BRATTO, IL PAESE

Il massiccio campanile
La chiesa dedicata a San Giorgio

Bratto è diventato famoso in Lunigiana e non solo per la stupenda e raffinata  “culla di Bratto” , oggi oggetto di attenzione e studio anche per la peculiarità di assemblaggio senza colla e chiodi che, per essere eseguito, richiede fini abilità manuali. Gli artigiani di Bratto non si sono limitati alle culle, hanno prodotto panche e sedie di ottima lavorazione, ma su tutti svetta Francesco Cocchi, detto Dudera, che ha inventato e poi prodotto in decine di esemplari “l’organino in legno”, destinati ai brattesi che intendevano prendere la via dell’emigrazione e con lo strumento guadagnare qualche soldo suonando per le vie delle città inglesi ed americane.

Panorama di Bratto degli anni ’50 del secolo scorso

Oggi il paese è vuoto, in inverno è presente una sola famiglia, tende a rianimarsi con la buona stagione quando rientrano tanti dei nipoti di coloro che nei secoli scorsi sono partiti in cerca di fortuna; per questo le case vengono ancora manutenute, si presentano bene, racchiuse entro il folto bosco di castagni che una volta rappresentava per gli abitanti “l’albero del pane”.

La chiesa, dedicata a San Giorgio, è di relativa recente costruzione, decisa ad inizio del XX secolo quando la popolazione numerosa (470 residenti nel censimento del 1901) non poteva più essere contenuta nella piccola cappella esistente; l’edificio venne completato e consacrato nel 1925.

Importante la solidarietà dimostrata dai brattesi ai partigiani ai quali sovente davano ospitalità e rifornivano di generi alimentari. Il paese ha avuto cinque dispersi nell’affondamento dell’Arandora Starr all’inizio del conflitto della Seconda Guerra Mondiale.

La via acciottolata di accesso al paese
Uno scorcio all’interno del paese

Cappelletta con Maestà
Maestà inserita in cornice di arenaria

Scorcio del paese
Case in pietra