DON EUGENIO GRIGOLETTI

Don Eugenio Grigoletti
La lapide posta all’ingresso del Seminario di Pontremoli a ricordo dei sacerdoti caduti durante la guerra, tra i quali don Grigoletti

Tra i Rettori di Adelano è il quinto ed è quello che tenne detta rettoria per il maggior numero di anni, cioè dal gennaio 1899 al 4 agosto 1944.

Nato a Noce di Zeri nel 1870, compì gli studi nel Seminario diocesano e fu ordinato sacerdote nel 1893.

Dei suoi 45 anni di ministero in Adelano, la prima quindicina si distingue per zelo e grande attività. Difatti subito si impegnò perché fosse portata a termine la fabbrica del campanile e non fu colpa sua ma d’altri se si dovette attendere ancora anni (18) prima di vederne il compimento. Nel 1903 provvide alla riquadratura completa della chiesa e l’intonaco della facciata. Nello stesso anno faceva eseguire il bel pavimento del corridoio della canonica, il lavandino ed i fornelli. Nel 1910 provvedeva l’orologio della torre campanario ( opera della ditta Terrile di Uscio). Nel 1926, essendosi venata la campana maggiore la faceva rifondere dalla ditta Capanni.

Specie nei primi quindici anni, il suo zelo ebbe modo di affermarsi nel campo spirituale particolarmente; molti ricordano la sua fruttuosa predicazione dei primi tempi. Tenne vari corsi di Esercizi Spirituali al popolo, a fu appunto durante uno degli ultimi di questi corsi (1937) che ebbe a deplorare dall’altare che ben 37 capi famiglia non avevano in quell’anno adempiuto al precetto pasquale. Tanto zelo e tante belle iniziative s’affievolirono gradatamente, certo a causa dei vari acciacchi che logorarono a poco a poco la sua salute, ebbe a soffrire molto per l’artrite.

Era umo stimato, “colto e intelligente” (lettera del Prof. don Pasquale Pasquali) e godette della stima ed amicizia di alti personaggi: l’On. Micheli Giuseppe, per esempio, Ministro dell’Agricoltura allora e ora Ministro della Marina da guerra; dopo la festa del Faggio Crociato venne a fargli visita e pernottò nella canonica di Adelano, serbando memoria ( come ebbe a dichiarare ultimamente) della magnanimità e generosità di don Eugenio. Per queste sue doti rimane nella gratitudine memore dei fedeli. Piacevolissimo nella conversazione, aveva anche spunti molto arguti.

Si giunse così al 1943/44, anni di grandi turbamenti e di indicibili sofferenze per tutti (siamo in piena seconda guerra mondiale) ma per Zeri in modo particolare a cagione degli avvenimenti: all’alba del 3 agosto ’44 i primi colpi di mortaio sparati dai tedeschi sulle case di Noce sorpresero gli abitanti dello Zerasco ancora addormentati. Subito ci si rese conto di ciò che avveniva: Noce era già in fiamme e i tedeschi, appostati sulla strada nelle vicinanze continuavano a lanciare bombe incendiarie sui caseggiati. Molte furono le vittime della furia tedesca.

Però la sciagura che ferì maggiormente il cuore degli Adelanesi fu la sacrilega uccisione del venerando parroco don Eugenio Grigoletti. I tedeschi passarono accanto alla chiesa in tre ondate successive: i primi in cerca dei “ribelli” il giorno 3 Agosto perquisirono la canonica, ordinarono al parroco al parroco di seguirli lungo la strada che mena al mulino, ma dopo breve tratto lo lasciarono, forse perché non poteva camminare; dopo di ciò, non sentendosi al sicuro, pensò di nascondersi con dei vecchi di Casa Bornia e trascorse la notte all’aperto; al mattino del 4 agosto, vedendo passare la seconda ondata di tedeschi pensò che ormai lo avrebbero lasciato in pace e volle tornare alla canonica; nel giorno giunse una terza colonna di nemici(addetta probabilmente alla perquisizione delle case dei civili ritenuti responsabili ). Nessuno era presente al fatto e quindi non c’è assolutamente certezza in quello che segue ma dalle tracce rimaste la scena può essere ricostruita così: i tedeschi entrarono, fermarono il parroco, perquisirono, trovarono documenti compromettenti – con tutta probabilità si trattava di note di comunicazioni radiofoniche che un addetto allo stato magg. Partigiano, di stanza in una camera della canonica (dove probabilmente teneva anche la radiotrasmittente) aveva abbandonato sul pavimento nella fuga generale; inoltre divise ed altri indumenti di questo partigiano furono rinvenute dai tedeschi nella soffitta dove il parroco li aveva nascosti – e questo, si pensa, determinò i tedeschi all’esecuzione sommaria del Rev.mo don Eugenio.

Fu un vecchio di Calzavitello (Clemente Lorenzelli) che appena i tedeschi se ne furono andati corse alla canonica e constatò l’accaduto; tutte le volte che me lo raccontava piangeva: appena entrato vide un lago di sangue nel piccolo corridoio che mena alla latrina, vide aperta la bottola della cantina, guardò giù e con orrore, scorse il corpo esanime di don Eugenio in fondo alla scala di legno; come è facile capire, era stato ucciso nel corridoietto e poi gettato giù.

In breve accorse sul luogo il popolo rimasto senza pastore. Accorse subito da Pontremoli (il giorno 5 agosto) l’Eccell.mo Vescovo mons. Giovanni Sismondo a suffragare l’anima dei due sacerdoti massacrati, a confortare il gregge malmenato e disperso. Di tutto si interessò l’amato pastore e tutti soccorse quanti poté nella sua carità senza confini. La salma di don Eugenio fu inumata nel cimitero in mezzo  ai suoi parrocchiani  defunti, ed attende tuttora una lapide commemorativa.

Tratto dal “Liber Chronicus” della parrocchia di Adelano