di Ferrari Marina
Era il 20gennaio del 1945, alle sette del mattino c’erano 40 centimetri di neve e faceva molto freddo.
I tedeschi andavano in rastrellamento ad Arzelato. A Cà ad Talian era stata segnalata la casa di un capo dei partigiani, certo Polverini Mario.
Arrivati alla prima casa bussarono in malomodo. Quella era l’abitazione di mio zio Angelo, che ancora stava dormendo, si alzò, andò ad aprire la porta ed i tedeschi lo presero e lo portarono via così come si era alzato da letto, in mutande…..
Arrivati alla casa segnalata non trovarono nessuno; il Polverini si era rifugiato in un sotterraneo e per non lasciare prove aveva mangiato il Tesserino da Partigiano.

I tedeschi proseguirono per Arzelato; arrivati vicino al paese, sul campanile vi era una guardia partigiana che quando li vide sparò, ammazzando l’avanguardia.
Come rappresaglia i tedeschi catturarono 10 ostaggi, fra i quali mio zio Angelo. Noi abitavamo un po’ fuori strada, non ci siamo accorti di nulla.
Alle 7,30 sono venute mia cugina e mia zia piangendo perché avevano portato via lo zio, senza vestiti…..
La mamma, sempre buona e coraggiosa, si offrì di portarglieli; quando arrivò alle prime case le diedero l’altolà, l’arrestarono e la portarono insieme agli ostaggi.
I tedeschi sfondano porte e finestre, entrano nelle case distruggendo ogni cosa, seminando spavento e terrore tra la popolazione.
La mamma, sempre forse troppo coraggiosa, approfittando di una distrazione della guardia si buttò giù per un prato ripido detto AR PRA’ DU NUSUN e a ruzzoloni arrivò nella strada sottostante detta L’ERTA.
I tedeschi, quando si accorsero che era scappata, le spararono dietro.
La mamma spaventata si nascose dentro dei cespugli e vi rimase per un po’ di tempo; per arrivare a casa vi era un pezzo di strada scoperto e per paura di essere vista andò giù per dei burroni e si nascose aspettando di poter tornare a casa.
Verso le 11 vediamo un gruppo di persone che tiravano una slitta con un morto sopra…..
Noi non sapevamo nulla di quello che era successo e abbiamo visto lo zio che era vestito: voleva dire che la mamma era arrivata “ma dov’era’ perché non tornava?”.
Lo zio si voltò per dirci qualcosa, ma un tedesco col manico del mitra lo fece proseguire.
La mamma intanto non arrivava e noi eravamo molto preoccupati; non sapevamo dove poterla trovare….
Passarono parecchie ore ma lei non ritornava. Verso le tre del pomeriggio, eccola quasi congelata, con i vestiti strappati, piena di graffi e lividi, con tanta paura, ma grazie a Dio sana e salva!
Lo zio Angelo lo avevano portato in prigione a Pontremoli, in attesa di essere fucilato assieme agli altri ostaggi.

L’allora Vescovo di Pontremoli, Monsignor Sismondo, andò al comando dei tedeschi e disse che quelle erano brave persone, padri di famiglia, che non c’entravano nulla con quello che era successo.
Dopo dieci giorni di angoscia vennero liberati.
Quando lo zio raccontava queste cose aveva le lacrime agli occhi e diceva: “l’abbiamo scampata per miracolo”.
Ferrari Angela ( Marina)

