

“So di chi mi sono fidato”, con questa certezza si è scandita e si è spenta la vita intensa e significativa del Sacerdote Pietro Piagneri, da tutti conosciuto come “Don Pietro di Vignola”. Ordinato sacerdote nel 1939, dopo qualche anno di servizio nella parrocchia di Gigliana, è posto, nel 1945, alla guida della comunità di Vignola, dove ha svolto ed orientato la propria vita al servizio degli altri, ispirato da un’unica Fede: quella in Cristo Risorto, cercando di vivere secondo la legge dell’amore, della condivisione, della solidarietà, della gratuità. Originario di Valdantena, ancora giovinetto nel 1927 scampa ad un incidente sui monti di Logarghena per lo scoppio di una bomba, quando persero la vita altri quattro giovani: un ricordo questo che rimase in lui sempre molto intenso. Per anni don Pietro è salito a Logarghena, il 2 agosto, per ricordare nella preghiera gli amici morti in quel tragico fatti di sangue che segnò profondamente tutta la sua vita.
Ma tutti l’hanno conosciuto in particolare per il servizio pastorale svolto nella parrocchia di Vignola e dal 1956 anche in quella di Casacorvi. Dotato di una semplicità e genuinità di carattere, era disponibile, aperto ad un intenso impegno che egli ha svolto per i bambini, i giovani, gli anziani delle due parrocchie.
Amava curare la vita pastorale nell’ascolto e accoglienza della Parola, nella partecipazione cosciente ed attiva alla liturgia, nella carità vissuta in prima persona.
Durante l’omelia delle sue esequie, il nostro Vescovo ha delineato in modo efficace il suo carattere e la sua personalità: schietta, semplice, a volte squisitamente genuina.
Con l’avvento del Concilio Ecumenico Vaticano II egli ha impegnato tutto se stesso per disporre la sua comunità parrocchiale al rinnovamento liturgico ed ecclesiale e non fu un compito facile!
Un’altra tappa del suo ministero fu l’incontro con la Comunità Neocatecumenale, fondamentale – diceva lui – per la scoperta della freschezza del proprio battesimo e per un rinnovamento pieno e profondo di fede che ha saputo poi trasmettere ai suoi fedeli. Con questo spirito ha posto come prima finalità del suo operato un primato assoluto della Parola di Dio in ogni occasione parrocchiale: catechesi, preghiere, incontri. La malattia lo coglieva proprio alle soglie di un importante momento della sua vita: il 50.mo di sacerdozio festeggiato, in forma solenne, nella chiesa parrocchiale di Vignola, cui era molto legato, nell’estate del 1989. Una folla entusiasta lo ha ringraziato; festeggiato. Ma cominciava il calvario che nessuno ha mai potuto condividere con lui dal momento che appariva sempre con il sorriso sulle labbra e con un entusiasmo infaticabile. Fino in fondo è stato alla scuola di Cristo: durante l’ultima Eucarestia in parrocchia, dieci giorni prima della morte, egli ha cercato di spiegare ai suoi fedeli come fosse pronto a ricevere “la Corona”. Soleva dire, gli ultimi giorni di vita, di aver combattuto una buona battaglia; di aver terminato la corsa. Una testimonianza significativo, una catechesi continua: ha cercato di far capire a quanti lo conoscevano, dio essersi fidato di Cristo a cui aveva consacrato tutto se stesso.
L’ultimo messaggio è stato il testamento, letto in mezzo alla sua comunità al termine delle esequie. Un atto con il quale egli vuole avere un ultimo, intenso dialogo con i suoi: ad essi chiede perdono se alcune volte non ha svolto fino in fondo la propria missione, a loro lascia i proprio perdono e tutto ciò che possiede.
I meriti di don Pietro quindi sono molti: non di minor importanza l’aver istituito per primo il Bollettino Parrocchiale come collegamento per i suoi fedeli immigrati certo dell’importanza della diffusione della stampa cattolica come veicolo e trasmissione di idee e di Fede.
Viene voglia di continuare ad elencare le numerose qualità di questo parroco ma, se ci fosse lui, scuoterebbe la testa con un sorriso quasi a dimostrare che non su questa terra valgono i meriti, ma nella Gloria dei Santi.
E certamente lui oggi lascia vivo in tutte queste comunità il ricordo di una persona che aveva intuito in vita ma fino alla morte, dove porta la fede in Dio, rendendo ragione della speranza che ha portato nel cuore e sapendo che questa speranza è fondata sulla fedeltà alle sue promesse: “Svegliati dal sonno della morte, risorgiamo con Cristo a nuova vita”.
Giuditta Bertoli, Il Corriere Apuano, 26 gennaio 1991