ESPLODE IL GRISOU’ NEL CANTIERE DEL BORGALLO: 13 MORTI

Sono le quattro del mattino del 7 aprile 1893: gli operai di una delle imprese impegnate nella realizzazione della linea ferroviaria Parma-La Spezia stanno lavorando alla costruzione della lunga galleria del Borgallo, 4.691 metri all’interno della montagna. All’improvviso tutto il cantiere viene devastato da una tremenda esplosione che scuote la terra: gli uomini vengono scaraventati in aria e scagliati lontano. Un minatore muore all’istante, altri dodici lo seguiranno in un arco di tempo compreso fra poche ore e alcuni giorni.

Otto chilometri di roccia infida che richiede sforzi incredibili e soluzioni ardite, ma soprattutto un lavoro al limite della condizione umana. Gli operai lavorano della fioca luce delle lampade a petrolio (sarà proprio una di queste a innescare l’esplosione), in un’aria irrespirabile a temperature altissime, affondati nell’acqua e nel fango.

Eppure a prezzo di enormi sacrifici la montagna sembra sul punto di essere vinta: dopo dieci anni e un mese di lavoro, mancano soltanto 65 metri per incontrare la squadra che avanza dal versante emiliano; pochi metri ancora e l’aria potrà cominciare a circolare liberamente nel tunnel. Invece l’esplosione devastante: tredici morti e dieci feriti; i lavori sospesi per alcuni giorni, mentre il Tribunale di Pontremoli apre un’inchiesta che si concluderà con un nulla di fatto.

Il Circolo Operaio di Pontremoli guidato dall’Avv. Pietro Bologna, futuro sindaco della città, intenta una causa contro l’impresa Piatti che, dopo alcuni mesi, verserà un risarcimento complessivo di 40.000 lire alle famiglie delle vittime; poco meno di ottomila lire sarà invece il totale raccolto dal Comitato di Soccorso costituitosi spontaneamente.

Un anno dopo la galleria sarà inaugurata.

Tratto da Il Corriere Apuano