
Don Adriano nasce a Mulazzo il 16 luglio 1944 da Giuseppe ed Emma, famiglia profondamente religiosa; è il primo di quattro fratelli, qualche anno dopo anche Lucio abbraccerà la vita sacerdotale.
Compiuti gli studi nel Seminario Vescovile di Pontremoli, il 16 agosto 1967 viene ordinato sacerdote.
Già negli anni di preparazione al sacerdozio ha coltivato la sua passione più forte, la musica; da sempre le note musicali sono strumento di gioia, vicinanza, fratellanza e di amicizia. Durante gli anni del Seminario ha costituito a più riprese gruppi musicali (Rapaci Notturni – Trio Oceano) le cui esibizioni non sono mai state esercizio di virtuosismo ma strumento per creare contatto ed attirare l’attenzione dei più giovani. Anche dopo l’ordinazione sacerdotale e l’assegnazione alla cura pastorale delle parrocchie, la chitarra è stato uno strumento primario per creare comunità, per avvicinare i ragazzi e le ragazze alla vita della parrocchia. Sovente lo si vedeva passare per strada, in sella alla vespa, con la chitarra a tracolla.
Il mese successivo all’ordinazione sacerdotale prende possesso della parrocchia di Bassone dove resterà per 14 anni.
E’ il periodo più lungo di permanenza in una parrocchia, iniziano una serie di trasferimenti ravvicinati nel tempo, accettati sempre con spirito di obbedienza e di servizio, laddove il Vescovo riteneva necessaria la sua opera pastorale.
Nel 1981 prende possesso delle parrocchie di Fornoli e Riccò, nell’ottobre 1986 è a Rossano e dopo qualche mese assume la responsabilità di Direttore diocesano delle Opere Missionarie. Pur continuando la sua opera a Rossano, nel gennaio del 1989 diventa responsabile della comunità di Coloretta ed a novembre dello stesso anno di Patigno e di Adelano. Nel Settembre del 1992 viene nominato Vicario parrocchiale di Fivizzano, Sassalbo e Cotto e amministratore parrocchiale di Posara, Spicciano e Terenzano. Infine, il 1 luglio del 1995 viene nominato parroco di Moncigoli, ultima comunità affidatagli prima della decisione di farsi missionario in terra d’Africa.
Nelle parrocchie dove ha svolto il ministero ha lasciato ricordi indelebili che in qualche caso (Rossano, Posara) si sono concretizzati nella posa di lapidi, a memoria per le future generazioni della generosità con cui ha svolto la sua opera di evangelizzazione. Don Adriano non era un sacerdote accomodante, ma era un uomo che sapeva accogliere, confortare, indirizzare, con il suo fare semplice, determinato ma comprensivo, uomo di compagnia. Qualche volta i suoi ragionamenti lasciavano stupiti e dubbiosi i suoi interlocutori, ma dopo opportuna riflessione ed approfondimento non si poteva che accogliere le sue idee.
Nell’autunno del 1995 la svolta della sua vita: il 23 ottobre parte missionario per la Repubblica Centroaficana.
La Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, rispondendo alla richiesta di aiuto del Vescovo Mons. Giani della Diocesi di Bouar, aveva deciso di gestire una nuova parrocchia in quel territorio ed era alla ricerca di un sacerdote che, queste erano le intenzioni, facesse da apripista con un periodo di permanenza di due anni, al termine dei quali un altro sacerdote avrebbe dato il cambio.
Molti rimasero sorpresi dalla disponibilità data da don Adriano, dopo attenta riflessione e ponderazione. In realtà l’adesione di Don Adriano non avrebbe dovuto sorprendere più di tanto, stante la comprovata generosità e l’adesione incondizionata alle necessità della Chiesa, di cui si sentiva parte attiva ed in cui profondeva tutte le sue energie, anche quando si trattava di realtà rurali che molti avrebbero considerato di infimo ordine, arrivando a stento a conoscerne l’ubicazione in zone remote della Lunigiana.

Come ben sappiamo si sono poi trasformati in otto gli anni passati a creare prima e gestire poi la parrocchia di Wantiguera, non avendo poi nessun altro sacerdote della Diocesi dato la disponibilità per il cambio. Ma come dice qualcuno non si sa se questa mancanza di alternativa che lo ha costretto a rimanere più a lungo nella missione sia poi dispiaciuta a Don Adriano o se invece in cuor suo abbia benedetto la circostanza che gli consentiva di rimanere tra quella era oramai diventata la sua gente e che aveva si bisogno della sua azione pastorale ma anche delle sue instancabili iniziative sociali e di educatore. Negli anni trascorsi in Africa si è speso senza risparmio per cercare di portare una speranza in quelle popolazioni dove il progresso stenta a fare presa, partendo dall’istruzione consapevole che solo con la conoscenza poteva arrivare la consapevolezza, basilare presupposto per creare una società che sia in grado di dare dignità e speranza alle persone.
Il 27 luglio 2003 la ancora giovane vita di don Adriano è stata bruscamente ed inaspettatamente spezzata da una tromboflebite. La salma è stata sepolta nel piccolo cimitero di Yolè, riservato ai missionari.
La scomparsa di don Adriano ha creato un vuoto nel clero pontremolese e non solo, ma il ricordo del suo passaggio tra di noi, più vivo che mai anche dopo quasi un ventennio dalla sua morte, resterà ancora a lungo, a conforto di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e come luce che traccia la via ai più giovani.
Per approfondire la figura del Comandante partigiano Facio
