Pontremoli: dopo otto anni di lavoro, nel 1676 l’opera era completata; “non puossi di bellezza far meglio”.
In una chiesa ricca di capolavori, suscita sempre ammirazione quell’insieme di mobili e decorazioni volute da frate Francesco Battaglia
In quello scrigno di opere d’arte che è la chiesa della SS. Annunziata non mancano certo occasioni per ammirare veri e propri capolavori. Al centro della grande navata del santuario realizzato a partire dagli anni Settanta del Quattrocento è il tempietto marmoreo che 500 anni fa, nel 1526, era in lavorazione nei laboratori di Carrara, la prima opera in marmo di grandi dimensioni arrivata nella Lunigiana settentrionale.
Legate al tempietto sono la statua di Sant’Agostino, la pala d’altare con gli affreschi di Luca Cambiaso, e l’immagine all’origine della devozione e della costruzione dell’edificio sacro.
Sulla controfacciata è lo straordinario polittico con numerose formelle che raffigurano la Madonna col Bambino, gli Evangelisti, l’Annunciazione e la teoria degli Apostoli, opera degli anni Sessanta del Quattrocento attribuita alla felice mano di un artista ancora sconosciuto e ribattezzato il “Maestro del Monte” perché autore di un altro polittico molto simile, quello per il santuario della Madonna del Monte a Genova.
E ancora, all’Annunziata, le cappelle, gli affreschi e le quadrature barocche… Ma c’è un altro capolavoro che, insieme all’ammirazione, suscita sempre stupore e meraviglia: è la grande sacrestia le cui pareti sono coperte da mobili intagliati con sapienza e abilità.
Una straordinaria opera d’ingegno e di abilità che quest’anno compie 350 anni: tanti, infatti, ne sono trascorsi da quando Francesco Battaglia ha inciso il proprio nome e le cifre dell’anno, il 1676, nel quale è fissata la conclusione del lungo e paziente lavoro d’intaglio.
Il Battaglia era originario del sobborgo di Mignegno ed era uno dei frati del convento degli Agostiniani dell’Annunziata, una fabbrica costruita proprio per ospitare i confratelli dell’ordine al quale era stata affidata la cura e la gestione del santuario.
La necessità di realizzare una grande sacrestia doveva essere molto sentita se i frati si decisero ad avviare un intervento così impegnativo; la scelta del luogo cadde su un locale che all’epoca è probabile ospitasse una delle cappelle della grande chiesa.
Purtroppo, fino ad ora, non sono state trovate informazioni relative alle fasi di realizzazione dell’opera: dalla scelta della materia prima e dell’approvvigionamento del prezioso legno di noce; dalla delicata lavorazione delle centinaia di parti che compongono gli arredi fino alle fasi del loro montaggio, il tutto all’interno di un progetto scenografico che ancora oggi lascia a bocca aperta tanti visitatori quando davanti a loro si apre la grande porta d’ingresso.
E nulla si conosce su tutti coloro che, a vario titolo, affiancarono il frate in quella che appare come una vera e propria impresa titanica per un solo uomo. Sappiamo soltanto che quel lungo e delicato lavoro era iniziato nel 1668 e che otto anni dopo era terminato, come si legge sul cassetto posto al centro del mobile che copre la parete di fondo del locale: “P (ater) FRANC. (iscus) BATTAGLIA FE(cit) 1676”.
Armadi con sportelli intagliati, colonne tortili scavate in un unico tronco di quercia, banchi e decorazioni… un apparato che copre e impreziosce i tanti metri quadrati delle superfici: un insieme che rappresenta un vero e proprio unicum.
Caratteristica che viene evidenziata anche dagli affreschi con i quali Francesco Natali (1669 – 1735) aveva decorato la volta della grande stanza con una delle sue celebri quadrature.
Fra i tanti giudizi espressi nel corso dei secoli sulla sacrestia dell’Annunziata è utile riportare la descrizione che l’abate fivizzanese Emanuele Gerini (1777-1836) scrisse nel 1829: “si veggono grosse colonne traforate con begli arabeschi, cornici finissime, basamenti, capitelli in varie fogge, teste bene intese, fogliami precisi, ornature di fiori e tante fantasie a rilievo con lavori a quadro esattissimi, che non puossi di bellezza far meglio, né di bontà desiderare”.
Paolo Bissoli, I primi 350 anni della Sacrestia dell’Annunziata, Il Corriere Apuano, 28.2.2026


