GUERRIERI DELL’ETA’ DEL FERRO IN LUNIGIANA

Organizzare una mostra intorno a pochi oggetti – una statua e il corredo di una piccola tomba – può sembrare una impresa sovradimensionata. A convincere è stata la qualità e la densità di informazioni offerte dalle due nuove scoperte archeologiche della Lunigiana. Si tratta di materiali che solo apparentemente possono risultare facilmente comprensibili: un’attenta lettura – che poi è sostanzialmente quello che il catalogo si propone di dare – ha rilevato la complessità degli intrecci tra oggetto e contesto storico culturale locale. Questo a sua volta è parte di un panorama più ampio. Sullo sfondo sta l’antico popolo dei Liguri, uno dei più sfuggenti dell’Italia antica.

Tali e tante problematiche hanno consigliato di focalizzare l’attenzione su un tema comune ai due monumenti presentati: la figura del guerriero nell’età del Ferro in Lunigiana. Siamo consapevoli di averne un’immagine filtrata attraverso forme di auto-rappresentazione (la statua o il correndo che accompagna i resti nella tomba) , ma certamente l’evidenza archeologica lascia emergere il ruolo egemone dei guerrieri nella società. Altre scoperte pressoché inedite ed eccezionalmente aderenti al tema affrontato – una stele con guerriero da Lerici ed un frammento di elmo con corno da Pisa – vengono presentate in questa sede e concorrono in maniera significativa a chiarire quali siano state le influenze esterne che si innestano sul tessuto locale dando luogo a manifestazioni originali.

Una statua stele, che si aggiunge al numero di oltre settanta restituite dalla Lunigiana, potrebbe suscitare scarso interesse visto il carattere ripetitivo di questi monumenti tanto nella Preistoria quanto nella ripresa dell’età del Ferro. La prima novità della statua battezzata Sorano V è di essere stata trovata, diversamente dalla maggior parte dei casi, al centro di un contesto conosciuto. La statua si collega a diversi momenti della stporia millenaria dell’area di Sorano, ricostruita attraverso scoperte occasionali e ricerche archeologiche mirate ( condotte dall’ISCUM di Genova con la direzione di T. Mannoni ed E. Giannichedda.

Un’attenta lettura dei segni stratificati sulla superficie delle stele rivela le successive trasformazioni di aspetto e di significato. Una stele monumentale in gruppo con altre statue, innalzate a Sorano con la funzione di segnalare un’area importante e forse proteggere la comunità preistorica locale. Se i caratteri delle culture dell’età del Rame e del Bronzo rimangono ancora sfuggenti per la scarsità di dati e forse per la precarietà delle testimonianze materiali, mi preme richiamare le osservazioni di A.C. Ambrosi tese a sottolineare l’avanzata civiltà di quello che si potrebbe chiamare “il popolo della statue stele”, ben rappresentato dal gruppo di Sorano.

Nell’età del Ferro una rilavorazione globale della stele preistorica dà luogo ad una statua di guerriero e ad un diverso significato, se accogliamo l’ipotesi di una destinazione funeraria. Un’iscrizione lega ora il monumento alla celebrazione di un individuo preciso, che ostenta una quantità di armi ( spada, ascia, giavellotti), forse completate da un elmo, qualora il volume dato alla testa si potesse interpretare in tal senso. In questo momento si possono cogliere le diverse influenze esercitate nell’ambiente della Lunigiana più interna dagli Etruschi ma anche da culture dell’Italia settentrionale e di area celtica, come parrebbe indicare l’uso, costante nelle statue stele dell’età del Ferro, della spada “ad antenne” portata sul fianco, alla maniera celtica.

Secoli dopo la statua riappare. Oggetto ormai estraneo alla cultura locale ed apprezzato come lastrone idoneo per usi pratici, subisce nuove lavorazioni, che sono funzionali ad allestimenti difficilmente intuibili o all’edificio religioso che nel frattempo ha perpetuato l’antico significato sacro del luogo. E’ in questo ultimo riuso che, come architrave della Pieve del XII secolo, che la statua è nuovamente venuta in luce: praticamente integra, forse sfuggita alla distruzione iconoclasta dell’altomedioevo che sembra aver ridotto in pezzi le altre statue del gruppo di Sorano, è, come queste, “assorbita” nell’edificio di culto cristiano che paradossalmente, ha finito per costituirne il monumento.

Le complesse vicende che coinvolgono le statue stele non potevano trovare evidentemente spazio adeguato nella mostra.

Scopo dell’iniziativa era valorizzare il tema proposto anche dall’altra importante scoperta avvenuta quasi contemporaneamente: la tomba di Pulica. Questo complesso, con il suo ricco corredo di armi, riproponeva il tema dei guerrieri in ambito ligure orientale e, al pari della stele di Sorano, rendeva quali d’obbligo una prima presentazione pubblica.

Anche le circostanze fortuite della scoperta richiedevano una pubblica consapevolezza circa la necessità di rafforzare l’attenzione sul territorio e mettere fine ad una “tradizione” di scoperte avvenute nel quadro della casualità o di ricerche disordinate, il cui effetto è stato di disperdere dati e a volte gli stessi materiali di tombe e necropoli.

Il corredo di questa tomba “a cassetta”, incredibilmente piccola, scavata dalla Sovraintendenza solo dopo il recupero e la consegna degli oggetti , ha restituito oggetti di indubbio valore, come lo spettacolare elmo con le corna. Altre informazioni sono state possibili tramite l’analisi di questi oggetti e dell’insieme: osservazioni sulle tecniche di fabbricazione o di riparazione, sulla provenienza delle armi – fornite ai Liguri dall’ambiente etrusco e soprattutto da quello celtico – e sulle relazioni commerciali privilegiate con gli Etruschi per l’acquisizione delle ceramiche e del vino.

Per la Lunigiana della tarda età del Ferro si conferma quella posizione di cerniera che studi e scoperte andavano già valorizzando fin dalla protostoria.

L’immagine di un capo ligure che viene fuori dalle armi è inserita in un contesto di assoluta omogeneità ed austerità di vita. Visibile negli altri aspetti del corredo e nei materiali restituiti dagli insediamenti, richiama la definizione data dei Liguri da Cicerone: “ duri atque agrestes”. Non si nota esibizione di lusso (se non ad Ameglia, il centro Ligure della costa orientale dove contatti “internazionali” e influenze dirette sono favoriti dal porto alla foce della Magra); non si osserva una particolare adesione alle modi ellenizzanti, che contagiano Etruschi, Galli ed altri popoli dell’Italia antica, salvo forse il richiamo al costume del banchetto, se in tal senso dobbiamo interpretare le coppe a vernice nera per bere e mangiare ricorrenti nelle tombe. Le produzioni ceramiche locali raramente escono da un repertorio di poche forme e ornamenti lineari. La stessa tipologia della tomba è poco appariscente: una semplice “cassetta” di lastre, che forse all’esterno poteva avere una pietra con funzione di segnacolo.

Pare intravvedere una società dove la guerra, per tradizione o mestiere, è comunque un’occasione di arricchimento e di prestigio, tanto che un’arma “vissuta” e forse tramandata, accompagna il guerriero di Pulica come unico segno di rango dell’individuo.

Tutto questo prima dello sconvolgimento provocato dalle guerre romano-liguri. A partire dalla seconda metà del III secolo a.C. inizia una lunga guerra da cui le popolazioni liguri usciranno decimate e definitivamente disarmate.

Emanuela Paribeni, nell’introduzione al volume.