

Bratto è diventato famoso in Lunigiana e non solo per la stupenda e raffinata “culla di Bratto” , oggi oggetto di attenzione e studio anche per la peculiarità di assemblaggio senza colla e chiodi che, per essere eseguito, richiede fini abilità manuali. Gli artigiani di Bratto non si sono limitati alle culle, hanno prodotto panche e sedie di ottima lavorazione, ma su tutti svetta Francesco Cocchi, detto Dudera, che ha inventato e poi prodotto in decine di esemplari “l’organino in legno”, destinati ai brattesi che intendevano prendere la via dell’emigrazione e con lo strumento guadagnare qualche soldo suonando per le vie delle città inglesi ed americane.

Oggi il paese è vuoto, in inverno è presente una sola famiglia, tende a rianimarsi con la buona stagione quando rientrano tanti dei nipoti di coloro che nei secoli scorsi sono partiti in cerca di fortuna; per questo le case vengono ancora manutenute, si presentano bene, racchiuse entro il folto bosco di castagni che una volta rappresentava per gli abitanti “l’albero del pane”.
La chiesa, dedicata a San Giorgio, è di relativa recente costruzione, decisa ad inizio del XX secolo quando la popolazione numerosa (470 residenti nel censimento del 1901) non poteva più essere contenuta nella piccola cappella esistente; l’edificio venne completato e consacrato nel 1925.
Importante la solidarietà dimostrata dai brattesi ai partigiani ai quali sovente davano ospitalità e rifornivano di generi alimentari. Il paese ha avuto cinque dispersi nell’affondamento dell’Arandora Starr all’inizio del conflitto della Seconda Guerra Mondiale.





