GIUSEPPE DELLA BARTOLOMEA E GIOVANNI SCUDELLARI

Giuseppe della Bartolomeo – ╬ 3 luglio 1944

Un vecchio lavoratore di Gravagna, tale Giuseppe della Bartolomea, vulgo “Doretto” non teme i tedeschi; non li teme perché sa d’aver la coscienza tranquilla. Il mattino del 3 luglio, prima di lasciare la casa colonica, grosso casone isolato su uno dei contrafforti della Cisa, si munisce di una discreta somma di danaro, col proposito di recarsi in una frazione d’oltre appennino, per l’acquisto di un capo di bestiame. Se ne va, così, faticosamente, verso la località prestabilita, quando viene brutalmente affrontato da una grossa pattuglia tedesca. Perquisito, viene trovato in possesso di una discreta somma in dollari e sterline. Triste guaio per il povero “Doretto” poiché l’ira del capo pattuglia, alla vista delle banconote, si scatena, invelenendosi addirittura, quando scorge tra i numerosi amuleti che il vecchio ama portare agganciati alla catena dell’orologio, una medaglia riproducente un’effige, che la pazza fantasia del Vandalo ravvisa per quella di Lenin.

Il vecchio montanaro è perduto. Legatigli i piedi con un lungo tratto di corda, viene trascinato a corsa pazza per l’aspro e accidentato terreno dalle due stesse bestie frustate a sangue. L’orrendo martirio prosegue a lungo, tra lo sguaiato spasso dei tedeschi, per nulla turbati, dalle laceranti urla prima, e dai fiochi lamenti poi, della povera vittima. Ricondotti i due muli, sbuffanti dalla fatica, al centro della pattuglia, i tedeschi constatano con una certa sorpresa, che l’infelice, seppur morente, non è del tutto finito. I mostri non sono ancora sazi. Grondante sangue da tutto il corpo, l’agonizzante, viene stretto al collo con del filo di ferro spinato, raccolto sul posto, e così legato, è appeso al grosso ramo di un albero. Il capo pattuglia si riserva……l’onore di sparare per primo. I degni scherani del capo, per non essere da meno in tanta viltà, crivellano a colpi di mitra il corpo oscillante del povero vecchio, ormai senza vita.

Onore al tuo martirio, vecchio Doretto!ù

Giovanni Scudellari -╬ 3 luglio 1944

Il sangue del vecchio Doretto non è bastato a saziare le inesauste brame di questi vampiri d’oltr’alpe che, alla stregua dei nostri eresiarchi politici da strapazzo, avevano proclamato al mondo di voler redimere e salvare l’intera umanità. La “strafe expedition” era in marcia, ma quale pericolo potevi rappresentare tu, povero Scudellari, di fronte a questa orda furibonda di macellatori, col tuo misero corpo, con la tua modesta statura, con la tua volontà e la percezione, che ti erano restate infantili e quindi tranquille, innocue, commiserevoli?

C’era si, nella speranza dei rastrellatori la volontà di portare il terrore tra le popolazioni di montagna, onde porle nella condizione di odiare e sabotare le forze della ribellione, ma se, fra tutta la cerchia dei monti che fa da corona alla città di Pontremoli, c’era un infelice da risparmiare, quello eri proprio tu, Giovanni Scudellari! Eri proprio tu, modesto villanello della nostra povera montagna, per la semplice vita, per la tua innocente, difficile, laboriosa esistenza. Invece la cieca e feroce insensibilità di questi lontani pronipoti degli Unni, ti ha fatto bersaglio delle sue armi, ha fatto scempio del tuo corpo e il sangue è corso copioso, dalle mortali ferite, a irrorare le zolle della tua povera terra.

No…..non si redime e non si salva l’umanità col sangue! La redenzione e la salvezza dell’umanità sono affidate a sentimenti di fratellanza, di comprensione e di carità, elevati a legge morale universale.

Tratto da Pagine Pontremolesi, di Mino Tassi, Tip. Artigianelli, 1974