

Don Angelo nasce a Torrano il 4 luglio 1910 da Giuseppe e Maria Assunta Miliani, primo di due sorelle e di un fratello.
Entrato in Seminario a Pontremoli, compie il percorso di studi classici e teologici, gli viene conferito il Suddiaconato il 6 febbraio 1938 dal Vescovo Giovanni Sismondo e celebra la prima Messa a Torrano il 1o luglio 1938.
Il 1° settembre 1939 il Vescovo lo destina al lontano e piccolo paese di Po, nel Comune di Fivizzano, dove rimane sino 31 dicembre 1951, quando a soli 41 anni muore per un tumore.
La morte del parroco di PO
Il male che non perdona, dopo lunghe sofferenze ha stroncato il 31 dicembre 1951 a soli 41 anni di età la forte fibbra del M.R.D. Angelo Bianchini – Parroco di Po. Era nativo di Torrano. dopo i primi anni di Seminario divenne alunno dei salesiani e sacerdote in quella Congregazione. Chiese e ottenne di rientrare a far parte del Clero diocesano. Fu per breve tempo parroco ad Arlia e prestava servizio anche anche a Bottignana; fu quindi eletto parroco a Po.
Sua nota caratteristica era la bontà d’animo, la quale gli valse a conciliare gli animi di quanti lo conobbero. La sua vita fu un continuo travaglio e gli ultimi mesi un vero supplizio. Il dolore affinò lo spirito e preparò l’anima del giovane sacerdote all’incontro con il Signore,
I suoi funerali ebbero luogo alle ore 9 del giorno 2, partendo dall’Ospedale di Fivizzano, dove era avvenuto il decesso. Erano presenti tutti i sacerdoti della vallata in numero di 18, dando bell’esempio di solidarietà. Erano presenti i suoi parrocchiani tutti e molti altri di Arlia, Bottignana, Collegnago e Vendaso. Erano presenti il Sindaco e il Segretario del Comune.
Da Pontremoli erano accorsi il Prof. Can. D. Ercole Simonini, presi del Liceo, il Can. Prof. don Edoardo Borrotti e il Can. don Francesco Quiligotti in rappresentanza del Vescovo.
Nella morta stagione che in quell’ora sembrava destarsi a vita primaverile procedeva , sulla strada nazionale verso Po, un feretro circondato da tanto affetto. Il suo paese l’accolse con due doppi di campane a festa che, se può essere un peccato della liturgia generale, in quel momento era l’unica accoglienza che conveniva a d. Angelo.
Disse parole sulla sua bara Mons. Gentile, che portò il saluto anche si S.E. il Vescovo, il quale era stato otto giorni prima a visitare il suo sacerdote e gli aveva amministrato il Sacramento dell’Estrema Unzione. Parlò anche il Can. Comm. don Mosè Carli, che come Vicario Foraneo, fungeva da Celebrante ed infine il Prof. don Enoizi volle ricordare a don Angelo il paese nativo e la partecipazione in spirito del suo vecchio parroco.
Il Corriere Apuano, 5 gennaio 1952




