FOTOGRAFO DI PAESE *

Vita a Zeri nella immagini di Attilio Bertoni 1900 – 1940

Ideazione, scelta e organizzazione dei materiali: Paolo Bissoli, Adriano Filippi, Lia Giambutti, Caterina Rappetti

Progetto grafico: Orazio Pugliese

Le valli di Zeri si aprono, agli di chi giunge, come conche versi dove la vegetazione riguadagna a poco a poco lo spazio che l’uomo con fatica le aveva conteso nei secoli. Anche nei paesi sono stati rapidamente cancellati i segni di una vita rimasta pressoché immutata per lungo tempo e oggi, non senza difficoltà, si incontrano tracce di quanto faceva scrivere ai visitatori dell’Ottocento: ” Zeri mangia del proprio pane e veste del suo pelo”.

Qualche villaggio sempre più abbandonato e sempre più fatiscente, le case di chi, partito per la Francia o l’America non è poi ritornato a trasformarle, gli oggetto, gli attrezzi, le suppellettili che in qualche abitazione ancora si conservano, sono, insieme ai racconti di cui è ricca la memoria popolare, i frammenti, le testimonianze di una cultura che si è espressa qui, non senza interferenze o scambi con aree più o meno vicine ma anche con peculiarità proprie costruite e conservate nei secoli.

Anche le foto di Attilio Bertoni costituiscono un frammento evocatore di una vita lontana e già vicina a noi. E’ arrivata la prima motocicletta condotta con qualche disagio nel tratto in cui non c’è strada, ci sono villeggianti, qualcuno tornato dall’estero porta il berretto alla francese, qualche giovane mostra scherzosamente l’orologio del vicino, altri mettono in evidenza il proprio, le ragazze del Bosco indossano calze di seta. E’ una figura di fotografo di paese, il Bertoni, di cui poco è rimasto al di là di queste immagini. Figlio di emigrati rientrati agli inizi del secolo, molti lo ricordano meticolosamente intento anella scelta del luogo e della posa in cui collocare i soggetti da ritrarre per ricavarne poi immagini nel grande armadio di legno della “camera nera” della casa di Castoglio.

Si spostava anche nei paesi vicini, e in quelli del versante ligure dell’Appennino, scendeva fino alla costa, come sembrano testimoniare alcune immagini.

Un uomo dal portamento distinto, riservato, amante della musica e della fotografia, professione che esercitava soprattutto nelle feste di paese. E’ infatti durante le feste della primavera e dell’estate, il Canto del Maggio a Rossano, Sant’Anna a Coloretta, San Genesio a Paretola, oltre a Castello, a Noce, al Bosco, a Montefiorito che le nostre immagini sono state riprese. In grandi e piccoli gruppi venivano ritratti i giovani, i fidanzati, le amiche e le sorelle sedute nei prati, le famiglie unite sull’aia, con la coperta sul fondo; tutti con il vestito migliore, tolto per l’occasione dai cassetti – se ne intravedono ancora le piegature, le scarpe “buone”, in giacca e cappello, proprio o imprestati – chi si scorge sul fondo è spesso in maniche di camicia, qualche collanina o un pizzo lasciato intravvedere dalle ragazze, e, riconoscibili a prima vista, le villeggianti con i cappelli corti, i vestiti chiari, le scarpe leggere. C’è anche una giovane in costume, il vestito della festa: la gonna di mezzalana grigia e il fazzoletto di lino tessuti qui, ma è probabilmente una delle ultime occasioni in cui viene indossato perché non compare più in immagini successive, mentre si riconosce ancora in precedenti. Sono foto di festa, quasi inesistenti le occasioni private, soltanto qualche matrimonio, pochissimi i bambini. Sono immagini destinate ad essere inviate o portate lontano, o lasciate agli amici in paese; Frequenti appaiono infatti su retro le dediche “a ricordo” per familiari e amici, collegabili quindi con le partenze con l’emigrazione o spedite a giovani in servizio militare. E lontano queste foto vanno anche in tempi recenti, quando chi ritorna al paese le prende con sé, per cui molte si sono disperse nelle più varie località dove chi ha un qualche legame con questo territorio si è trasferito: il nostro album non è e non potrebbe essere esaustivo dell’opera del Bertoni, crediamo comunque che per la ricchezza di materiali da cui l’abbiamo ricavato sia sufficientemente significativo della sua produzione. Mancano immagini del lavoro, le poche che presentiamo non appartengono al Bertoni e ciò non a caso; non si chiedeva certamente la fotografo di documentare la fatica , nemmeno si desiderava essere ritratti in abiti sporchi e rattoppati.

Sono invece documentate alcune occasioni di vita civile: manifestazioni pubbliche e “autorità”: il medico, le maestre, il direttore didattico, i numerosi parroci. La frequente presenza dei preti nelle famiglie di Zeri rievoca immediatamente il “numero eccessivo” sotto lineato nella nota granducale della fine del Settecento.

Figure tuttavia, quelle riproposte nel nostro album, ancora fortemente presenti nella memoria popolare, alcuni dei quali coinvolti, insieme alla popolazione civile, nei drammatici eventi della lotta di Liberazione. E con una immagine evocativa delle vicende della Resistenza, almeno nelle intenzioni e nella dedica dell’autore – un giovane ufficiale inglese che trascorse diversi mesi su questi monti e che scrive: ” non più fiamme nella vallata ma pace e lavoro” – chiudiamo questa nostra rassegna di vita a Zeri tra vecchio e nuovo mondo. Vi incontriamo quella popolazione “di belle forme, d’animo gagliardo, di poche parole, frugale, ospitalissima, quantunque intollerante d’ogni più piccola offesa….., donne di una robustezza maschile che conducono una vita laboriosa e temerata e che….può veramente dirsi siano il sollievo all’uomo” descritta qualche decennio prima da Gerolamo Gargiolli e accanto ad essa i segni dei tempi nuovi. Immagini che l’obiettivo attento e sensibile del Bertani ha colto e che riteniamo significativo ed interessante conservare riproponendole ad una attenzione più ampia.

Caterina Rapetti, le ragioni di una mostra