


L’ovino è stato uno dei primi animali ad essere addomesticati, in Europa compare nel Neolitico.
La pecora era un animale di fondamentale importanza per i nostri avi, tanto che numericamente sopravanzava di gran lunga l’allevamento degli altri animali. Nell’Estimo del 1508 le valli del Gordana, Zeri e Rossano in cui era ricompreso il borgo di Torrano a fronte di 119 mucche, 32 cavalli, e 10 maiali venivano registrati 1837 capi tra pecore e capre ( per approfondimenti: https://www.earmi.it/castoglio/pontremoli.htm ).
Era l’animale più adatto a tenere pulito i prati ed il bosco, mangiava anche quello che altri animali – mucche soprattutto- non mangiavano; la presenza della pecora ne assicurava anche la concimazione naturale.


La lavorazione della lana, lavata e filata, assicurava caldi capi di abbigliamento ( calze, maglie per la pelle, mutandoni e maglioni) con cui affrontare i rigori dell’inverno. Per i nostri avi che dovevano uscire anche nelle giornate fredde, affrontando i rigori invernali per pulire il bosco oppure per preparare il terreno per la stagione successiva, gli indumenti di lana erano gli unici che garantissero protezione. La pecora veniva tosata due volte l’anno ricavandone circa 1,5/2 chili di lana. La pecora forniva alla famiglia anche latte, molto nutriente e partoriva agnelli, in genere 2, da macellare nelle ricorrenze.



Di solito, si aggiungeva alla presenza della mucca, ne condivideva la stalla e venivano accompagnate assieme al pascolo.

L’alimentazione invernale prevedeva fieno e rami con le foglie, raccolti e seccati in estate.
A settembre, quando cominciavano a cadere le castagne, era consuetudine portare le pecore a svernare sui prati, in alto. Si radunavano tutte insieme e tre/quattro persone accompagnavano il gregge alla destinazione; ciascuna era contraddistinta da una pennellata di pittura che identificava la famiglia di appartenenza per agevolare la riconsegna quando facevano rientro al paese.
