La narrazione delle vicende di “Casa di Buricca” è dovuta sia alla testimonianza di Anna Gussoni raccolta dalla nipote Alessandra Martinelli sia al ritrovamento di numerosi documenti conservati in cantina.
Casa di Buricca – 1939/1945
I Micheli di Buricca non trascorsero periodi facili durante quegli anni: i terreni da coltivare erano pochi, non avevano che una mucca e l’unica cosa che riusciva davvero a sfamarli erano le castagne. Il nonno Lino andò a sette anni a lavorare come garzone in Verbiola, di quel periodo ricordava il violento terremoto (1929). Non conosco molto degli altri figli, i Buricca non erano molto chiacchieroni e non li sono tutt’ora.
Penso che abbiano passato gran parte del tempo a preparare pacchi con marmellata, pane, castagne e soprattutto sigarette ai tre figli maggiori sparsi tra Germania e Russia. Scrivevano anche molte lettere, tutte arrivate ai giorni nostri in perfette condizioni.
I Buricca erano gente che viveva isolata dal resto del paese, gente particolare. La moglie di Serafino Micheli, Amabile Antiga, veniva dai Brugnarelli e la sua famiglia era ancora più particolare. I Brugnarelli erano una casa in mezzo al bosco, completamente isolata, di proprietà della famiglia Tonelli. Lorenzo Tonelli, detto “Brugnarello” era un uomo allegro e così amante del gioco che disputava partite a carte persino con la sua stessa ombra: la figlia Linda era la signora più elegante che io abbia mai conosciuto. La sorella di Lorenzo, Ermelinda, sposò Giuseppe Antiga, per tutto il paese “Mnaccein”. Suo nipote Lino lo definiva come l’uomo più cattivo del paese. Mnaccein era comunista e girano leggende di lui che da casa spara sulla processione del Sacro Cuore che passava dinnanzi. La figlia Amabile sposò Serafino Micheli nel 1919. Serafino si era già sposato nel 1918 e nell’arco dello stesso anno aveva perso la moglie Pierina, morta di parto. Così Amabile andò a vivere a Casa di Buricca, la casa numero uno del paese. Lì abitava anche il fratello di Serafino, Andrea, con tutta la sua numerosa famiglia.
Lino Micheli era il secondogenito, classe 1922. Le sue avventure durante la guerra furono tragicomiche. Faceva parte della Artiglieria Contraerea 4° Raggruppamento 37° gruppo. Fu giudicato idoneo a guidare camion con motori a scoppio e il 20 giugno 1942 partì per la Russia. Giungono alcune lettere da “per la strada” e molte lettere da Millerovo, un paese contadino dove c’era un importante aeroporto militare e uno scalo ferroviario. Lino si occupava della sussistenza e non patì mai la fame. In una lettera scritta il 9 ottobre 1942, Lino diceva che alla mattina incominciava a fare un po’ freschino, in una stagione insolitamente calda per la Russia. Alla fine arrivò anche il freddo: le coperte che avevano in dotazione erano pesanti, dure e scaldavano poco. In una nottata particolarmente gelida, con una temperatura di 40° sotto zero, lui ed altri raschiarono Cognac congelato da un barile e lo consumarono come una specie di granita. Il nonno dopo quella volta non ha mai più potuto soffrire il cognac. Altro probema erano i pidocchi: Lino pensò di porvi rimedio mettendo a bagno la maglia nella soda caustica. I pidocchi scomparvero, purtoppo anche la maglia.
Ai militari venivano passate sigarette d’ufficio. Il nonno Lino non fumava, quindi rivendeva le sigarette ai suoi compagni. Con i soldi ricavati acquistò una bella croce d’oro da alcuni contadini russi. Al ritorno in Italia, intorno alla fine di aprile del 1943, a Firenze la roba venne messa in quarantena e la croce d’oro sparì.
Al ritorno a casa trovò un gran fermento. Norino e Gentile erano ancora prigionieri, a casa erano rimasti i genitori, le sorelle e il fratello minore, il grintoso Quinto. Non era l’unico grintoso a casa di Buricca, al “piano di sotto” c’era il cugino Giovanni Battista Micheli. A casa di Buricca iniziava la Resistenza.
