Non v’è dubbio che il pensiero, l’impegno e la vita dedicati da Manfredo Giuliani allo studio della sua terra, costituiscano un notevole patrimonio di cultura e che, come tale, deve essere considerato preziosa eredità.
Ho conosciuto Manfredo Giuliani agli inizi degli anni sessanta.
A quel tempo coordinavo gli interessi e le aspirazioni, le ricerche e il lavoro di un gruppo di giovani intelligenti e sensibili, irrequieti e contestatori che erano animati dal desiderio di fare, di operare e di conoscere; erano (eravamo) affetti da quel protagonismo che non è vanità ma stimolo all’impegno personale, desiderio di partecipazione alla vita culturale della nostra terra per poter stabilire con essa un più intimo e più preciso rapporto; eravamo, in definitiva, alla ricerca della nostra identità la cui immagine non poteva esserci fornita che dalla corretta visione della nostra storia. Della storia come era intesa da Manfredo Giuliani.
Al di là del fascino che ci proveniva da una personalità prorompente, da un impegno assiduo e stimolante, dalle battaglie condotte sulla rivista « Lunigiana», di Manfredo Giuliani ci colpiva soprattutto il senso che aveva della storia. Tra gli studiosi lunigianesi fu tra i primi a studiare le culture subalterne che per tradizione erano trascurate nei confronti delle cosiddette culture dominanti.
Egli ha utilizzato tutta una serie di fonti, che non erano necessariamente soltanto documenti scritti, e all’interesse per la concatenazione delle vicende storiche ha affiancato quello meno noto ma altrettanto importante della lenta trasformazione delle strutture sociali e della evoluzione delle forme mentali delle popolazioni lunigianesi.
Storia, geografia storica, archeologia, dialetto, toponomastica, manifestazioni dell’arte dotta e popolare, etnografia, psicologia, usi e tradizioni, trovano con eguale dignità, giusta collocazione nella indagine storica del Giuliani in un allargamento di orizzonti che si traduce nell’estensione della ricerca a nuovi campi di indagine e in prospettive di analisi diverse da quelle tradizionali.
Questi, riteniamo, sono i caratteri peculiari dell’eredità che Manfredo Giuliani ci ha lasciato.
Ma gestire una eredità non significa soltanto conservarla. Essa non deve mai essere fine a se stessa ma deve invece riversarsi e riespandersi nel mondo del quale è espressione.
Confessiamo di essere stati inizialmente attratti dalla personalità di Manfredo Giuliani non tanto per la profondità e per l’acutezza delle sue intuizioni quanto perché il suo impegno culturale era soprattutto rivolto alla formazione di una coscienza storica.
Ed è da questo concetto che partono i presupposti della costituzione di una associazione che sarà intitolata al suo nome.
Abbiamo sentito coralmente la validità della sua lezione, il desiderio di operare, di stimolare interessi e sensibilità, in tutto questo certamente favoriti da un particolare momento, nel quale l’emergere di classi sociali popolari, lontane ormai dal mondo aristocratico lunigianese, si dimostravano sempre più attente e disponibili ad acquisire consapevolezza, consapevolezza intesa come conoscenza che ha per oggetto la cultura cioè il modo di vivere di una società, da studiare nella molteplicità delle sue forme.
Ed è proprio su questi punti che si sofferma con insistenza e convinzione l’interesse di chi partecipa alla promozione culturale attraverso l’associazionismo volontario. È qui, a nostro avviso che devono essere individuati l’anello di congiunzione e la chiave di lettura di un indirizzo nuovo attraverso il quale l’eredità di Manfredo Giuliani, dapprima chiusa fatica di studioso isolato, si espande, si diffonde, diventa patrimonio di molti e con vigore penetra tra i nuovi strati sociali e tra i giovani che sempre più attivamente partecipano alla vita, non solo culturale, della Lunigiana.
E questo non è poco. Era il sogno del Giuliani quando combatteva da protagonista la battaglia regionalistica, in occasione della costituenda provincia della Spezia. Si potrebbe obiettare che l’impegno che il Giuliani profuse, all’inizio del secolo, nel dibattere la questione lunigianese, tendeva ad altri fini e si poneva altri obiettivi certamente diversi da quelli che noi oggi ci proponiamo. Ma in entrambi i casi è evidente il richiamarsi agli stessi valori, alla volontà di contribuire alla formazione di una coscienza storica e della consapevolezza del territorio.
Ed è proprio al richiamo di questi valori, nella convinzione della loro immutata validità, che si ispirano le attività, l’impegno e il lavoro di tutti gli studiosi lunigianesi.
