I TOPONIMI DI VALDANTENA SPIEGANO UN TERRITORIO DI PENDII E PIANORI

Apporti della geomorfologia alla determinazione del nome dei luoghi

La fossa tettonica del Magra ha lo stesso andamento da NO a SE dell’Appennino: la Valdante ne è una vallata trasversale; si trova nella parte nord-orientale alle falde del pilastro tettonico, horst in tedesco, da cui con chiara derivazione, Ors-aro in italiano. E’ percorsa dal fiume Magra che scorre in direzione NE-SO dalle sorgenti sino a Mignegno, località dalla quale il fiume cambia direzione e prosegue il suo cammino verso il mare secondo l’andamento della fossa stessa. Le fratture con sprofondamento, che delimitano la fossa, sono in direzione NO a SE; dopo Mignegno formano versanti con gradinate a scala parallele al corso del Magra, in Valdantena, invece, risultano trasversali al fiume: i versanti costituiti da argille e calcari diventano una successione scalare di alture frontali e di vallecole per tutto il percorso.

Valico della Scala negli Statuti di Pontremoli era chiamato il Passo del Cirone, che dall’alto Parmense immette nel versante lunigianese; il passaggio subito dopo lo scollinamento appare, come la strada che lo percorre, a Scaleri, dal volgare scaleris, cioè fatto a scale, per la struttura a gradini, configurazione tettonica che le fratture ad andamento appenninico hanno esteso a tutta la vallata: versanti a gradini e pianori formano una successione continua, verticale ed orizzontale, come tante scale messe in fila dove le alzate dei gradini corrispondono ai pendii e le pedate ai ripiani. Vistoso è il pendio che sovrasta il dosso su cui è avvenuto l’insediamento di Pracchiola; la “faglia di Valdantena” proveniente da Montelungo verso il M. Logarghena ha formato il dosso di Groppodalosio e il gradino di Casalina; Versola e Toplecca sono sui ripiani, abbassati a scala verso sud-ovest, causati dalle fratture che da Groppoli e da Molinello vanno verso i prati di Logarghena, mentre la Piagna si trova sul dosso all’incrocio con la frattura trasversale proveniente da Arzengio in direzione NE-SO. Ogni frattura è seguita da assestamenti gravitativi e da frane, fenomeni naturali che, accentuati dalla instabilità delle formazioni superficiali di argille e calcari, hanno indotto la popolazione a non denominare “castelli” (diminuzione di “castrum”, letteralmente “area fortidficata”), cioè aree stabilizzate, le alture o i vari ripiani. Il terremoto del 1834 di moto ondulatorio nella stessa direzione NO-Se delle fratture e quello più recente del 2012 con epicentro nell’area di Corniglio, al dilà dell’Appennino, dimostrano che l’area, come tutta la fossa, continua tutt’oggi ad essere tettonicamenti irrequieta.

La regione è attraversata dall’antica “strada dei Lombardi” che, sotto forma di sentiero o mulattiera, dalla pianura padana portava verso la costa ligure tirrenica, avendo a riferimento il corso del Magra; era anche la strada , come dimostra la parlata locale, che metteva in comunicazione la Valdantena con l’alta valle parmense da un lato e l’insediamento di Sorano-Filattiera dall’altro. >Il passaggio che si offriva ai viandanti che giungevano, chi dal territorio emiliano al Passo del Cirone e chi dalla costa al Valico della Crocetta, non era una valle fluviale o glaciale secondo i modelli delle categorie geografiche conosciute, ma un territorio a struttura mammellonare, fatto di vallecole con piccoli corsi d’acqua e di alture con pendii interrotti a vari livelli da pianori a forma di groppe o di dossi, indicato con il termine generico di plaga; il territorio al di là del pendio con pianori sprofondati a scala verso sud-ovest era l’argine della plaga, ed assumeva il nome di Logarghena: il toponimo deriva dall’unione tra plaga e argere, etimo volgare col significato di “rialzo naturale della terra”; da “plaga-argere” per caduta della consonante “p” e con la sonorità dura della “g”, si ottiene “lagarghera”, che, per assonanza con “valdantena”, da l’italiano Logarghena; il ripiano in alto del pendio che dal valico della Crocetta immette nella plaga era indicato come alto-plaga che per aferesi della sillaba -al diventava to-plaga, da cui l’italiano Toplecca; il pianoro con una polla d’acqua sorgiva per chi saliva o scendeva dal Valico della Scala dopo aver evitato i briganti nascosti nella Cobia, (dal volgare cuvia, cuvilia in latino, nascondigli in italiano), diventava una arejla nella plaga, cioè una plaga-arejla che per contaminazione da plaga -(are) – iola da cui plaghiola o praghiola e l’attuale Pracchiola.

