A Bagnone si è svolto un convegno nel 500° anniversario della donazione del castello alla famiglia Noceti
Il saluto del Sindaco Guastalli e del Vescovo Mario al convegno di Bagnone
“I da Noceto e la rocca di Bagnone” è il tema attorno al quale si è sviluppato il convegno del 3 luglio scorso nel teatro “Quartieri”, promosso dal Comune di Bagnone con il patrocinio della Regione Toscana. Due sessioni, mattutina e pomeridiana, nel corso delle quali sono stati illustrati diversi aspetti della storia di una dinastia fondamentale per la storia e lo sviluppo non solo della comunità locale.
Maria Luisa Ruschi Pavesi con il moderatore Paolo Bolpagni
Dieci relazioni – che nel prossimo futuro saranno raccolte in una pubblicazione – precedute dai saluti del sindaco, Giovanni Guastalli, del vescovo mons. Mario Vaccari e di Maria Luisa Ruschi Pavesi, nella veste di promotrice dell’appuntamento e in rappresentanza della famiglia erede diretta dei Noceti. Dunque ambiti di studio diversi, con un ampio ventaglio di argomenti, spesso interconnessi tra loro, tutti legati alla vicenda dinastica particolare dei “da Noceto” e quindi alla storia di un panorama ben più vasto.
L’intervento di Stefano Calabretta sul castello di Bagnone
Un convegno, senza dubbio, utile non solo a diffondere conoscenza su un periodo mai troppo indagato nella storia locale attraverso i contributi dei relatori, ma anche a suscitare interesse e curiosità per possibili approfondimenti.
Coordinato da Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti, il convegno ha visto succedersi le relazioni di Giuseppe Benelli (“La famiglia Noceti e la Lunigiana”), di Eliana Vecchi (“La pergamena del 3 luglio 1526”), di Marina Carbone (“L’archivio Noceti e gli archivi di famiglia per la ricerca storica locale”), di Stefano Calabretta (“Il Castello di Bagnone e le sue trasformazioni dopo l’insediamento dei Da Noceto”), di Fabrizia Formaini (“La grazia come strumento politico: alcune considerazioni sul ‘caso’ di Antonio da Noceto”).
L’intervento di Fabrizia Formaini
Nel pomeriggio quelle di Gerardo De Simone (“Pietro da Noceto, Niccolò V e le arti”), di Francesco Caglioti (“I Da Noceto mecenati nel Duomo di Lucca”), di Anna Modigliani (“Pietro da Noceto in Curia”), di Renzo Sabbatini (“Dentro l’Archivio Noceti. Leggere le carte”) e di don Emanuele Borserini (“La crocetta di San Francesco e le reliquie di Bagnone”). Impossibilitata a partecipare Patrizia Meli, la sua relazione sarà a disposizione nella pubblicazione degli atti. Per concludere la lunga giornata i lavori si sono spostati negli spazi adiacenti l’antica Rocca di Bagnone dove è stata scoperta una targa per ricordare i 500 anni dalla donazione del castello al conte Pier Francesco Noceti da parte della Repubblica Fiorentina, avvenuta appunto nel 1526, e “gli uomini illustri della famiglia Noceti”.
“Venne da una villa piacentina che si chiama Noxedo”
La targa inagurata a ricordo dei 500 anni dalla donazione del castello di Bagnone al conte Pier Francesco Noceti
Nella seconda metà del Trecento la famiglia “de Noceto”, dalla valle piacentina del torrente Nure (o, secondo un’altra ipotesi, dai territori a sud di Lodi, ma sempre in diocesi di Piacenza) si trasferisce a Bagnone: è Bernardo il primo ad insediarvisi. Ad informarci con precisione è lo speziale Giovanni Antonio da Faie, nella sua cronaca redatta nel secolo successivo dove elenca le famiglie presenti a Bagnone nel 1451: “Ser Zanni fiolo de ser Antonio. Ser Bernardo suo avo vene stare a Bagnone asay povero notate e resiste de bene in melio. Vene da una vila de Piacentina che se chiama Noxedo…” Famiglia di notai, quanto fossero presto diventati importanti i “da Noceto” lo dimostra Antonio; nato nel 1439, nel 1458 è già Commissario pontificio e due anni dopo Pio II gli affida l’ufficio di “scrittore delle lettere apostoliche” per diventare poi tesoriere del patrimonio ecclesiastico, luogotenente in Ascoli e, ancora, governatore di Vetralla e Ronciglione. Con il fratello Pietro (figura di notevole importanza, legata al futuro papa Niccolò V), dall’imperatore Federico III è elevato al rango di cavaliere e conte palatino.
L’inaugurazione della lapide che celebra i 500 anni della cessione del castello di Bagnone ai da Noceto
Nel 1461 lo troviamo in Francia inviato papale presso Luigi XI, e un anno dopo gli vengono assegnate tutte le possessioni poste nei distretti di Bagnone, Pastina, Mochignano, Pieve, Castiglione del Terziere e Virgoletta. Si stabilisce a Bagnone e sposa una delle figlie di Azzone Malaspina di Mulazzo ed è proprio Antonio a portare a Bagnone, nella chiesa del castello, una reliquia della Santa Croce, poi trasferita in San Nicolò. Il figlio, Pier Francesco, dopo aver prestato servizio presso il duca di Milano, Ludovico il Moro, viene eletto Commissario di Pontremoli e di altri territori in Lunigiana. Sarà poi Firenze, nel 1522, a nominarlo capitano generale dei domini fiorentini in Val di Magra; nel 1530 gli viene affidato il governo di Bagnone a vita. I“da Noceto” – che in seguito diventano “Noceti” – già nel Cinquecento subentrano di fatto ai Malaspina nel governo della Lunigiana; cinquecento anni fa, nel 1526, entrano in possesso del castello di Bagnone e possono fregiarsi del titolo nobiliare. Per tutti i secoli successivi e fino all’Unità d’Italia la famiglia Noceti mantiene un ruolo importante, di primissimo piano, nel governo della Lunigiana e, in particolare, del territorio bagnonese.
Paolo Bissoli, Dal Piacentino a Bagnone: la storia dei “de Noceto”, Il Corriere Apuano, 14.7.2026