
Si compiono, il 1°settembre, dieci anni dalla morte del compianto arciprete di Succisa, can. don Quinto Barbieri. Alle ore 8 nella chiesa parrocchiale che già per tanti anni fu sua, i suoi parenti e i fedeli si uniranno al successore, don Costantino Petriccioli, e ai Sacerdoti della Vicaria nel suffragarne l’anima con un solenne Ufficio funebre che esternerà il profondo e caro ricordo che egli ha lasciato nei parrocchiani e in quanti lo avvicinarono.
La guerra, ormai, si è fatta lontana nel tempo, ma non possono cadere nell’oblio quanti l’hanno più gravemente sofferta e spiritualmente dominata. Tra questi don Quinto Barbieri. Lo zelo che ispirava normalmente il suo Sacerdozio, spontaneamente si estese ad abbracciare i fatti che la lotta della Resistenza provocava nel territorio della sua parrocchia, posta sulla linea di divisione delle due parti in guerra. La sua opera di assistenza spirituale segnò l’inizio di lunghe traversie che lo videro catturato dai tedeschi, sottoposto a malversazioni, scampato dal bombardamento delle carceri di Massa, fuggiasco sulle montagne della nativa Rossano, tra i rischi di rastrellamenti e della caccia all’uomo che a lungo fu condotta contro di lui. La fine della guerra lo vide riprendere il suo posto a Succisa, con l’antico, esemplare zelo, ma col fisico ormai minato.
La morte, cogliendolo prematuramente, ha chiuso la sua dolorosa odissea, che si unisce a quella di tanti altri sacerdoti della Diocesi a testimoniare, con le sofferenze e col sangue, le virtù di un Clero che, nelle nostre vallate, ha scritto pagine che non vanno dimenticate.
Articolo tratto dal Corriere Apuano