Nella capitale tedesca una mostra sugli strumenti musicali da strada che venivano realizzati nello stabilimento aperto con i soci Bacigalupo e Graffigna

La lunga fase di ricerca e di studio, preliminare all’allestimento della mostra, ha visto numerosi viaggi in Italia dei curatori, impegnati nelle località dell’Appennino genovese, piacentino, parmense e pontremolese. In particolare è stata una delle curatrici, la dott.ssa Bettina Tacke ad arrivare a Bratto alla ricerca delle origini della famiglia Cocchi. Memorie ormai flebili, rese impalpabili dal tempo trascorso, ma comunque recuperate anche con l’aiuto di un’esperta di storia dell’emigrazione italiana come la prof.ssa Caterina Rapetti e di alcuni abitanti della frazione pontremolese. Informazioni preziose che hanno contribuito a far conoscere e valorizzare il ruolo dei Cocchi all’interno della storia rappresentata nella mostra berlinese.

Se siete a Berlino non perdete l’occasione; oppure programmate un viaggio nella capitale tedesca. Perché fino al 25 ottobre 2025 c’è la mostra “Musica di strada – Italiani a Prenzlauer Berg” nella quale si trova un pezzo di storia dell’emigrazione dalla Lunigiana. Una storia che inizia a Bratto a metà Ottocento, continua a Parigi e a Londra e arriva a Berlino agli inizi del XX secolo. Protagonisti gli artigiani della famiglia Cocchi, emigranti da Bratto come decine e decine di compaesani.

In quello che oggi è il quartiere di Prenzlauer Berg, non lontano da Alexanderplatz, dalla fine dell’Ottocento si stabilirono molti Italiani che qui si fecero imprenditori in una città in piena espansione. Tra queste attività, in Schönhauser Allee, ci fu a lungo anche la ditta “Cocchi, Bacigalupo & Graffigna”, famosa a livello internazionale per la produzione di quelli che siamo soliti chiamare “organetti” ma che, in realtà, erano veri e propri strumenti musicali, “organi a canne e orchestrali”.
La mostra allestita nel Museo Pankow ne raccoglie un numero davvero importante, di fogge e dimensioni diverse, insieme a immagini, documenti, schede storiche e vecchie registrazioni. Ci sono anche i meccanismi e i cilindri che, ruotando, mettevano in azione i martelletti producendo quel suono che era così comune da ascoltare nelle strade delle città.

Qui, cogliendo l’occasione di questa straordinaria mostra di Berlino, tracciamo per sommi capi la storia dei Cocchi.A partire e imparare il mestiere è stato Giuseppe Cocchi, nato nel 1831 a Bratto e morto a Berlino nel 1917. Il suo viaggio, prima di arrivare nella capitale tedesca e diventare imprenditore di successo, è stato lungo:
prima tappa a Parigi dove a svelargli i segreti della professione di organaro fu il modenese Ludovico Gavioli (1807 – 1875) che nella capitale francese aveva fondato una delle più importanti fabbriche di organi e macchine musicali. Lo stesso Gavioli, apprezzando le qualità del giovane lo aveva poi inviato nella propria filiale di Londra.
E in Inghilterra, a Birmingham, nasce John Charles Cocchi (1858 – 1942) che apprende il mestiere dal padre Giuseppe riuscendo a sviluppare l’attività di famiglia avviata in un proprio laboratorio a Clerkenwell, nella Little Italy di Londra. Inoltre il giovane ha anche la possibilità di affinare la propria capacità da un altro importante produttore di organetti, quel Chiaro Frati che avrebbe firmato una fortunata produzione di strumenti musicali da strada e che a sua volta aveva aperto un nuovo stabilimento proprio vicino ai Cocchi.

Infine, nel 1881, Giuseppe e John Charles Cocchi si trasferiscono con le famiglie a Berlino, città che richiama un gran numero di emigranti e imprenditori alla ricerca di nuove opportunità e mercati. Qui due anni dopo sarebbe nato John Cocchi jr. che, conclusa l’attività in terra di Germania, sarebbe tornato a Londra dove morì nel 1962.

A Berlino i Cocchi si impongono in breve come apprezzati artigiani: i loro strumenti sono molto ricercati per l’accuratezza con la quale riescono ad arrangiare la musica e trasferirla dagli spartiti ai rulli, il vero cuore degli strumenti. Per il grande salto uniscono le forze con altri italiani e nasce la “Cocchi, Bacigalupo & Graffigna”; i due soci di Giuseppe e John Cocchi – il genovese di Ognio, Bacigalupo e il piacentino di Borgonovo, Graffigna – sono altri abili artigiani emigrati dall’Appennino e che si erano impossessati di un importante bagaglio di conoscenze lavorando nelle più importanti aziende del settore.

Quello che nasce è un marchio di grande successo e i loro organetti sono i più ricercati e ancora oggi fanno la fortuna dei collezionisti.
Paolo Bissoli, Il Corriere Apuano, 31.8.2024