E’ attivo ormai da tre anni ( ndr: lo scritto risale al 2011) il progetto di sperimentazione denominato “frulun”, frumento lunigianese, che mira a reintrodurre la coltivazione del grano tenero (triticum aestivum), un tempo comune prima delle grandi ondate migratorie , dell’inurbamento e dell’abbandono dell’agricoltura, poi sostituito da facili farine di importazione. Del progetto, sostenuto dalla Comunità Montana, da Provincia e Regione con il supporto delle principali organizzazioni agricole e la collaborazione tecnico scientifica della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, nei giorni scorsi, a Traverde di Pontremoli, si è avviata la terza fase sperimentale.
Nell’azienda agrituristica Cà del Lupo di Alessio Lombardi, incastonata nel verde dei boschi, lungo la strada che sale verso il Passo del Brattello, sabato 26 febbraio si sono dati appuntamento quattordici esperti impegnati in un test di assaggio e di valutazione delle caratteristiche di sei diversi testaroli, cinque cotti con farine autoctone e uno con farine industriali, pur se di primissima qualità. Dunque erano di scena i testaroli, il più tipico dei prodotti alimentari pontremolesi, come nei due precedenti incontri erano stati valutati i pani del fivizzanese ed i Panigacci di Podenzana. Nei tre casi la farina utilizzata era di provenienza da campi sperimentali impiantati in Lunigiana. Gli apprezzamenti dei buongustai partecipanti alla degustazione non sono mancati e sono stati entusiasti; a giorni saranno rese note le valutazioni degli esperti tecnici dell’Università di Pisa.
Dalle parole del Presidente della Comunità Montana Paolo Bissoli traspare la soddisfazione per un progetto di grande interesse produttivo commerciale con la reintroduzione della produzione del grano e della farina per un prodotto di eccellenza nel panorama gastronomico nazionale. “Un progetto – ha sottolineato il presidente – che ha dimostrato come in Lunigiana si possa ritornare a produrre una farina di alta qualità con la quale realizzare alcuni dei nostri prodotti di punta: pane, panigacci e testaroli.”. E questo è un primo risultato di prestigio che coinvolge sia il consumo locale sia quello sempre più interessato alle regioni del Centro-Nord: Emilia, Lombardia, Liguria e naturalmente Toscana. Ma ce n’è dell’altro, non meno allettante, sul quale dovrebbero convenire e convergere a sostegno le scelte politiche ed economiche del territorio, pubbliche e private: la garanzia di un reddito interessante e adeguato a chi sceglie ( e qualcuno che ha il coraggio di farlo c’è) un ritorno alla terra in termini utili ed efficienti , senza cioè rimpiangere improponibili vocazioni agro-silvo-pastorali. Potrebbe essere un contributo determinante per avviare una filiera che potrà avere effetti benefici per tutto il territorio.
Da Il Corriere Apuano, 12.3.2011