I pendii scoscesi con ripiani, oggi paleofrane”, nel linguaggio di un tempo erano detti vargiema o bergiema, cioè luoghi di un pendio montuoso soggetti a frane, dall’etimo germanico berg-, che indica un monte soggetto a frane. La strada lombarda si sviluppa nella plaga attraverso un susseguirsi di vargema, che nell’alto parmense assume il suono di valdena; i viandanti procedevano nel loro acmmino avendo davanti sempre, uno dopo l’altro, un pendio scosceso ed un pianoro cioè un valdena davanti, che dal volgare Valdena-ante, per contaminazione con metatesi, passa a Vald(e)-ante-na, da cui l’italiano Vald-antena.

D’altra parte Vergemoli in Garfagnana, Verzema nella Liguria di Levante , Verzemada o Verserada nella valle del Verde, Vardena a Pontremoli, Valdena appena al di là del Borgallo. Vagema in Valdantena sono toponimi che, descrivendo località poste su ripiani a scala di pendii, rappresentano variazioni fonetiche accidentali locali dell’etimo (b)vergema. Sulla strada che da Massa porta a Carrara, in prossimità del valico della Foce, si trova il paese di Bergiola; il toponimo significa area del bergiema ed è ottenuto per contaminazione tra bergiema e areola, Bergi-(ema + are)-ola; l’analogia di posizione e di significato con Versola è evidente: il toponimo è ottenuto per contaminazione tra vergiema e areola, vergi (ema + are)-ola, da cui Vergi-ola; con la trasformazione della palatale dolce “g” nella sibilante “s” si ottiene l’italiano Versola. I toponimi della Valdantena tengono conto delle strutture a pendio con gradini a scala e della loro forma: si ha Toplecca inferiore e Toplecca superiore, Groppodalosio di sotto e Groppodalosio di Sopra; il temine “groppa” che indica un gradino con superficie ricurva a forma di dosso, dal germanico “kruppa” massa tonda, è la parola chiave del toponimo Groppodalosio; quando la groppa è di grosse dimensioni nella parlata popolare è chiamata “groppada” che, se è danneggiata dalle fratture diventa groppada-lesa, cioè una groppada lesionata , che localmente suona gropp(a)dalès da cui l’italiano Groppodalosio. Anche Previdè descrive l’insediamento abitativo ripiano posto alla base del pendio alla cui sommità è situata Casalina: il toponimo deriverebbe dalla contaminazione tra pre e verdena e significa prima del vergema, cioè prima del pendio scosceso; l’apocope della sillaba -na, porta a Pre-verdé, da cui l’italiano Previdé; l’insediamento non può chiamarsi “Casalina di sotto” perchè l’etimo Casalina è più recente , di significato socio-storico e non di origine naturale>; in antichi documenti scritti il territorio di Casalina era indicato con il nome di Fraise o Frese: l’etimo, diventato fossile, derivava dal francone “frisi” ( la Franconia è una regione della Baviera) con il significato di orlo, margine: geomorfologicamente era più appropriato perché indicava che “Casalina” era l’insediamento avvenuto sull’orlo del pendio, a conferma dell’origine naturale della toponomastica, ma non ha lasciato traccia nei suoni dialettali, a differenza dell’etimo Piagna, non assunto dal volgare e dall’italiano, ma corrente nel linguaggio popolare.

Le pagine del libro della natura non finiscono di stupire: hanno reso comprensibile il significato dei toponimi seguendo il “percorso natura” con espansioni interdisciplinari ; hanno dimostrato come la parlata popolare, con le sue sincopi e contaminazioni, sia in del toponimo italiano di oggi con vocaboli grado di cogliere e di descrivere le particolarità di ogni luogo senza l’aiuto del linguaggio dei “dotti”. Percorsi diversi, come il confronto del toponimo italiano di oggi con vocaboli greco-latini di un lontano passato, inducono letterati e storici a conclusioni improprie perchè, praticamente, ripropongono come attuale il comportamento degli antichi Notari e Cronisti che ” in genere trascrivendo i nomi volgari di luogo, di significato ormai ignoto, cercavano nel loro suono una qualsiasi traccia etimologica per avvicinarli a qualche parola nota del latino volgare o dotto”. ( M. Giuliani in “Toponimi bizantini in Lunigiana”).

Giampiero Bertoni, Il Corriere Apuano, 21 marzo 2015