
Due persone, Giuseppe Bertolini e la compianta Fernanda Reggi, con passione attenta a conservate la memoria del loro quartiere, hanno ricostruito l’elenco di tutte le attività che erano praticate a Pontremoli nei rioni di Santa Cristina e San Pietro nel periodo databile grosso modo fino agli anni settanta del secolo scorso. Era tutto un tessuto di botteghe, di laboratori artigianali, di servizi, non diversamente, per altro, dalla parte alta della città dalle due piazze al quartiere di San Niccolò, a Borgovecchio e Terrarossa, quando ancora Verdeno era quasi per intero zona agricola suddivisa in piccoli poderi.
Le attività dal ponte di Ferro a S. Pietro erano in totale oltre cento tra quelle della via interna e sulla statale della Cisa. Va giunta l’attività collegata alla stazione ferroviaria con bar, mensa, dormitorio per il personale viaggiante, deposito locomotive, buffet, dopolavoro ferroviario, il grande capannone ancora esistente adibito a deposito merci in arrivo e partenza (era chiamato “la piccola” con gabbiotto di spedizione e piombatura). Va ricordato che per il forte dislivello della linea ferroviaria da Pontremoli alla galleria del Borgallo era necessario aggiungere la “spinta” di un’ altra motrice in coda al treno, prima della guerra veniva agganciato il modello E554 e dopo D432 a corrente trifase. C’era anche un grande deposito di legname (proprietario era Quinto Mascagna). Al carico sui vagoni provvedeva un gruppo di operai tra i quali spiccava Emilio Tannini di Mignegno, un vero “Ercole”. In questo spazio negli anni Settanta fu costruita la rampa per l’ accesso al treno-navetta in servizio tra Pontremoli e Borgo Taro che per un po’ ha funzionato per trasportare le automobili e far risparmiare tempo e Ie fatiche del difficile traffico sulla statale della Cisa prima dell’ autostrada.
Di quanto gravitava intorno alla stazione ferroviaria si è persa buona parte rispetto a quando la linea era stata messa in esercizio e a Pontremoli erano affluite anche molte persone dall’esterno diventando poi nostri stabili concittadini.
Le altre attività non possiamo analiticamente metterle in lista, le raggruppiamo per genere. Per le attività artigianali cominciamo dalla tradizionale e caratteristica officina del fabbro detto “Bustica” che lavorava in un androne medioevale della fortezza di Castelnuovo. Due legatorie di libri, tre autofficine (Pontremolese, Lorenzelli, Michelotti concessionario Fiat e titolare di scuola guida), un’officina di riparazione moto e noleggio della “Lambretta”, officina meccanica di riparazione e vendita di macchine agricole di Bertolini, officina meccanica dei fratelli Borgna fra i primi in Italia per la produzione di un sistema di ribaltabili per camion, due studi fotografici, tre forni, due parrucchieri, lavorazione di vimini, vetreria, quattro sartorie, produzione di pasta reale e zuppa inglese, due mulini-frantoi, due officine di lattoniere, stagnino e idraulico, tre falegnamerie, quattro calzolai (nel suo laboratorio Irino Trivelloni faceva risuonare anche la chitarra spesso accompagnato da Pirosseno), un gommista, una pellicceria, due laboratori di lavorazione del marmo e della pietra, un’officina di riparazione biciclette, produzione di margarina nell’attuale salone parrocchiale, dove già era stato il cinema muto “Splendor”, l’impresa edile Lazzerini, due barberie, tre tipografie, quattordici tra osterie, bar, vendita vino, pizzeria, dopolavoro, gelateria, tre alberghi (Garibaldi, Flora poi Vittoria, Principe). A livello industriale c’era il Cementificio. Un magazzino all ‘ ingrosso di cereali, tre di materiale edile (De Negri un tempo produceva anche mattonelle di graniglia e Lumachelli distribuiva anche benzina con pompa a mano), due distributori di benzina, un deposito di sali e tabacchi, un magazzino Antiga di merce varia, uno di roba vecchia e stracci e uno di statuine di gesso.
Quarantadue erano le botteghe di prodotti alimentari e molto altro.
Molti i servizi: ufficio del dazio, macello pubblico, uffici Cieli (con cabina e deposito materiali elettrici), farmacia Zampetti, studio del medico-condotto Pellini fivizzanese.
Le istituzioni civili e religiose erano pure numerose: Scuola magistrale ed asilo nell’ ex-convento delle agostiniane fino al 1936, quando fu inaugurato il nuovo Istituto Magistrale “A: Malaspina” e dal 1960 la struttura ospita l’Istituto Tecnico “Bel messeri”, Convitto “Marello”, li Caserma dei Carabinieri, Venerabile Confraternita della Misericordia, Scuole elementari “Mazzini” e asilo comunale e palestra “Pro Patria”, cine que chiese e due canoniche, Ca sa madre delle suore “Missionarie rurali” ora denominate del 0 “Lieto Messaggio” , Casa di riposo “Galli-Bonaventuri”.
Nella storia “tutto diviene” in accrescimento o nel suo contrario. Per questi due rioni, che sono stati un perno fondamentale dell’ economia pontremolese, ora rimangono alcune importanti attività, ma il numero si è drasticamente ridotto e passando per l’ asse viario interno e della “strada nuova” prevalgono di gran lunga le serrande chiuse.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano