
Introduzione
Briciole del passato è ciò che dice il suo nome: una raccolta di dati, statistiche, curiosità, testimonianze e fatti del nostro Appennino senza pretese di esaustività e di ordine cronologico, a partire dal ‘700 fino a oggi, prendendo in considerazione in particolare i territori di Pontremoli e di Zeri con qualche salto oltre confine nei territori parmensi e allargandosi ad altre parti della Lunigiana.
In questa ricerca salta all’occhio la grande quantità di numeri presenti, ma non sono freddi numeri matematici: ogni numero è una “briciola” che racconta una storia e permette di scoprire, per esempio, qual era in un certo periodo la frazione di Pontremoli più popolata, l’attività commerciale preminente a Zeri, il grado di alfabetizzazione dei popoli appenninici, l’animale più allevato in una località, il numero medio di componenti di una famiglia. Tra una “briciola” e l’altra chi legge può scoprire l’origine della sua famiglia, i cognomi tipici dei paesi, i nomi di battesimo più in voga, leggi e regolamenti rurali, i lavori pubblici eseguiti in una certa epoca, i mestieri più diffusi, gli spostamenti delle persone tra una frazione e l’altra, le consuetudini grafiche di chi sapeva usare la penna.
La storia del nostro Appennino è anche una storia di emigrazione e sfogliando le pagine si può scoprire dove andavano i nostri avi in cerca di miglior fortuna e che lavoro andavano a fare.
A corredo dell’opera una straordinaria raccolta di foto d’epoca, anch’esse “briciole” che testimoniano una realtà dell’Appennino; esse mostrano quale fosse l’abbigliamento tipico, raccontano una storia di architettura passata, ricordano le usanze durante le cerimonie e i banchetti nuziali, rievocano attività e tradizioni di cui oggi rimane ben poco, se non qualche lontano ricordo dei più vecchi e qualche oggetto conservato nelle cantine e nelle soffitte: autentiche “briciole” del passato che sono narrate in questo volume per non perdere la memoria, per non perdere le radici e la nostra storia.
La scelta di fare qualche puntata in terra parmense è dovuta allo storico legame tra la Lunigiana e il Parmense, un legame fatto di tradizioni comuni e scambi commerciali, ma anche storico e amministrativo avendo l’Alta Lunigiana fatto parte per un periodo ( 1849-1859) del Ducato di Parma e Piacenza. C’è una storia affascinante che può illustrare la forza di questo legame tra i due versanti d’Appennino. All’inizio del ventesimo secolo, il pittore Martino Jasoni di Corchia di Berceto (nel versante parmense) emigra con i genitori a New York, dove compie tutti gli studi ed ha per compagno di scuola, tra gli altri, Walt Disney. Il giovane Martino, terminati gli studi e accostatosi alla passione per la pittura, rifiuta di prendere in gestione la trattoria-bottega dei genitori, e questi lo costringono allora a tornare in Italia per lavorare nei campi di Corchia. Diventato papà di due bambini, Giampietro e Teresa, comincerà a portare il 27 aprile di ogni anno Giampietro a Succisa, nel versante lunigianese dell’Appennino, alla processione in onore di Santa Zita, e lo faceva a piedi attraverso un sentiero che traversava il monte Molinatico e poi i territori di Bratto, Braia e Grondola. Un percorso lungo, difficile e faticoso attraverso i monti, ma che Martino Jasoni, nonostante il ventennio passato oltreoceano, non aveva dimenticato.
Il crinale, che geograficamente divide il versante nord e il versante sud di questa parte d’Appennino, in realtà ha fatto da miscelatore di uomini e di donne, è stato protagonista e testimone di eventi storici, di scambi culturali e religiosi, di interessi economici e commerciali e di tradizioni popolari che hanno contribuito alla creazione di legami profondi e alla scrittura di una storia comune.