BEGHETTI CELINO

Celino nasce a Casa Corvi il 12 febbraio 1924 da Adolfo e Maria Bergamaschi.

Celino

Alla visita di leva dichiara di lavorare come merciaio ambulante e di saper leggere e scrivere avendo frequentato la terza classe elementare.

Viene chiamato alle armi il 13 maggio 1943 ed aggregato al 4° Reggimento Artiglieria Contraerea a Mantova.

Quando Celino imbraccia il fucile la guerra per l’Italia è già ampiamente compromessa; la campagna di Russia si è conclusa, a gennaio, con la tragica ritirata che ha comportato molte decine di migliaia di vittime tra morti, congelati e prigionieri ed in primavera le truppe dell’Asse sono state cacciate dall’Africa settentrionale, creando i presupposti per l’invasione da parte degli anglo-americani.

Al re non resta che prendere atto della situazione e, defenestrato a luglio Mussolini, sottoscrivere, l’8 settembre 1943, l’armistizio con gli alleati.

Purtroppo, gli italiani arrivano impreparati a questo evento cruciale e, complice anche la fuga al sud del re, del governo Badoglio e degli alti comandi militari, i nostri militari rimangono in balia di sé stessi, mancando ordini e direttive. I tedeschi approfittano del disorientamento e dello sbandamento del nostro esercito per cercare di imporre alle nostre truppe di continuare la guerra al loro fianco, aderendo alla Wermacht. Pochi coloro che accettano, la maggioranza rimane fedele al giuramento al re e alla bandiera. Di questi circa 650.000 vengono fatti prigionieri dai tedeschi ed inviati al lavoro coatto negli Stalag in Germania. I più fortunati riescono ad eludere la sorveglianza dei militari tedeschi e a rientrare in famiglia, a casa.

Il Certificato di Patriota assegnato a Celino dalle Forze Alleate

Celino è tra questi ultimi e riesce a tornare incolume a Casa Corvi.

In Lunigiana la situazione si fa presto tesa, in pochi mesi il fronte si attesta a poche decine di chilometri da Pontremoli quando i tedeschi decidono di costruire la Linea Gotica per tentare di fermare l’avanzata alleata che punta al cuore del nazismo.

La famiglia Beghetti è fortemente avversa al fascismo e ben presto arriva l’impegno diretto nella Lotta di Liberazione del padre e dei due figli, Celino e Giuseppe.

Le forze antifasciste si stanno organizzando. Nel mese di febbraio 1944 i fratelli Cacchioli, Gino e Guglielmo, danno vita alla formazione partigiana Brigata Beretta che, dopo la fase iniziale di preparazione, ben presto diviene operativa.

Celino, forte della formazione militare ricevuta nei pochi mesi di servizio, è il primo in famiglia a aderire, il 15 marzo entra come partigiano combattente nella formazione, Giuseppe lo segue il 3 maggio.

Il gruppo opera sia sull’Appennino tosco-emiliano, compiendo azioni di sabotaggio e di attacco a colonne nazifasciste di passaggio sul loro territorio. A settembre la formazione conta ben 80 effettivi ed estende le azioni alle postazioni fasciste poste lungo la linea ferroviaria Pontremoli – Borgotaro, strategica per i tedeschi per il trasporto delle truppe e degli armamenti. Diversi gli episodi eclatanti che vedono per protagonisti gli uomini della “Beretta”, in particolare nel febbraio del 1945 attaccano e distruggono un autocarro di una colonna tedesca, provocando la morte di 25 militari tedeschi ed il ferimento di altri; inoltre partecipano alla distruzione del ponte di Guinadi.

Celino, che opera sotto lo pseudonimo di “Ermes” si distingue per coraggio e dedizione, partecipando a numerose e rischiose operazioni assegnate alla sua “Brigata”.

La Croce al Merito di Guerra assegnata a Celino

Non sono mancati i momenti di paura, come nel gennaio del 1945 quando la Brigata Beretta deve sganciarsi in piccoli nuclei per sfuggire alle maglie di un pesante rastrellamento operato dai tedeschi e dagli Alpini della Monte Rosa. Celino viene intercettato e fatto prigioniero, fortunatamente non viene etichettato come partigiano, ma caricato su camion con destinazione finale i campi di lavoro coatto in Germania. Mentre stanno effettuando il trasferimento dai camion al treno tra Fornovo e Fidenza, un provvidenziale attacco di un aereo alleato crea scompiglio e confusione; ne approfitta Celino per fuggire, e aiutato da una famiglia di contadini che gli ha dato generosamente ospitalità e cambio d’abito, ritornare a piedi alla sua formazione sui monti, continuando a dare il proprio generoso contributo alla lotta contro i nazifascisti sino alla fine della guerra.

 Per il coraggio e la costante dedizione alla causa dimostrata, gli è stata assegnata la Croce al Merito di Guerra per attività partigiana e attribuito il prestigioso “Certificato di Patriota” (firmato dal generale Alexander, comandante supremo alleate delle forze nel Mediterraneo Centrale) conferito dalle forze alleate ai patrioti italiani che si erano distinti per la diretta collaborazione con le stesse forze alleate.

La moglie Irene

Nel dopoguerra Celino ha sposato la torranese Irene Poli ed ha lavorato sino alla pensione per la società SEN (Società Elettrica Nazionale) con sede a Milano e che aveva cantieri in tutta Italia.

Grande lavoratore, attaccato alla famiglia ed ai valori di rispetto e di solidale e civile convivenza.

E’ venuto a mancare il 7 agosto 1996.