
Le fontane restaurate di monte Burello sono e saranno uno dei segni concreti del passaggio su questa terra di Firmino. E’ la firma, la sua, che ne tramanderà il ricordo alle prossime generazioni. Nato nel 1934, il 19 settembre, Firmino ha vissuto il prima ed il dopo: la vita grama dei contadini la cui sopravvivenza era legata al favorevole andamento delle stagioni, le difficoltà per mettere insieme pranzo e cena, la fatica del lavoro per la manutenzione dei prati e dei boschi, e il nuovo mondo degli anni sessanta e seguenti, dove tutto è parso accelerare in modo inarrestabile, una nuova alba sembrava sorgere ed in effetti era sorta, lavatrici, frigoriferi, moto, automobili, falciatrici, motoseghe, soldi, strade nuove, larghe; tutto bello e comodo, ma tutta questa agiatezza aveva in sé una puntina di veleno: la perdita piena e irreversibile di un mondo costruito in millenni dai nostri predecessori, tra tentativi falliti e nuovi inizi, ma rimasto immutato nel tempo.
Firmino amava il suo paese, le sue radici, il suo mondo. Ha capito che il nuovo non avrebbe accompagnato l’esistente, ma lo avrebbe cancellato, soppresso. E nel suo piccolo ha cercato di agire, di evitare che le nuove generazioni perdessero completamente la cognizione del nostro passato, contribuendo a mantenere un faro acceso sul futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Tante sono le sorgenti presenti su monte Burello e sono state per secoli le fontane della convivialità, come amava chiamarle Padre Aldo. I più anziani di noi ancora ricordano quando dopo una dura mattinata di lavoro a raccogliere castagne, tagliare il fieno o la legna, a mezzogiorno ci si incontrava alla fontana a prendere l’acqua fresca e ristoratrice per accompagnare il pezzo di carsenta con il formaggio o con qualche fetta di salame che costituiva il pasto frugale. Non c’era tempo per tornare a casa, a piedi si sarebbe impiegato troppo tempo. Anche i nostri animali, mucche e pecore, conoscevano questi punti di ristoro e all’approssimarsi acceleravano il passo per potersi dissetare e riprendere con più lena la strada.
Firmino era abile a lavorare la pietra, sapeva trattarla e adattarla alle proprie esigenze. Ha preparato le pietre e con un gruppo di amici – Delio, Armando, Silvio, Edero, Piero, Redino – ha sistemato molte delle sorgenti di monte Burello – fontana Bandigla, Masera, Funtanela, altre in Naréla.
Come tanti giovani della sua generazione, ventenne ha provato la strada dell’emigrazione, in Svizzera. Ma come abbiamo detto Firmino amava la sua famiglia ed il paese dove era nato e dopo una breve esperienza è tornato e non si è più allontanato.
Ha appreso dallo zio Carlo l’arte del muratore e come autodidatta ha coltivato il talento nel lavorare la pietra ed ha esercitato il mestiere con bravura riconosciuta.
L’appoggio di Firmino al paese non si è limitato alla sistemazione delle fontane, è sempre stato il punto di riferimento per tutte le iniziative, sia che si trattasse di riparare un ponte pericolante, di costruire un muro, di sistemare una strada o più semplicemente di tenere in ordine il cimitero; era anche prodigo di consigli per coloro che avevano un problema da risolvere ed una mano non mancava mai di darla.
La sua scomparsa, nel 2019, ha creato un vuoto nella comunità difficile da colmare.

