
Ha scritto Tacito: tutto ciò che è ignoto si immagina pieno di meraviglie.
All’avventurosa scoperta di queste meraviglie è partito Enrico Alderotti. E le ha raggiunte, rappresentandole senza effetti speciali, ma con solida concretezza. E’ questa la chiave di lettura per accostarsi ad un libro che forse faticherà a trovare posto nella biblioteca di un archeologo, ma che sicuramente è in grado di di colmare qualche lacuna e di togliere un po’ di mistero all’origine ed allo sviluppo di un popolo che si è portato appresso, fino ai giorni nostri, il fardello dell’ignoto. I Liguri sono infatti un popolo negletto dalla storia: nelle scuole – anche in Liguria – si scava nel passato per parlare soltanto e sempre di Etruschi, Romani, Fenici e Galli. Eppure i Liguri sono stati i primi ad insediarsi sulle rive del Mediterraneo e gli ultimi ad essere sottomessi dai romani, dopo oltre cento anni di battaglie e soltanto dopo la prima grande deportazione della storia. Ecco un dato essenziale nella cronologia degli avvenimenti che Alderotti mette in ordine con rigoroso stile giornalistico. Con una narrazione semplice e piacevole, comprensibile a tutti, anche ai ragazzi delle Medie che – appare evidente scorrendo pagina dopo pagina – risultano sempre ben presenti nella testa dell’autore. Il quale non indulge in descrizioni sulla misura delle anfore, ma coglie i dati essenziali della storia. E li racconta in modo scorrevole, senza la pretesa di farne una lezione accademica e senza la necessità di dover arrivare a tutti i costi ad un risultato eclatante.
Tracciando tre solchi interessanti: oltre alla vicenda del popolo negletto dalla storia, le ultime teorie sulla nascita dell’uomo ed il tema della mutazione climatica e della glaciazione. Un tema che forse può apparire lontano dalla stretta competenza del testo, ma la cui presenza è importante perchè può significare un ritorno a condizioni ambientali già vissute dai protagonisti del libro, e non certo favorevoli all’esistenza come oggi la intendiamo. Il fine meritevole dell’autore è quello di accendere una fiammella in grado di squarciare il buio sui Liguri. E quella fiammella, una volta accesa, promette di fare una bella luce.
Enrico Valente, giornalista, dalla seconda di copertina del libro