Importanti segnali di inversione di tendenza dopo i decenni dello spopolamento
Gravagna, un paese che si ripopola… Lo affermano i più ottimisti, ma in qualche misura lo certificano anche i numeri di una realtà che vede la frazione più montana del territorio di Pontremoli crescere in presenze, definitive o temporanee che siano. Complice anche il grande cantiere per la demolizione e ricostruzione del viadotto dell’Autocisa poco a valle della galleria di valico, Gravagna – soprattutto nella “villa” di San Rocco – sembra conoscere una nuova stagione da “tutto esaurito”, o quasi. Alcune famiglie giovani vi si sono trasferite stabilmente dalle aree urbane soprattutto del nord e altre case non abitate sono state affittate da gruppi di operai delle imprese che dall’autunno 2024 sono all’opera a poche centinaia di metri dal paese e dove resteranno ancora a lungo.
Numerose e quotidiane le presenze nel ristorante “da Marietta” che, pur nelle difficoltà di mantenere aperto un esercizio commerciale in una realtà periferica, sembra conoscere una seconda giovinezza sia con i pranzi di lavoro che con la popolazione locale e con qualche turista di passaggio o che si trattiene in paese per qualche giorno ai 700 metri di altitudine dell’abitato. Gravagna, con le sue due “ville” di San Bartolomeo (il Montale) e di San Rocco, è un paese che tra i primi ha conosciuto il fenomeno dell’emigrazione. Già nella seconda metà dell’Ottocento erano numerose le famiglie emigrate, spesso partite verso quelle “terre lontane” che erano gli Stati Uniti d’America. Qui la colonia dei figli del paese sotto il passo della Cisa crebbe a tal punto da contribuire a fondare una delle prime associazioni di pontremolesi all’estero.
Anche i numeri parlano chiaro: dal censimento della popolazione del 1881 risulta che in paese fossero residenti ben 882 persone, 210 delle quali tuttavia erano assenti per lavoro (di queste 49 già all’estero). Venti anni dopo, nel 1901, la popolazione era scesa a 711 con 72 persone all’estero: segno che molti di coloro che erano lontani avevano compiuto la scelta definitiva di non rientrare! In tempi più vicini a noi, nel 1971, nonostante il drastico calo dovuto all’emigrazione verso le grandi città del nord Italia, a Gravagna vivevano stabilmente ancora 255 persone. E oggi? I dati raccontano di una sessantina di residenti durante l’inverno che quasi triplicano nel periodo della bella stagione e in estate in particolare, quando tutte le case sono occupate e con le finestre aperte.
Una stagione breve, quasi effimera quella estiva, ma che evidenzia l’attaccamento ad una realtà che i residenti cercano di tenere viva e di valorizzare, tutto l’anno. Certo i numeri sono ben più bassi di quelli di un tempo, ma comunque testimoniano di un paese con una certa vitalità, dove ogni settimana, il sabato, don Jules arriva da Pontremoli per la Messa, alternando la celebrazione nella chiesa di San Bartolomeo e in quella di San Rocco. E se è quest’ultima a far registrare la presenza del maggior numero di abitanti e tutte le case disponibili abitate o affittate, è a San Bartolomeo che il sabato pomeriggio si registra la maggior vivacità e tra le case del paese arrivano le voci giovani di calciatori e tifosi al seguito. Il suggestivo e ben tenuto campo sportivo di Sant’Anna, infatti, è stato dato in uso all’associazione Atletico Gordana per le partite del torneo Uisp Amatori che si svolge dall’autunno alla primavera, mentre in estate il campo è tornato ad essere la sede di tornei come il “Memorial Jacopo Clerici” che nell’agosto dello scorso anno ha svolto la prima edizione.
Paolo Bissoli, Gravagna, una nuova era da “tutto esaurito”, il Corriere Apuano, 21.5.2026

