Pracchiola è paese antico quant’è antica la mulattiera che l’attraversa e passa il valico del Cirone per menare in Lombardia, come dicono i valligiani della Magra, quando vanno nel parmense. Vi sono, qua e là, nei tenebrosi archivolti per cui passano le vie, varie grosse pietre con iscrizioni, date, e segni corrosi, ma che paiono manifestare vivo desiderio di narrar storie d’abitatori della vallata ora scomparsi, di tempi lontani quando la Macra aveva altro nome.
Per tutta Valdantena corre la tradizione che vi abitassero in antico i Sarasin e ad essi si assegna un castello sul monte di fronte a Pracchiola, Castello dei Sarasin, dove si vuole vi siano vestigia d’una costruzione ciclopica e da dove tutti sono convinti, che i Sarasin abbiano trasportato a dorso gli stipiti colossali d’arenaria, della porta maggiore della chiesa di S,. Maria Assunta di Pracchiola. Oltre al castello i Sarasin abitarono una cavità detta ancor oggi Grotta o Tana dei Sarasin, aprentesi a circa mezzo chilometro dal Castello e presso le cascine dei pastori di Groppodalosio a cui mena la strada mulattiera che passa da Pietrarossa a Campolongo.
Sarebbero pure state fatiche particolari dei Sarasin: la squadratura ed il trasporto dei massi di macigno, che ora si trovano nel camposanto di Cargalla e che un tempo formavano la base dei muri dell’antica e distrutta chiesa di S. Lorenzo, non che il trasporto di grosse pietre alla sinistra riva del Magra, rimpetto a Cargalla, per la costruzione d’un ponte ch’essi stessi volevano gettare sul fiume.
Ricordi di Sarasin si trovano pure nell’Alta valle del Caprio, regione limitrofa a questa, e specialmente presso monte Castello di Rocca Sigillina. I molteplici ricordi di Sarasin (Saraceni) starebbero a documentare che questa gente dominò in Valdantena ed in altra regione limitrofa. Forse con questo nome s’indicava, non già una popolazione saracenica, ma della gente primitiva od una popolazione pagana.
Tratto da: Carlo Caselli, Lunigiana Ignota, La Spezia, 1933