ALLUVIONE 25 OTTOBRE: AL BOSCO DI ROSSANO LA POPOLAZIONE RIFIUTA L’EVACUAZIONE


Allo speciale sull’alluvione trasmesso da RAI 1 nella notte del 6 novembre, la signora Lorenzelli parla con tono pacato e amaro tra le devastazioni del suo Bosco di Rossano, borgo confinato all’imbuto di una valle, verrebbe a dire del tutto sconosciuto ai lunigianesi che non abitino nello zerasco e d’intorni. Un’analisi impietosa: torrenti esplosi, smottamenti, montagna spopolata, bosco incolto, il paese isolato, una gran paura, “ci hanno chiesto di andarcene e ci siamo rifiutati”, “comportiamoci con maggior rispetto alla natura, senza pretendere di imbrigliarla”. Cita un proverbio: cento anni, cento mesi, l’acqua si riprende i suoi paesi. I conduttori in studio sono ammirati: bisognerebbe conferirle la laurea ad honorem in geologia.

A Zeri, frane, smottamenti e dissesto hanno riguardato segnatamente le strade provinciali n. 37 (Pontremoli – Noce – Coloretta) e n. 36 (Pontremoli – Arzelato – Rossano), situazione più volte denunciata all’ente di competenza, oggetto di frequenti polemiche politico amministrative: ad una gestione non adeguata delle stesse da parte della provincia è stato attribuito dagli abitanti di Zeri un forte danno economico e turistico.

Con particolare violenza il maltempo si è accanito contro la parte di territorio zerasco che confina con Mulazzo ed i comuni liguri. “I danni maggiori – dice il sindaco Davide Filippelli – si sono registrati a Bosco di Rossano, abitato da una ventina di persone. La strada comunale che da Paretola giunge a Bosco ha subito danneggiamenti consistenti, e lo stesso Bosco, che si sviluppa lungo il torrente, ne è stato sconvolto. Due abitazioni sono state portate via dalla furia del torrente e fango e detriti hanno invaso borgo, viuzze e piani terra. Fortunatamente non si lamentano vittime. Spazzati via anche i ricoveri di animali domestici e magazzini dove si conservano i prodotti che costituiscono le riserve alimentari per l’inverno.”

Il sindaco conferma infine il netto rifiuto di tutta la popolazione, in prevalenza anziana, alla quale era stata prospettata la necessità dell’evacuazione e un temporaneo trasferimento in ambienti più sicuri e accoglienti.

Articolo de Il Corriere Apuano