Lino fu partigiano combattente con il nome di Joe, nella 12° Brigata Garibaldi, nella 1° Brigata Beretta e nella 3° Brigata Beretta. Rimase ferito non troppo eroicamente a una gamba alla Colla, mentre stava visionando alcune nuove armi inglesi con altri compagni. La nonna assistette alla scena, come buona parte del paese. La Ines Gussoni recuperò la barella che di solito era usata per i funerali e Lino fu portato a casa di Buricca così. Venne ricoverato all’ospedale di Pontremoli, dove mangiava solo patate e dove avrebbero voluto tagliargli la gamba. Scappò di nascosto dall’ospedale e in strada rimediò un passaggio da un camion che andava a Parma: lì la ferita fu curata adeguatamente e venne trasferito a Bologna, dove firmò per evitare una seconda operazione. A casa di Buricca era stato ricavato un nascondiglio dentro il monte appena sopra, dove Lino e altri partigiani potevano nascondersi all’occorrenza.
Lino Micheli tornò dalla campagna in Russia guidando un camion, ma se chiedete a qualsiasi persona di lui, lo ricorderà sempre in sella alla sua vespa.
Gentile Micheli era il terzogenito, classe 1924. Faceva parte della Fanteria e nell’ottobre del 1943 venne fatto prigioniero e portato in un campo di prigionia a Krems, in Austria (Stalag XVII B – n° prigioniero 93143). A Serafino arrivò una cartolina della Croce Rossa che sosteneva che Gentile era transitato da Bolzano, diretto in Germania. C’è anche un’altra corrispondenza epistolare, tra Serafino e una signora di Chiusa, Emma Speranza. Quest’ultima comunica a Serafino che Gentile era l’attendente di un tenente, ed era appena partito per la Germania assieme ai suoi compagni. Ci sono tantissime lettere tra Gentile e suo padre, tutte in perfette condizioni. Gentile chiedeva notizie della famiglia, dei nonni e dei giovani del paese. Serafino spediva castagne, pane che arrivava troppo secco, marmellata, biancheria, ma soprattutto sigarette.
Norino Micheli era il primogenito, classe 1921. La sua storia fu molto romantica. Venne fatto prigioniero e portato a Schleswig, in Germania (Stalag X A – n° prigioniero 6455) il 9 settembre 1943. Lì conobbe una ragazza Lottie. Quando fu liberato tornarono insieme in Italia, più o meno a settembre. I bambini del paese si agitarono quando videro passare quella ragazza tedesca. Norino arrivò finalmente a casa di Buricca e lasciò Lottie ad aspettarlo a metà strada. Spiegò la situazione ai familiari, o avrebbero accettato la sua ragazza o se ne sarebbe andato anche lui. I Micheli, poche parole ma tanto cuore, accolsero entrambi a braccia aperte.
• Lino Micheli ricevette una croce al merito e conservò gelosamente la sua mostrina della 3° Brigata Beretta
• Quinto Micheli probabilmente partecipò all’azione esplosiva del ponte di Mignegno
• Elia Micheli fu staffetta partigiana
• Giovanni Battista Micheli,cugino del nonno, fu membro super attivo della Resistenza succisana,
• Lottie fu pioniera delle foto a Casa di Buricca
• Fiorindo Micheli tornò a piedi da Krefeld, in Germania (Stalag VI J – n° prigioniero 68975)
• Don Bruno Ghelfi fu un tostissimo membro della Resistenza
• Curiosità. Enrico Gussoni evitò di combattere la prima guerra mondiale per uno scambio di documenti con…. Serafino Micheli. Serafino aveva i piedi piatti e grazie a questo Enrico venne riformato. Alla seconda visita venne riformato anche Serafino.
• Gino Fanti fu dato per disperso in Russia il 31/01/1943
• Marino Ghelfi fu dato per disperso in Russia il 18/12/1942
• Geraldo Tozzi fu dato per disperso in Russia il 22/01/1943
Alessandra Martinelli