DON PIETRO GIUMELLI *****


Nella notte di domenica 26 settembre (1993), dopo breve e dolorosa malattia, ha chiuso il suo servizio sacerdotale sulla terra Don Pietro Giumelli, arciprete di Codolo, Dozzano e Cavezzana Gordana all’età di 76 anni.

Aveva cominciato questo servizio in tempi particolarmente dolorosi: eravamo nell’estate del 1944, quando i rastrellamenti delle truppe occupanti stavano insanguinando le nostre montagne. E toccò proprio a lui, ordinato sacerdote il 3 giugno, andare a prendere il posto di uno dei nostri sacerdoti martiri di quei giorni, don Lino Baldini, giovane sacerdote fucilato, davanti alla chiesa di Camporaghena, dai tedeschi. Non fu una trasferta facile: dalla natia Arzelato a Camporaghena, don Pietro, con il padre Angiolino, per alcuni giorni fece avanti e indietro per il trasloco delle cose essenziali su un carretto a mano, spinto da loro stessi: una giornata di cammino ogni volta, per strade impervie e, in quel tempo, anche pericolose.

Quello fu il suo “ingresso solenne”! Ma la sua presenza in quel paesino montano, e a Torsana (da sempre succursale di Camporaghena) fu davvero sostegno e conforto per una popolazione smarrita e impaurita, fatta di vecchi, donne e bambini, con gli uomini ai monti e i morti ammazzati che aumentavano!

A guerra finita, finita l’emergenza e tornata la libertà, don Pietro concorse per la parrocchia di Careola: sentiva troppo forte il richiamo dei suoi monti, di Arzelato, della sua famiglia cui era profondamente legato. Vi rimase dieci anni in cui ebbe modo di unire il paese alla chiesa, con una cordialità spontanea e contagiosa, con un’apertura di cuore veramente unica.

Poi l’ultima trasferta: Codolo nel comune di Zeri, ma vicina a Pontremoli, e Dozzano, l’antica cappellania unita a Codolo. Vi è rimasto Parroco e Amico per 37 anni, vivendo in senso profondamente vero e autentico la vita della sua gente, con semplicità, con umiltà, con laboriosità. Sempre pronto a dare una mano (nel senso concreto della parola!) con la sua canonica modestissima, ma sempre aperta ed accogliente per tutti; un vero compagno di viaggio per quella gente semplice e fedele, sostegno insieme e guida; un uomo di condivisione nel senso più ampio e cristiano della parola.

Gli era rimasta nel cuore e nel sangue la sua natura contadino, per cui il tempo libero dal ministero era per la sua terra, per la terra dei suoi vecchi che ha curato con amore e perseveranza fino alla fine: pago di vedere crescere il frutto di tanta fatica e godere della partecipazione degli altri a questi frutti.

Dire che don Pietro è vissuto per gli altri potrà sembrare una figura retorica, eppure è proprio così: ha speso in questo modo la sua vita, nella fatica e senza risparmio, sostenuto anche dalla sua fibra forte e sana di montanaro di razza. Ne è testimonianza, tra le innumerevoli altre attività, anche la militanza attiva nel Gruppo Donatori di Sangue Fratres, dove, per le innumerevoli donazioni, gli era stata conferita la medaglia d’argento.

Il Signore, negli ultimi anni, non gli ha risparmiato neppure la sofferenza: due interventi dolorosi alla spina dorsale, un intervento difficile al cuore (che egli non si sarebbe mai aspettato)e poi l’ultima, violenta e rapidissima malattia che lo ha stroncato. E anche questa fase finale della sua vita, nonostante il dolore, nonostante il pericolo, lui la sopportava con un coraggio unico, da ragazzone che non si rassegnava né all’avanzare degli anni né all’insidia del male.

Ai funerali svoltisi nel pomeriggio di martedì 28 settembre nella chiesa di San Colombano, a Pontremoli, era presente, pressoché al completo, la sua gente di Codolo, Dozzano e Cavezzana Gordana, ma c’era mezza Arzelato, c’era Careola e moltissimi amici ed estimatori. Ha officiato il solenne rito Mons. Vescovo, circondato da una cinquantina di sacerdoti diocesani. Mons. Vicario ha spiegato le ragioni ( di carattere logistico e pratico) della scelta di San Colombano per questi funerali; Mons. Vescovo ha tenuto l’omelia funebre sul mistero della morte e della resurrezione, verso la quale tende, poi, tutta la missione e l’impegno del sacerdote: il viaggio in cui don Pietro è stato compagno e amico per tanta gente.

d.p., Il Corriere Apuano, 2 ottobre 1993