GLI STRETTI DI GIAREDO IN “LA LUNIGIANA GEOLOGICA E PREISTORICA” DI CARLO CASELLI

Nella Lunigiana l’erosione estramarina si è manifestata nelle passate epoche con grande energia e perciò si hanno eloquenti fenomeni della sua opera attiva. Quasi tutte le vallate della regione apuana devono la loro origine al fenomeno erosivo e corrosivo. La fisionomia aspra e severa del massiccio apuano, le sue guglie piramidate , le criniere dentellate, i ciglioni sporgenti proprii delle Alpi, e la sua cavernosità carsica si devono all’opera chimica e meccanica dell’acqua, erosione e corrosione, azioni attive specialmente sulle rocce calcaree ed a stratificazione curvate, come in tutta la catena Apuana.

(….)Ne è esempio la valle incassata tra le pareti a picco incisa nel diaspro titoniano del torrente Gordana nella località detta Stretti o Strette di Giaredo e di Canneto. “Alquanto più a monte del podere di Giaredo, dice il Cocchi ( Un lembo di terreno titonico in Val di Magra, in bollettino del R. Comm. geolog. d’Italia, n. 9/10, anno 1870), la valle prende forma di angusta fessura , a quando a quando serpeggiante, talvolta allargandosi per poi nuovamente restringersi, nel cui fondo tra parte verticali, le acque del Gordana si fanno strada con cascate, con rapidi canali, con profondi gorghi e insenature dentro la roccia, favorito asilo delle trote che le popolano”. E continua: ” le due montagne infatti non sono l’una dall’altra distanti due metri alla base; dopo un tratto abbastanza elevato, ugualmente verticale da ambo le parti, una delle due forma, ponte o tetto sul torrente, mentre l’altra si ritrae in dentro di altrettanto per poi sporgere essa a sua volta all’infuori un poco più in alto, mentre di altrettanto rientra l’opposta pendice.

Le pareti verticali del fondo sono solcate da scanalature perpendicolari le quali sono l’effetto della erosione causata dalle acque che scendono dall’alto e dell’attrito che le pietre travolte dall’acqua esercitano sulla roccia, e contribuiscono poi a rendere più apparente e più manifesta la disposizione degli strati e la natura del terreno….

Il fenomeno dell’erosione ha richiamato in ogni tempo l’attenzione degli studiosi. Il Targioni Tozzetti così ne parla, certamente riportando le impressioni del suo corrispondente Adami: ” Nella montagna detta Stretto di Giaredo nel Pontremolese, vedesi un altro esempio vincentissimo della maniera, con la quale i torrenti ed i fiumi si sono scavati il proprio alveo. Lo Stretto di Giaredo adunque è un’angustissima foce, o feritoia per la quale ad angolo quasi retto, si fa strada il fiume Verde (invece Gordana). Ella è aperta a traverso di un vastissimo e saldissimo filone di pietra, situato quasi perpendicolarmente, e che si distende per lunghissimo tratto di qua e di là della feritoia suddetta, finattantoché va a perdersi, ed immedesimarsi coi monti che formano la valle. Questa barriera andante di pietra, vien’a formare in certa maniera un muraglione o argine altissimo, spianato in cima, sicché vi si può comodamente camminare, per di sopra, ma stante la grande altezza sua, fa venir le vertigini…..Le di lui (fiume) acque scolando dalle Alpi, si sono per quanto penso io, col loro impeto aperta la foce a traverso di una pendice andante di Montagna, ed ivi hanno fatto vastissime rotture, perché hanno trovato il terreno meno stivato, e più facile a disgregarsi. Giunte poiché furono al descritto muraglione, fatto di una saldissima pietra, furono costrette a frenare il loro orgoglio, e contentarsi di solamente spaccare, ed in certa misura limare con gran stento, ed il lungo tratto di secoli una feritoia, o foce angustissima, per la quale potessero passare oltre; e forse in ciò servì loro di aiuto qualche naturale fessura, o crepatura del muraglione medesimo. Certo che fuori di questo luogo non hanno trovato le acque del Verde ( invece del Gordana) anche nei loro impetuosi rigorghi, un altro punto ove poter principiare a fare altra rottura, ma sono state sempre, e lo saranno per l’avvenire, costrette a passare per quell’angustissimo varco, dove nelle massime loro escrescenze fanno uno strepito così orribile, che rimbomba tutto il circonvicino paese….Questo Stretto di Giaredo è un esempio più magnifico, e più convincente, del meccanismo della natura nella formazione dei canali de’ fiumi.”