Nella valle del Gordana, su un pianoro a poche decine di metri dal torrente, Cavezzaba è il primo centro abitato del territorio pontremolese, non troppo distante dalla spettacolare gola degli Stretti di Giaredo che segna il confine con lo zerasco.
La strada carrozzabile che sale a strapiombo sulla sponda sinistra del Gordana conclude la sua problematica corsa all’ingresso di questa piccola comunità sulla quale svetta la la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e Lorenzo. Si tratta di una antica chiesa, di impronta romanica, che viene fatta risalire all’XI secolo, citata nelle decime del XIII secolo, confortante presenza in una valle oggi lontana dalle vie di comunicazione più frequentate, ma un tempo importante realtà in un territorio attraversato da diversi itinerari; su tutti, quello che si snodava da nord a sud lungo i fianchi delle colline alla destra del Magra e che metteva in comunicazione le pievi di Vignola, Urceola-Saliceto e Vico di Castevoli, l’Appennino con la bassa Lunigiana, dunque il Nord con il mare. Tante le testimonianze di questo antico percorso, ad iniziare dalla vicina chiesetta di San Cristoforo, dal cui campanile a vela ancora oggi risuona la voce delle due campane che recano la data del 1303.
La chiesa parrocchiale di Cavezzana Gordana è da tempo “ammalata”; la comunità che vi fa riferimento conta su poche decine di anime, anche se molte delle case vuote per buona parte dell’anno si rianimano non appena la bella stagione trasforma il territorio di uno degli angoli più suggestivi della zona, caratterizzato da una campagna rigogliosa e da un clima invidiabile. Una comunità troppo piccola per i danni del tempo: la struttura della millenaria chiesa versa infatti in uno stato di grave degrado; le infiltrazioni della pioggia sono state copiose, sia dal tetto del corpo centrale, sia dalla copertura del campanile, entrambi troppo vecchi per resistere alla violenza della pioggia autunnale e all’azione del gelo nell’inverno. Il primo effetto è stato lo sgretolamento degli intonaci, poi via via si sono ridotti a mal partito i pavimenti e le restanti decorazioni, fino ad arrivare al punto di mettere a repentaglio la stabilità dell’intero edificio. A poco sono serviti i piccoli lavori portati a termine nel corso degli anni con tanta buona volontà e pochi soldi: serve un intervento risolutivo.
La gente di Cavezzana ci ha pensato un po’ su, poi – in accordo con il parroco, don Pietro Pratolongo – ha presentato alla Soprintendenza per i Beni Culturali un progetto di recupero della chiesa che potesse porre rimedio ai danni del tempo. Il costo è di quelli che tolgono il sonno: 89.000 euro, ma a Cavezzana non si sono dati per vinti; da Pisa, a lavori ultimati, dovrebbe arrivare il sospirato contributo del 40%; per coprire il resto delle spese hanno bussato alle porte delle banche e qualcuno ha aperto. Lo scorso anno la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara ha elargito infatti un importante contributo e pochi giorni fa in paese è poi arrivata la bella notizia della concessione di un altro da parte dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. A Cavezzana hanno accolto le somme con gratitudine e sperano che altre possano arrivare nelle prossime settimane per completare la somma necessaria: i soldi non bastano infatti ancora, anche se il traguardo ormai è vicino. Intanto con il finanziamento messo a disposizione da Carrara è stato avviato il cantiere e acquistata una parte del materiale necessario, così la ditta incaricata ha potuto iniziare i lavori.
Ora la chiesa è ingabbiata dai ponteggi e nel cantiere le opere procedono in attesa di accelerare con l’arrivo della bella stagione: i mesi della primavera e dell’estate saranno infatti decisivi per il futuro della struttura che merita davvero di essere restituita ad una collettività i cui confini vanno ben al di là di questa piccola parrocchia di campagna. L’intento dei promotori del restauro è infatti quello di riportare all’antico splendore la chiesa, così fortemente voluta dai loro antenati e che tanto ha fatto, sia in termini spirituali che materiali, per la comunità locale e per tutti quelli che da qui sono passati nel lungo corso dei secoli.
Paolo Bissoli, il Corriere Apuano