
Sino alla metà del secolo scorso tanti erano i carbonai che utilizzavano i boschi di Monte Burello per realizzare il carbone.

Ancora oggi andando per funghi è possibile vedere alcune delle piazzole che utilizzavano per la combustione della legna.
I nostri vecchi ricordano quello che è stato l’ultimo carbonaio operativo sul Monte Burello, era la fine degli anni ’50, stazionava a ridosso dei prati, nella zona di Fontana Bandigla, dormiva nella cascina di Nello; sfruttava le piante di nocciolo selvatico, abbondanti nella zona ed ottime per fare il carbone.
Era una vita faticosa, preparare la legna, trasportarla alla piazzola, disporla in cerchi concentrici, accendere il fuoco, custodire la carbonaia giorno e notte per una quindicina di giorni e con qualsiasi tempo, insaccare il carbone e trasportarlo a valle ai commercianti.
Il lavoro del carbonaio contribuiva a rendere pulito il bosco, per il carbone non si utilizzavano tronchi grossi, ma rami della potatura delle piante che venivano puliti e tagliati in parti uguali.

