ELETTRIFICAZIONE IN LUNIGIANA E SVILUPPO INDUSTRIALE – LA CENTRALE DI BASSONE

Alcuni aspetti della dismessa centrale di Bassone
Le foto sono di Alessandra Martinelli

Il primo tentativo di elettrificazione, nel Comune di Pontremoli, può datarsi alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento con l’attivazione della centrale di Guinadi-Borgallo ad opera di Giovanni Battista Musetti. Le prime notizie documentate di utilizzazioni di energia elettrica sono quelle relative al cantiere per l’escavazione della galleria ferroviaria del Borgallo, dove nel 1888 sfruttando le acque del Verde e della Verdesina, veniva utilizzata soprattutto per illuminare il cantiere e mandare aria nella galleria.

La distribuzione verso le utenze più importanti avviene comunque intorno agli ultimi anni del secolo scorso. Il primo impianto può essere definito il tratto Guinadi-Pangona cartiera di Pontremoli per l’alimentazione degli opifici Del Signore (pastificio, segheria). E’ probabile che del servizio di energia elettrica venisse a fruirne anche l’Ospedale civile fin dai primi anni del Novecento. Verso tale data si può ipotizzare l’ulteriore sviluppo dell’elettrodotto fino alla Cementeria di S. Pietro.

A fine Ottocento viene costruita anche la Centrale di Bassone. Il Comune di Pontremoli si cimenta in una ardita attività imprenditoriale, iniziando a produrre in proprio e sviluppando subito idonei impianti elettrici verso Casa Corvi, dove c’era la fornace di laterizi, verso le vecchie carceri e i macelli di piazza Dodi (esiste ancora un residuo di cabina) e verso il ponte della Cresa. Con questi punti di trasformazione della tensione elettrica veniva attuato il primo sistema organico di distribuzione alla cittadinanza con la stipula di regolari contratti e corresponsione di canoni adeguati. Successivamente l’impianto viene esteso fino alla Cementeria, realizzando in tal modo la prima interconnessione fra due fonti di energia di proprietà diversa. Intorno al 1910 alla Cementeria di Pontremoli arriva anche un’ulteriore alimentazione proveniente dalla Centrale di Bagnone ( 1903-1904), che sviluppava i propri impianti verso la fornace Molossi di Mocrone e la Marina Militare di Scorcetoli. Dalla zona di Mocrone gli impianti si sviluppavano anche verso gli stabilimenti militari “Montecatini” di Villafranca e Boceda. La centrale di Bagnone venne costruita dal Comune di La Spezia per esigenze di elettrificazione dei pozzi del servizio di acqua civile e industriale della città. Ancora oggi funziona prevalentemente per il pompaggio dei pozzi di Fornale costituenti il principale punto di alimentazione della città della Spezia.

Più estesamente in Lunigiana le opere elettriche fondamentali sono lo sfruttamento del bacino di Lagastrello con la costruzione delle centrali idroelettriche di Paduli, Rigoso, Rimagna, Palanzano (bacino d’Enza), da cui trovarono alimentazione i primi elettrodotti, nel 1905, che rifornivano l’Arsenale de4lla Spezia. Con il completamento dei lavori di attivazione delle centrali, una seconda linea elettrica, verso il 1912, darà ulteriore impulso alle lavorazioni dell’Arsenale spezzino. Verso il 1920 con un razionale utilizzo delle disponibilità elettriche, che comprendono le centrali alimentate dal bacino del Parma (all’altezza di Bosco, Marra e Corniglio), viene completato lo sfruttamento idroelettrico con la realizzazione di una terza linea dal Parmense verso la Lunigiana e La Spezia.

Con il nodo realizzato in località Magliola di Licciana diventano interscambiabili le produzioni provenienti dai bacini dell’Enza e del Parma con la centrale di Arlia di Fivizzano (torrente Rosaro) e Bagnone. La Montecatini di Aulla – Filanda aveva nel frattempo attivato la centrale di Ponterotto sul torrente Taverone. Nello stabilimento di Filanda di Aulla avveniva lo scambio fra la propria produzione e quelle provenienti da Lagastrello, collegando altresì il polo di Bagnone-Villafranca-Boceda.

Il Corriere Apuano, 15.1.2000