Si potrebbe obiettare che i tempi sono mutati e che non ha più senso parlare di « Questione lunigianese », la quale, a nostro avviso però esiste ancora nella misura in cui persistono due spinte contrapposte; l’una rappresentata dall’atteggiamento dissacrante di parte delle nostre popolazioni che, nell’intento di dimenticare un passato fatto di sacrifici e di condizioni servili, lo rinnega (anche se questo atteggiamento è comprensibile sul piano psicologico); l’altra rappresentata dalla necessità di recuperare invece tutte le testimonianze di un patrimonio culturale in via di rapida dissoluzione, la cui conoscenza è però indispensabile per una cor-retta lettura della nostra cultura di origine.
E per patrimonio culturale non intendiamo soltanto i monumenti, le chiese e i castelli, ma anche i borghi e l’edilizia rurale, le condizioni socio-economiche delle nostre popolazioni, il loro modo di vivere, di pensare e di pregare, il lavoro e le consuetu-dini, la cultura orale e i proverbi, gli usi e le tradizioni ma soprat-tutto il territorio visto nella sua contestualità, con le sue caratte-ristiche e con le sue vocazionalità, per salvaguardarlo da inter-venti indiscriminati, dalle speculazioni e dalle deturpazioni nella convinzione che a noi e non ad altri spetti il compito di gestirlo responsabilmente e consapevolmente.
Anche per questo la figura del Giuliani si fa simbolo di un mondo di valori etici. E sono proprio questi valori, unitamente alla spinta ad operare in quel clima di rinnovamento che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, che animano e creano quel fervore di interessi che darà vita, qualche anno dopo, al fenomeno dell’associazionismo culturale e alla costituzione di quelle associazioni spontanee, che affiancandosi ai preesistenti istituti culturali lunigianesi, si faranno promotrici di iniziative e di attività in tutto il territorio.
Riteniamo che l’associazionismo culturale rappresenti un momento importante nella vita lunigianese, e anche qui deve essere colto il segno della continuità della tradizione culturale del Giuliani.
Le associazioni culturali nascono sul finire degli anni ’60 per spontanea aggregazione di persone che hanno a cuore i problemi della Lunigiana. Esse estendono le loro ricerche ad un campo più vasto di interessi tutti tendenti allo studio della società lunigianese nella molteplicità delle sue forme attraverso una metodologia della ricerca storica che si richiama a quella di Manfredo Giuliani.
Per poter acquisire una conoscenza più ampia, reale e critica di un territorio e della sua cultura, si avverte la necessità di considerare questo attraverso tutte le componenti che l’hanno determinata, tenendo quindi conto delle vicende delle classi dominanti che hanno fatto la storia ma soprattutto prendendo anche in esame quelle delle classi subalterne che l’hanno subita.
È evidente che non sono più sufficienti l’erudizione storica e le trattazioni encomiastiche, ma viene invece privilegiata la ricerca storica e storico-etnografica, riallacciandosi in questo ad una vecchia tradizione lunigianese che ebbe il massimo momento di splendore con la pubblicazione dell’Archivio per l’etnografia e la psicologia, fondato e diretto da Giovanni Sittoni e da Giovanni Podenzana agli inizi di questo secolo e al quale Manfredo Giuliani collaborò in modo originale e significativo.
In un primo momento, l’impegno delle associazioni è soprattutto rivolto alla ricerca delle fonti. Reperire gli studi e il frutto delle ricerche di tanti studiosi lunigianesi non è facile; le pubblicazioni sono rare e qualche volta introvabili, chi le possiede non è sempre disposto a farle consultare anche perché si nutre qualche dubbio nei confronti di queste forme di « democratizzazione » della cultura. D’altro canto è indispensabile reperire le fonti per poterle diffondere e per farle conoscere ad un pubblico che diventa sempre più vasto.
È questo il momento della ristampa del Faie – sono debitore a Manfredo Giuliani dell’amore che porto al mio antico conterraneo – del Bassi, del Campi, del Ferrari ma, contemporaneamente alla diffusione di queste opere, le Associazioni culturali, sempre più coscienti della funzione che svolgono, traducono editorialmente il frutto delle loro ricerche e nascono così quelle riviste che vanno ad affiancarsi alle più prestigiose testate lunigianesi.
Ma il momento forse più significativo è quello rappresentato dalla ricerca sul campo e per campo intendiamo tanto il documento tratto dall’archivio, quanto la statua stele dissepolta, tanto il borgo murato quanto la raccolta sistematica delle testimonianze etnografiche, siano esse attrezzi, utensili o strumenti di lavoro, manufatti del nostro artigianato povero e scarno oppure fiabe, canzoni iterative, filastrocche, formule di guarigione, ninne-nanne; in definitiva quel patrimonio di cultura orale che confluito nei “Componimenti di letteratura tradizionale lunigianese “ farà dire a Giacomo Devoto che « siamo davanti a una svolta non solo negli studi demologici ma nella storia della cultura di provincia».
