

La vita che i contadini delle zone rurali della Lunigiana conducevano nei secoli scorsi era misera, priva di adeguati mezzi di sostentamento e di istruzione e priva anche del supporto medico necessario tanto più grama era la loro esistenza. Il medico in campagna non esisteva, pochi erano quelli presenti in città e vuoi per la difficoltà di raggiungere il paese a piedi per viottoli scarsamente manutenuti, vuoi perché comunque il ricorso al dottore aveva dei costi che pochissimi erano in grado di potersi permettere, quasi nessuno fino al primo dopoguerra ricorreva alle cure del dottore. La mortalità, specie quella infantile era altissima e solo poco più del 10% circa superava i cinquant’anni di età. L’assistenza sanitaria come la conosciamo oggi, basata sull’essere cittadini dello Stato, non esisteva, dalla seconda metà del XIX secolo c’erano le “casse mutue” che però coprivano solo chi aveva un lavoro.
Questo vuoto è stato da sempre riempito dalla medicina popolare praticata dai “guaritori” presenti in ogni borgo, malattie quali il fuoco di Sant’Antonio, itterizia, dolori come il mal di testa e il mal di pancia, le verruche, gli orzaioli, bruciature domestiche solo per citarne alcune, erano oggetto di segnatura da parte di queste persone.
I segnatori erano persone semplici, umili, con scarsa alfabetizzazione ma dotati di grande carisma, con forte religiosità, calmi, tranquilli, che ricevevano l’investitura in genere da un familiare nel rispetto di alcuni passaggi importanti per non perdere la capacità di guarire. Generalmente il passaggio di consegne, consistenti in gesti e parole rituali, avveniva in punto di morte oppure la notte di Natale, ma in alcune realtà poteva avvenire anche in occasione di feste patronali, la regola non era universale ma locale.
Probabilmente si trattava in origine di riti pagani, a cui si sono sovrapposti nel tempo procedure cristiane, con implorazioni a santi specifici per ogni tipo di malattia.
I segni e le frasi che accompagnavano il rito dovevano essere conservati gelosamente, non portati a conoscenza di terze persone pena la perdita delle capacità di guaritore; a fronte della prestazione il segnatore non richiedeva compensi in danaro, in qualche caso veniva omaggiato con due uova o un litro di latte.
La segnatura doveva avvenire in modo riservato, lontano da occhi indiscreti, ripetuta generalmente tre volte; non era limitata alle persone ma poteva essere usata anche con gli animali ed in alcuni casi si ricorreva alla segnatura per liberare campi ed orti da parassiti e vermi.
Esistono ancora oggi persone che esercitano l’arte della segnatura, mantenendo riservatezza e umiltà ed in modo totalmente gratuito. Alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso era stata fatta una accurata indagine dallo scrittore Oscar Guidi che aveva accertato l’esistenza di ben 92 segnatori in Garfagnana, distribuiti nei vari borghi.
A Pontremoli, nella prima metà del 1900, era famosa la Carola di Muncastar, la quale esercitava l’attività con una moneta d’argento che girava attorno alla parte malata, recitando giaculatorie o scongiuri.