GIUSEPPE STELLICA, IL PARTIGIANO

In ricordo di Giuseppe Stellica

Ora che il rito religioso volge a conclusione, sono grato al rev. Don Davide per la possibilità data alla nostra Sezione ANPI di dare l’ultimo saluto al nostro vicepresidente onorario Giuseppe Stellica.
Una vita quella di Stellica  dedicata alla famiglia, al prossimo, all’amore per la libertà, rischiando più volte la vita.  Con profonda commozione ho risentito ieri la sua voce e rivisto il suo bonario sorriso di sempre mentre ascoltavo l’intervista che anni fa gli facemmo come ANPI. 
Il racconto dei suoi anni di ragazzo, i 4 km. fatti ogni giorno a piedi per recarsi a scuola, le difficoltà dopo le elementari per trovarsi un lavoro di attacchino per  contribuire alla quotidiana vita di famiglia.  Dall’abitazione partiva alle 4 e mezza di mattino per recarsi a Pontremoli al lavoro.  Poi la scelta a 18 anni: o sotto le armi coi fascisti o la montagna coi partigiani. 
Il suo spirito libero lo unisce ai partigiani nella dura vita sull’Appenino, dormendo nei fienili o su un pagliericcio nei boschi, sfuggendo ogni giorno ai rastrellamenti, alla possibilità di non arrivare vivo il giorno dopo. 
Un mattino, aveva fatto appena tempo a disfarsi del suo mitra, venne catturato dai tedeschi e poi consegnato ai brigatisti neri. Agli interrogatori  sostenne di essere andato nei boschi per trovare in qualche cascina un poco di patate da portare alla madre ed ai fratelli più piccoli. Nonostante le pesanti pressioni non disse una parola che potesse danneggiare i compagni della Resistenza. Venne carcerato al S. Francesco di Parma e, dopo giorni, lasciato libero con l’ordine di arruolarsi nella RSI. 
Giuseppe invece ritornò in montagna a combattere coi  partigiani.
Ricordando Giuseppe in questa chiesa, il pensiero corre alla parabola del seminatore che getta il seme nel campo. Ma una parte del seme cade sui sassi, una parte sui rovi e sugli sterpi e non dà frutto. Giuseppe invece,  ha gettato il seme della libertà e della solidarietà su un terreno fertile, ha parlato ai giovani.
E gli enarrabili  sacrifici  da lui sofferti per la nostra libertà non sono stati vani poiché, come diceva Calamandrei, la libertà è come l’aria. Ci si accorge quanto questa sia preziosa quando comincia a mancare. Stellica ha dato se stesso per la nostra libertà. La sua esperienza spesso la raccontava ai giovani studenti nelle scuole e, nel raccontarla, ancora dopo tanti anni i suoi occhi luccicavano di lacrime. “Spero che la libertà rimanga per sempre – mi disse una volta – ma non è un vitalizio e va difesa giorno per giorno”.
La vita di Stellica ci riporta all’allegoria del salmista, di quei seminatori che faticano, soffrono, arando e gettando i semi nel campo. Ma in seguito ritornano festanti portando  covoni di grano maturo.
Ora per tutti noi è il momento della tristezza. Il credente, e Giuseppe era un fervido credente,  sa che la vita non viene tolta ma solamente cambiata.  Ma per tutti valgono i versi del Foscolo: non vive ei forse anche sotterra or che gli è muta l’armonia del giorno, poi che l’ha destata con soavi cure nella mente dei suoi?…
Ti sentiremo sempre con noi, partigiano Stellica, grati per la lezione di vita che ci hai donato. Più che un saluto ricevi, caro Giuseppe, da tutta la tua Sezione un forte, caloroso  abbraccio. Ovunque tu sia posa su noi il tuo sguardo fraterno, e nei momenti di stanchezza ci saranno di sprone il tuo dire pacato ed il tuo costante sorriso.

Luigi Botta, presidente Anpi sezione Legnano


Di Giuseppe Stellica vorrei ricordare solo una caratteristica particolare: la grande passione con cui parlava ai giovani della sua esperienza di giovane partigiano. Sapeva trasmettere rispetto e attenzione e gli studenti lo ascoltavano sempre molto attenti.

Per diversi anni in occasione del 25 Aprile Giuseppe Stellica ha parlato agli studenti in un Cinema Ratti spesso gremito di studenti di 12-13 anni oppure di 17-18 e mai ho notato in loro noia o segni di stanchezza. Giuseppe sapeva affascinare con un racconto sobrio ma intenso.

Raccontava la sua esperienza di partigiano nelle montagne intorno a Pontremoli dopo l’8 settembre del ’43 quando nacque la Resistenza armata nell’Italia del nord. Raccontava del freddo patito nelle inospitali baite appenniniche, di un cibo scarso e poco nutriente (in autunno prevalentemente castagne e poco altro), dei pericoli quando decidevano di passare all’azione e di bloccare la strada della Cisa, fulcro delle comunicazioni tra Emilia Romagna e Toscana.

Un episodio non mancava mai di raccontare e tutte le volte doveva trattenere la commozione e lo sdegno.

Prima dell’esperienza partigiana anche Giuseppe dovette cercare lavoro. Non era facile trovare lavoro perchè la sua famiglia aveva sempre evitato di prendere la “tessera del fascio” che molti italiani chiamavano la “tessera del pane” perché permetteva di lavorare. La sua famiglia era di antifascisti da sempre e più volte suo padre, vecchio socialista, aveva avuto noie dalla polizia.

Quel giorno però la fame l’ebbe vinta sulle preoccupazioni ideologiche. E così il nostro Giuseppe si recò a Pontremoli, chiese ed ottenne la famosa Tessera. Ma il funzionario di turno, forse conoscendo la latente avversione della famiglia nei confronti del fascismo, dopo avergli consegnato la tessera gli disse: “Ora esci dalla porta, entra e fai un bel saluto fascista!”.

In quel momento Giuseppe si sentì profondamente a disagio – così raccontava – la tentazione di gettare la tessera sul tavolo e farla a pezzi davanti al funzionario del PNF era molto forte. Ma in quei pochi istanti pensò alla famiglia che tanto aveva bisogno di quei quattro soldi che sarebbero arrivati con il nuovo lavoro. E così, trattenendo il disagio che gli rodeva lo stomaco, fece quello che gli era stato comandato. Uscì dalla stanza, entrò e fece il saluto fascista… l’unico della sua vita.

Ogni volta che raccontava questo episodio Giuseppe si emozionava profondamente e sembrava voler chiedere al pubblico di studenti se era giusto che un giovane che allora aveva pochi anni più di loro fosse costretto a cadere così in basso per un po’ di pane in casa.

Quando terminava il racconto di questo momento della sua vita chi lo stava ascoltando, studente o adulto, aveva la certezza di trovarsi di fronte un uomo di sani principi e di grande tempra morale.

Giancarlo Restelli

Tratto dal ricordo di Giuseppe Stellica pubblicato da Legnanonews.com Sito di informazione locale – in data 6 ottobre 2016.


Nel sito NOI PARTIGIANI – Memoriale della Resistenza Italiana, è presente l’intervista/testimonianza che è possibile ascoltare cliccando su:

https://www.noipartigiani.it/?s=stellica