei fiori del ciliegio o del garrire delle rondini o di una passeggiata con i suoi cari amici sul Valoria o delle fresche acque del Borella o di una giornata al Groppo del Vescovo o della siesta all’ombra dei pioppi in un “meriggio di fine luglio”.

Un amore della natura che è un tutt’uno con l’amore della sua valle di Gravagna a cui il suo pensiero costantemente andava ricordando la sua fanciullezza, i suoi studi umanistici presso l’Università Cattolica, i suoi vecchi e quelli del paese, la sua cara Albina. Il suo pensiero grato andava frequentemente al fratello Quinto, alla moglie ed alle due figlie, la cui cura ed assistenza amorevoli hanno consentito i suoi ultimi soggiorni estivi al paese.

La sua ultima poesia “Padre Lino” del 18 aprile scorso, scritta di pugno dalla preziosa Maria, gli è stata suggerita dalla rilettura di un libro del 1934 sul Frate di Parma, morto in odore di santità, attualmente in corso di beatificazione, che egli aveva sentito nominare nella sua giovinezza a Gravagna. Il libro aveva provocato in lui antichi ricordi ed egli sentiva il bisogno con questa sua poesia di rinnovare la fama del frate, che secondo lui, non doveva essere dimenticato.

Caro professore, Lei ci ha lasciato al mattino di questo sabato in punta di piedi, ma da tempo era pronto per l’incontro con Dio. Quanti lo hanno conosciuto, in particolare i parrocchiani di San Pio X e don Alvaro, che sempre hanno apprezzato la sua umanità, non dimenticheranno il suo esempio e i suoi insegnamenti.

Eugenio Nadotti, Il Corriere Apuano