CUCITURA E RIPARAZIONE SCARPE


Una delle maggiori spese per i nostri nonni era rappresentata dall’acquisto delle calzature, a cui veniva fatto fronte quasi sempre con pagamenti rateali.

Era quindi normale che molti si attrezzassero per prodursele in proprio con risparmi considerevoli, avendo anche la possibilità di effettuare, con gli stessi strumenti, riparazioni e sistemazioni.

Forma di legno sagomata formata da due parti unite con una vite a legno, la parte superiore veniva utilizzate per sagomare la tomaia, quella inferiore per inserire il fondo e le suole. Veniva utilizzata per fabbricare le scarpe in proprio dai contadini. Si appoggiava alla parte superiore della forma la tomaia e la si fermava con piccoli chiodi sui bordi del fondo, avendo cura che fosse ben tirata e stesa. La parte inferiore veniva ricoperta prima col soppanno, che veniva fissato alla tomaia, poi con la suola e il tacco. Finita la montatura della scarpa, la forma veniva tolta con il tirasuole, prima la parte superiore poi quella inferiore, infilando il gancio del tirasuole negli appositi fori. (cit. Museo dell’Agricoltura e del Mondo Rurale).
Il treppiede era un attrezzo in ferro o ghisa utilizzato dal ciabattino per cucire scarpe nuove o ripararne di vecchie. L’attrezzo serviva anche per battere i chiodi sugli zoccoli o sugli scarponi (su questi ultimi si inserivano chiodi nelle suole per contenerne l’usura). Il treppiede dispone di tre appendici che venivano utilizzate a seconda dell’intervento da fare sulla scarpa.  


Il martello da calzolaio ha diverse funzionalità. La punta smussata serve per ridurre le pieghe della tomaia che si formano tra un chiodo e l’altro durante il montaggio della scarpa. La parte rotonda e leggermente bombata serve per battere la tomaia e la suola senza lasciare segni.
La lesina con foro vicino alla punta che permette di utilizzarla come un ago