GRONDOLA

i ruderi del castello
La chiesa parrocchiale

  Grondola 

                                                        Studio di Sandro Santini

Dal punto di vista del racconto storico Grondola nasce verso la fine del XII secolo.          Che fosse prima, chi ci vivesse, chi lì operasse, può essere solo frutto di ariose supposizioni.  Eppure esiste ed ha lasciato una forte testimonianza della sua presenza. Di questo cercheremo di parlare.

Anni fa in paese, a Grondola, una domenica mattina dopo la messa. Foto di Cesare Salvadeo ( tratta dal reportage “Lunigiana: immagini di una civiltà contadina”)

Grondola si trova nella pontremolese vallata della Verdesina, la dove scende la via del Brattello che a Pontremoli si congiunge con quella che scende dal Passo del Borgallo lungo la vallata del torrente Verde, affluente della Magra. La Storia di queste vallate e delle vie trova riscontro negli studi di Manfredo Giuliani1  che ricorda il prevalere della Via del Borgallo sin dalla Preistoria. I recenti ritrovamenti di Angelo Ghiretti sul Borgallo di ben 12 siti del Mesolitico, sulla scorta di quelli di Osvaldo Baffico, indicano una frequentazione diretta verso il mare dalla Pianura padana di genti che forse provenivano dal Nord o forse dalla zona alpina.

Sono i Liguri i primi abitanti della zone e di cui possiamo avere notizie. Forse gli Apuani, collegati coi Friniati o forse quei Veleiati attestati nella pianura parmense e piacentina. La prima ipotesi potrebbe essere più probabile se si pensa alla travalicazione confinaria con la Valtaro che non segue di certo i confini augustei, ma quella dei Liguri e si mantiene perché i Municipi sorti dopo la sconfitta dei Liguri, sembrano accettare questa situazione e il loro confine travalica i crinali2 La presenza ligure è attestata dai numerosi ritrovamenti di necropoli del periodo, seppur nella zona di pianura, alla Quartareccia e Sorano di  Filattiera, a Canossa e più lontano seppur con distinzioni nei reperti funerari, soprattutto a Fosdinovo3. Forse le due vie, Borgallo e Brattello che si univano poi la dove il Verde si gettava nella Magra, attuale Pontremoli, videro il passaggio del console Sempronio e di Annibale dopo la battaglia del Trebbia nel 218/9 a.C.4.  Secondo il Giuliani poi la strada proseguiva verso il mare, lungo la ds Magra, salendo a Mulazzo, Castevoli, Foce e scendendo a Tresana, forse Trivium, come via Francesca o delle Pievi o via di Annibale.   

La presenza romana è segnalata solo a Sorano dove era una mansio del I secolo d.C.5           e dalla presenza del suffisso ana6, ma nelle zone della sottostante pianura come Filatttiera e Bagnone. Forse una zona con diverse curtes che potevano derivare da villae romane. La zona comunque, in virtù di quanto esposto nella Tavola Alimentaria veleiate potrebbe aver fatto  parte della Repubblica di Lucca7.

Caduto l’Impero d’Occidente, i Bizantini e dopo di loro i Goti che sconfitti nella lunga guerra dal 538 al 553, restano a difesa delle loro fortificazioni,  lasciano tracce nella Toponomastica delle due vallate confinanti8. Una differenziazione può forse essere colta con l’arrivo dei Longobardi se la Toponomastica della valle del Brattello presenta ben quattro toponimi che possono essere ricondotti a questo popolo. Appunto Brattello con Bratto (campo incolto), Braia (campo esteso, coltivato) e Grondola (campo) forse a testimoniare una precoce occupazione della via e della vallata della Verdesina, forse proveniendo dalla Cisa.

Le due vallate legate al bizantino Kastron Soreon passeranno poi verso il 740 sotto gastaldato longobardo di Filattiera sempre nei Fines Lunenses e come tali dopo il 930 faranno parte della diocesi di Luni. Non è facile ricostruire il dopo, soprattutto dalla fine del X secolo, quando potrebbero passare sotto il controllo degli eredi obertenghi, Malaspina in particolare. Questi vengono a gestire la pars beneficiaria dell’abbazia di Bobbio che però non insiste nella zona, anche se potrebbero esservi possessi legati alla Marca di Tuscia, come era la chiesa di Albareto o beni di proprietà del marchese Almerico, come la stessa abbazia di San Caprasio di Aulla che passerà poi ai Malaspina come suoi eredi. 

