Durante un’escursione effettuata in località “il ponte” preso Castello di Zeri, in provincia di Massa Carrara, notavo una maestà (1) che sembrava essere costituita, nella parte superiore, da un frammento di statua-stele.
Tale maestà è formata da due elementi in pietra arenaria sovrapposti. La parte inferiore consta di una lastra sub-rettangolare recante anteriormente l’effige in marmo di una Madonna con Bambino e coll’epigrafe: S.R. POSE S. MARIA DI MONTENERO NEL 1890.
La pietra è stata espressamente adattata ad accogliere la scultura che è protetta da un breve incavo risaltata inferiormente da una semplice cornice. La parte superiore appare tagliata secondo una linea orizzontale.
Il blocco, nel suo insieme, non sembra presentare elementi che possano caratterizzarlo come stele anche se ne presenta le dimensioni e le proporzioni.
Ma ciò che colpì maggiormente la mia attenzione fu la parte superiore della maestà, cioè l’elemento che ne costituisce il fastigio: esso ha una forma estremamente interessante e potrebbe presumibilmente costituire un frammento di stele riutilizzato per la costruzione di tale monumento. Le sue dimensioni sono: altezza massima cm. 34 – larghezza massima cm. 54 – spessore massimo cm. 21,5 (spalla sinistra) e cm. 22 ( spalla destra).
Il pezzo sembra rappresentare la parte superiore di un tronco di una statua-stele, col collo piuttosto tozzo, il quale, superiormente, dal lato sinistro, reca la traccia dell’espansione laterale della testa, oggi mancante. Evidentemente quest’ultima doveva avere la tipica foggia a cappello di carabiniere; la parte apicale , molto irregolare, mostra di essere stata rotta e di aver subito la prolungata azione degli agenti atmosferici. I contorni del collo degradano dolcemente verso le spalle squadrate con simmetria geometrica.
All’estremità inferiore il frammento appare spezzato secondo una linea orizzontale. Nello spessore della parte sottostante è stato ricavato un incavo avente la funzione di unire ad incastro i due elementi della maestà. In sezione la pietra presenta una forte rastremazione verso la parte alta.
Né sul davanti, né sul di dietro è visibile alcun segno che possa far pensare alla linea clavicolare o altro elemento tipico di una statua-stele.
Del resto il pezzo è in cattivo stato di conservazione a causa della prolungata esposizione agli agenti atmosferici e del particolare tipo di pietra che è un’arenaria molto friabile. Inoltre i licheni che ricoprono gran parte del monumento impediscono di poter notare particolari che potrebbero meglio caratterizzarlo. Rimane dunque un pezzo che non presenta elementi determinanti ai fini di una sicura attribuzione. Alla sagoma singolarmente identica alla parte superiore di una statua-stele e anche alla sua eventuale riutilizzazione (2) fa riscontro l’eccessiva rastremazione verso la parte superiore e, soprattutto, la mancanza di un qualsiasi “segno” che siamo soliti leggere sulla ricca serie delle statue-stele lunigianesi. Può darsi che alcuno di questi elementi sia stato obliterato dal tempo o sia stato intenzionalmente tolto per meglio adattare la pietra alla nuova funzione, ma, attualmente, non potremmo obiettivamente dire che quella pietra sia stata effettivamente parte di una statua-stele.
Anche se nel territorio di Zeri non sono mai usciti alla luce monumenti del genere, l’ambiente è certamente uno dei più tipici per essere stato insediato dalla più antica protostoria.
A questo proposito ricordiamo innanzitutto la scoperta fatta più di un mezzo secolo fa a breve distanza dalla nostra maestà e precisamente nei pressi di Rossano, sempre in comune di Zeri, di una sepoltura a cassetta di cui resta un unico cinerario attribuibile al VII o al VI secolo a.C. (3).
Manfredo Giuliani poi ha messo in luce il particolare tipo di insediamento dello Zerasco che va attribuito sicuramente a comunità liguri preromane (4). Anche Romolo Formentini ha individuato nell’elevata altura che domina l’attuale borgo del Castello una località che probabilmente era un antico “castellaro” ligure, cioè una di quelle cime ove le popolazioni liguri si asseragliavano all’arrivo degli eserciti nemici e di quelli romani in particolare (5). Dalla tomba di Rossano vi è dunque una lunga continuità di permanenza umana, documentata anche da altri rinvenimenti quali sepolture ad inumazione (6) e dalla storia medioevale del castello di Zeri (7).
Tutto questo si giustifica qualora si pensi che lo Zerasco è attraversato da strade a lungo tragitto dirette alla Padania ed alla Liguria orientale attraverso i valichi appenninici, in un reticolo usato da sempre nella pratica della transumanza, secondo schemi di viabilità naturale ricalcati dalla preistoria fino agli inizi di questo secolo (8). E la maestà di cui stiamo parlando si trova proprio al margine di una di queste strade di antica comunicazione, oggi in disuso e ridotta al ruolo di via campestre, ma che nelle parti ancora accuratamente lastricate e nel ponte medioevale che, poco lungi, attraversa il Cedolo, rivela la funzione di grande transito verso la contrapposta valle di Taro.
Paola Ribolla, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lucense/Istituto internazionale di studi Liguri., 1973
(1) Per maestà o maestà-rifugio si intendono le edicole o piccole cappelle recanti effigi di carattere religioso, poste ai lati delle vie mulattiere. La Lunigiana ne è particolarmente ricca.
(2) Si ricordi, a questo proposito, che molte statue-stele hanno subito processi di riutilizzazioni ed alcune proprio come elemento da mettersi alla sommità di piccoli monumenti. Si veda la n. 35 Malgrate, messa a fastigio di una fontana.
(3) Manfredo Giuliani, Tomba a incinerazione nell’alta val di Magra, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, XV, 1939, III, pp. 176-183. Ubaldo Formentini, Tomba a cremazione scoperta nel territorio di Rossano (Zeri), in Notizie degli Scavi di Antichità, serie VII, vol. II (1942), fasc. 7, 8, 9, pp. 173-178. In, Per la cronologia delle tombe dell’età del Ferro nella Liguria centro-orientale, in Rivista di Studi Liguri, XII (1946), 1-3, pp.
(4) Manfredo Giuliani, Il Castello di Zeri e le comunicazioni antiche e medioevali della Regione del Gottero, estr. dall’Archivio Storico per le Province Parmensi (serie IV), vol. XI (1959), p. 12 segg.
(5) Romolo Formentini, Notizie di un sepolcreto ad inumazione nell’alta val di Magra, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio Lucense, XV (1964), 1-3, p.129
(6) Ibidem
(7) Manfredo Giuliani, Il Castello cit., p. 8
(8) Ibidem, p. 10 segg.