Ma il momento fondamentale che ha dato una impronta, una concretezza e un senso a tutto un lavoro svolto, è stato il contributo che l’associazionismo spontaneo ha dato all’istituzione di alcuni dei Musei lunigianesi: il Museo del Territorio a Casola, il Museo delle Statue Stele a Pontremoli, il Museo Etnografico a Villa-franca e quello di Storia Naturale ad Aulla, sono la testimonianza più alta e consapevole del lavoro culturale lunigianese, la dimostrazione concreta di questa rara capacità dell’associazionismo di generare strutture.
E mi sia qui concesso esprimere, anche a nome dei colleghi presidenti delle altre Associazioni, la gratitudine e la riconoscenza che dobbiamo ad un maestro come Augusto Ambrosi, partecipe di tutte le iniziative culturali lunigianesi, promotore e convinto assertore della politica museale del territorio.
I Musei sono tappa fondamentale e dimostrazione evidente della crescita culturale lunigianese, ed io sono fermamente convinto che questa maturazione possa e debba essere accompagnata dalla consapevolezza che la Lunigiana ha trovato in se stessa la capacità di superare alcuni rischi che avrebbero invece potuto involvere l’intero processo.
Qui il discorso si fa necessariamente più dettagliato: mi sia permesso quindi di sottoporre ad analisi la storia dell’Associazione che meglio conosco, l’Associazione « Manfredo Giuliani ».
C’è un impegno che abbiamo avuto sin dall’inizio; quello di accogliere tutti i valori positivi, l’incredibile forza e vitalità dello spontaneismo.
Noi abbiamo voluto operare dentro la Lunigiana ma senza chiusure nei confronti né del contesto esterno né della cultura ufficiale. Ed è questa consapevolezza che ci ha indotto fin dal primo momento ad aprire il dialogo con le Università e con chiunque altro fosse in grado di aiutarci a valorizzare una volontà spontanea di autocultura senza nulla concedere al dilettantismo e all’approssimazione.
I fatti hanno dimostrato la forza di questa chiarezza e hanno consolidato la nostra scelta.
Ma c’è un’altra funzione che noi abbiamo creduto di dover espletare: quella di agire da momento di coagulo e da filtro tra l’individuo isolato, e quindi con scarso potere di incidere, e le strutture pubbliche.
Siamo partiti da una realtà individuale e territoriale con la volontà di porci come momento intermedio (e non come chiusura d’arrivo) fra questa stessa realtà e lo Stato.
Il Museo Etnografico della Lunigiana è espressione della forza di questo processo, ne documenta la portata, e contemporaneamente testimonia la sensibilità delle strutture pubbliche nel recepirlo.
Ma sui risultati conseguiti non bisogna sedersi e certo non siamo noi che intendiamo farlo: noi abbiamo voluto il raccordo con le istituzioni pubbliche ma non vogliamo con questo arrestarci nel riposo della delega. La funzione e il senso della associazione spontanea a latere, a fianco del Museo, è proprio questa: noi siamo decisi a mantenere intatta la nostra capacità di autogestione culturale perché per Museo intendiamo, non un deposito di oggetti, ma un centro di promozione culturale capace di incidere sulla nostra realtà sociale, di stimolare ricerche e di produrre documenti; struttura aperta al servizio di tutti, degli studiosi e del mondo della scuola ma ancor prima al servizio delle nostre popolazioni che nel Museo devono sempre potersi riconoscere per acquisire coscienza e consapevolezza del proprio territorio.
Ed ancora una volta ci siamo richiamati a Manfredo Giuliani. Ma c’è un altro motivo che ci riempie di soddisfazione e di fiducia. Non riteniamo affatto di aver concluso il nostro lavoro, ma questo piccolo brano di storia ha visto come protagonisti i giovani, i giovani della Lunigiana, con il loro fervore e con il loro stato d’animo sincero e responsabile, e mi sembra questa la testimonianza più alta e più vera che abbiamo appreso e che abbiamo amato l’insegnamento storico di Manfredo Giuliani; sta tutta qui la continuità della sua eredità culturale.
GERMANO CAVALLI, Comntinuità dell’eredità culturale di Manfredo Giuliani, pubblicata in “Studi Lunigianesi” voll. XII – XIII, a. 1982 – 1983, edito dall’Associazione Manfredo Giuliani per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana, Viallafranca Lunigiana, stampato dalla tip. Artigianelli, Pontremoli.