Il primo riscontro appare nel 1164 nel diploma di Federico I ad Obizzo Malaspina dove è citato il castrum Belvedere cum tota curia  a Bassone di Vignola. Si ipotizza che la via più utilizzata fosse ancora quella del Borgallo. Non compare Grondola che poteva essere però una delle fortificazioni del castrum, ma compare Hena, poi Valdena, i cui signori da sempre saranno legati ai Malaspina, vuoi per motivi cognatizi o di vassallaggio. 

Valdena poteva controllare l’ingresso di ambedue le vie, Borgallo e Brattello.  Grondola diviene così, forse all’improvviso importante e non ne conosciamo i motivi, ovvero perché la via del Borgallo perde il suo ruolo anche se avevamo già mostrato che sino al XVIII secolo nelle carte compaiono ancora toponimi di questa via e non compaiono quelli di altre. 

Da Grondola si  poteva salire al Brattello, scendere a Succisa e poi salire alla Cisa o andare al Borgallo, lungo la valle del Verde. Il castrum era composta da torri, fortificazioni,steccati, fossati, argini e controllava le due vallate9.

Già dal 1141 il Comune di Piacenza, teso a favorire la circolazione delle proprie merci, i fustagni, aveva raggiunto accordi, più o meno forzosi con i Malaspina in Valtaro, alleandosi spesso con Pontremoli che Federico II riconobbe come l’unica “chiave e porta” per la Toscana. Fu Federico I a Reggio nel 1167 a fissare i confini di Pontremoli  “dalle due Caprie sino ai monti” e a fare regalie a Pontremoli, concedendo  di tenere il pedaggio sulla Francigena. 

Ciò che valeva per Grondola, valeva anche per Ena che nel 1184 divenne feudo di Piacenza10. La pressione dei Piacentini si rinforza e nel 1188 sconfiggono i Malaspina e così nel 1189 questi cedono al Comune di Piacenza i propri beni in Valtaro e in particolare Ena per 4000 lire11, ma non cita Grondola, forse già in mano ai Pontremolesi. Tuttavia la pace è aleatoria e nel gennaio del 1191 il castello di Specchio in Valceno causa nuovi problemi e così Piacentini e Pontremolesi si scontrano coi Malaspina, gli Ena i Grondolesi, forse già tornati coi Malaspina e gli Oldelberti12

A fine del 1191 è pace fra Grondola e Pontremoli. Fra di loro ritornano le consuetudini e i rapporti precedenti a conferma di quanto detto. Contemporaneamente è firmata la pace anche con gli Ena13. Il 6 novembre 1194 a Piacenza è pace anche tra Moroello e  il figlio Guglielmo Malaspina con Pontremolesi e Piacentini, alla presenza dei vescovi di Piacenza e Bobbio. 

I Malaspina si impegnano a rimettere danni e concedere il transito nei loro territori, non far guerra, distruggere Petracorva e Grondola e non fare entrare nemici di Piacenza e Pontremoli14 . Il 17 dicenbre 1195, I Malaspina cedono Grondola e tutti i podi che sono nella suo territorio a Piacenza per 215 lire. Vi è il divieto ricostruirli15 e la governano per Piacenza Enrico di Montecucco e per Pontremoli  Iacopo Calvi. Infine 1 luglio 1197 anche gli Hena si arrendono al Comune di Piacenza16 e il 18 Marzo 1198, i Malaspina confermano la cessione di Grondola17, cosi che Piacenza ha libero il passo per il mare. 

A Grondola la famiglia importante, probabilmente vassalli dei Malaspina, era quella dei Filippi, probabilmente vassalli dei Malaspina. 

Nel 1171 è citato Philippus de Pontremulo e  un Filippo fu console di Pontremoli  nel 1183. Un Philippo de Pontremulo è vassallo dei Malaspina nell’atto del 1202 col vescovo di Luni in cui si decidono i rapporti per le terre ex estensi. 

Anche nella divisione fra i Malaspina del 1221 sono citati i Filippi che devono prendere il borghesatico a Pontremoli e diventano poi i maggiori esponenti della fazione ghibellina.    Nel 1199 la via per Parma fu trasferita dai Piacentini al Brattello.  Quando prevaleva Parma si utilizzava la via della Cisa. Quando comandava Piacenza si utilizzava quella del Brattello18

Pontremoli cercò l’amicizia con Federico II che transitava spesso da lì e nel 1241 si impadronì di Grondola, ma per le proteste dei Parmigiani ordinò la distruzione delle  porte e torri pontremolesi e 4 anni dopo Grondola cum curia fu data in perpetuo ai Parmigiani. Poi re Enzo pur aiutato da Pontremolesi contro Malaspina e Parmigiani, la donò alla Camera Imperiale nel 1248. Nel 1271, Parmigiani e Pontremolesi ormai alleati contro i Piacentini, ricostruirono il castello e nel 1273, la torre. 

