Era il 26 luglio del 998 quando il marchese Oberto promise al Vescovo di Luni, Gottifredo, di non vantare più diritti né compiere più alcuna ingerenza in quattro pievi della Lunigiana.
Il documento del 998, contenuto nel Codice Pelavicino conservato nell’archivio vescovile di Sarzana, è una preziosa fonte che testimonia con certezza come sul finire del primo millenio le quattro pievi fossero importanti istituzioni da lungo tempo esistenti ed operanti sul territorio.
Nel documento si leggono i nomi della Pieve di Vico di Castevoli, della Pieve di Venelia di Licciana, della Pieve di Soliera e della Pieve di Urceola presso Saliceto di Pontremoli, tutte poste lungo importanti direttrici stradali, antichissimi percorsi che si possono ricondurre al complicato sistema della viabilità medioevale incentrato sulla via Francigena o Romea che aveva nella valle del Magra un passaggio obbligato lungo tutta la Lunigiana.
Chiesa più antica del pontremolese, la plebs de Urceola – come ricorda lo storico don Emilio Cavalieri che di quella Pieve fu a lungo parroco – è quello stesso mercatum S. Cassiani che esisteva già nel 981 quando è citato in un altro documento. Dedicata ai due santi Martiri antichi Ippolito e Cassiano, forte fin dai tempi remoti fu la venerazione per una Santa romana dell’età apostolica, S. Petronilla.
Secondo il Cavalieri dunque – che si richiama anche a quanto scritto nella lapide di Leodegar della chiesetta di S. Giorgio a Filattiera – l’ultramillenaria chiesa fu fondata tra il 752 e il 981 ed ebbe, per lunghi secoli, giurisdizione sulle altre chiese plebane di Pontremoli.
Tratto da Il Corriere Apuano