
Al vecchio saggio ritrovato, come ci dice Riccardo e qui riportato integralmente, si aggiungono nove storie, volti di donne e uomini, risposte nascoste tra le righe, tracce di vecchi saperi di cui l’autore ci parla evidenziando il rapporto con la “cura”, pratiche esercitate con naturalezza, necessarie per una concreta guarigione.
Il sottile gusto di conoscere il proibito, di provare brividi, di ascoltare fatti “diversi”, di sentire impalpabili suggestioni, ci lega al nostro narratore e al suo repertorio inesauribile fatto di simboli, segni, preghiere, credenze, magie.
Donne ritenute diaboliche dalla società che conoscono formule magiche trasmesse loro dalle vecchie del paese, che “segnano” la guarigione, ma anche uomini speciali che conoscono i luoghi magici e le superstizioni del mondo contadino, sono parte delle storie che Riccardo ci ha regalato.
Nove racconti trovano un loro posto nel ricordo rispettoso e pacato di fede e tradizione.
Nove prove d’autore, uniche ed irripetibili, quasi come le formule magiche che queste persone recitano; donne e uomini di popolo, tenutari di quei saper ancestrali che diventano il loro patrimonio interiore.
I racconti di paura parlano di fantasmi, spettri, anime vaganti, esseri che si aggirano di notte in luoghi solitari; le donne compiono quotidianamente fatiche per trarre sostentamento da una terra difficile che si mostra loro con le erbe, gli animali, le rocce ma anche con la simbologia del sacro: croci, cappelle, altari.
In questo ambiente nascono i riti di segnatura, testimonianza di un incontro, di una presa di consapevolezza rispetto alla condizione di dolore e sofferenza.
Rapporto di fiducia tra curante e curato grazie al quale si da forma al dolore.
Riccardo ci accompagna in punta di piedi in questo mondo particolare, ai più sconosciuto ma che è lì, pronto a rivelarsi se rispettato e non giudicato.
Oggi riscopriamo un mondo più vicino a noi di quanto non si creda, semplice, comprensibile, dove il “magico” e il “superstizioso” non si tingono di straordinarietà ma sono il volto rassicurante e famigliare del quotidiano.
Leggiamo di fatti comuni, vissuti o raccontati con la forza di chi vuole preservare le tradizioni e farci rifletter su Clorinda che apprende le “formule per curare” nel giorno più bello della sua vita; su Delina che toglie il malocchio con i suoi riti magici ma mette a proprio agio le persone raccontando di storie del luogo; sugli spiriti erranti che sono soliti contattare le persone nei modi più strani per impossessarsi di loro.
I rimedi, le segnature, hanno un potere terapeutico che deriva da Dio e chi possiede l’arte “della salute” è automaticamente rivestito di quel potere e le preghiere recitate sono solo uno strumento indispensabile per garantirne l’efficacia.
Cura del corpo, cura dell’anima, formule magiche tramandate, persone conosciute, episodi vissuti personalmente, un ambiente che si apre a “quei sogni”, capaci di liberare l’individuo da un mondo oscuro, privo di ricordi.
“Il Matto/Viandante”, la carta dei tarocchi in copertina, come tutti gli altri disegni preswenti nel te4sto, è opera di Anna Kunits, amica di Riccardo.
Questa figura è protagonista del viaggio ed ha in sé il bene ed il male, il maschile3 ed il femminile, compone e scompone la trama degli opposti. Anche Riccardo è come questa carta, viaggia tra i ricordi, le promesse, tra ciò che può risultare ostile, lontano dalla realtà, in un mondo di credenze, di presagi negativi, di energia primordiale.
Ripete formule che ha sentito o preghiere conosciute fin dall’infanzia, porta doni per liberarsi dal malocchio, evoca storie, svela luoghi segreti ed oscuri, ci offre più di una sorpresa. Il viaggio attraverso la tradizione è per Riccardo “un fuoco” che scioglie i suoi pensieri.
Dall’Introduzione al volume, di Emilia Petacco