Grondola è citata negli Statuti di Pontremoli, dove nella ristampa del 1391 al cap. 48 del lib. IV si prescrive che «Castrum de Piolo in perpetuum non reficiatur, nec claudatur, vel construatur; et teneantur Potestas et Judex et quilibet officialis Communis non consentire, vel permittere, quod ipsum castrum reficiatur, vel construatur; et hoc quilibet Potestas observare sive iurare faciat successurem; et cuilibet reficere volenti vel aedificare, toto posse teneatur resistere et cum effectu vetare et prohibere ne fiat; et nullus de Pontremulo vel districtu debeat  vel praesumat consentire vel opem vel consilium vel operam dare quod ipsum castrum reficiatur. Qui contrafecerit in XXV libris imperialibus condemnetur. Et omnia quae dicta sunt supra, observentur, obtineant et locum habeant etiam pro castro Grondulae; 50 librarum imperialium poenam subeant qui consenserint, consilium vel opem dederint in refectioni castri de Grondula suprascripti. Nulla praeterea de Pontremulo, vel districtus, bannitus vel non bannitus debeat vel praesumat habitare vel ad habitandum accedere in dicto castro vel podio castri ipsius de Grondula. Qui contrafecerit in perpetuo banno Communis ponatur et teneatur perpetuo, et omnia sua bona tanquam publicata deveniant et teneantur in Communi praedicto>> Nel 1314 nel Consiglio dei Villani di Pontremoli, è citato come consigliere Tomasinus Bertazani de Grondula.

Una notizia di cui purtroppo non trovo però citazioni, ci viene fornita e riguarda Pietro dei Rossi di Parma, 1373/1438, guelfo, signore di Felino, San Secondo Parmense, Berceto e padre di Pietro Maria, genero di Ugolino Cavalcabò. 

Segnalato come uomo prudentissimo nei fatti d’armi e savio capitano è salutato ai suoi tempi come il più perfetto cavaliere d’Italia e amico dei letterati. Nel 1408 cerca di prestare aiuto ai difensori del castello di Grondola. 

In Agosto è sorpreso nei pressi del paese da Luca Fieschi, signore di metà Pontremoli, controllata anche dai Rossi. Ferito, viene catturato con 370 cavalli e 550 fanti; tutti sono condotti a Pontremoli e fra i suoi uomini sono uccisi 30 cavalieri e 150 fanti. Liberato a Maggio del 1409 combatte Ottobono Terzi. Quando costui è ucciso a Rubiera, gli è consegnata la testa del capitano rivale che fa recapitare al fratello, vescovo di Luni, infissa su una lancia19

Col Medioevo terminano le notizie su Grondola; ormai la via di Monte Bardone, poi Via Francigena si è imposta come via dominante e di lì passano re, imperatori, papi, mercanti ed eserciti.   La via del Brattello è ormai ridotta ad una via di transito locale così come il Borgallo. 

    Note 

  1. M. Giuliani: La via del Borgallo, il Pagus Vignolensis ed il Castrum Grondolae, Archivio Storico per le Provincie Parmensi – IV serie, VI 34.
  2. N. Criniti: Res Publica Veleiatum, ipoteca 43.
  3. M.Armanini: Ligures Apuani, Libreria universitaria edizioni.it.
  4. Luisa Banti:Contributi agli studi della guerra annibalica, Atene e Roma, vol. 32 “via Placentiam-Lucam”.
  5. E. Giannichedda (a cura): Filattiera-Sorano, Gli insediamenti sul dosso della pieve e altre ricerche, All’Insegna del Giglio.
  6. G.Petracco Siccardi: La storia della Valtaro alla luce della toponomastica, Ass. Ricerche Valtaresi A.Emanuelli, Borgotaro, 1979.
  7. N.Criniti: Res Publica Veleiatum, ipoteca 43.
  8. Ubaldo Formentini: Scavi e ricerche sul Limes bisantino nell’appennino lunense-parmense  
  9. M.Giuliani: La via del Borgallo…,op. cit.
  10. E. Falconi e R. Peveri (a cura di): Il Registrum Magnum del Comune di Piacenza, reg.155.
  11. Ibidem, 115.
  12. E. Branchi: Storia della Lunigiana feudale, Forni editore, Bologna.
  13. E. Falconi e R.Peveri…,op.cit., 130.
  14. Ibidem, 237.
  15. Ibidem, 251.
  16. Ibidem, 128.
  17. Ibidem, 118.
  18. M.Giuliani: La via del Borgallo…, op.cit.
  19. Notizia cortesemente fornitaci da Marcello Federico di Grondola 
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