Nella nostra società i vecchi stanno male. Più avanza il progresso tecnico e il benessere più si sentono inutili, abbandonati.
Spesso la società si accorge del loro malessere e studia degli interventi, manda loro l’infermiera per curarli, l’assistente sociale per pensare alle pratiche della pensione, organizza per loro delle gite…..Ma i vecchi non sono contenti. Dentro a tutte queste cure si sentono sempre più inutili, sempre più assistiti.
Ma per dei ragazzi che vanno a scuola, per i giovani, per chi vuole capire, specialmente oggi in mezzo alle rapidissime trasformazioni che fanno perdere il senso di quello che c’era, che c’è stato, i vecchi sono importanti , per gli anni che hanno vissuto, per le cose che hanno visto, per la loro storia, per la loro cultura.
Cervara è un paesino di 400 abitanti nel Comune di Pontremoli, sotto il passo della Cisa, in Provincia di Massa Carrara, a 700 metri di altezza. Un paesino antico, rimasto isolato fino a pochi decenni fa, abitato da vecchi, donne e bambini perché gli uomini sono quasi tutti all’estero.
I vecchi di Cervara in questo libretto ricordano. I loro ricordi, sommati alle loro facce, ricostruiscono un mondo lontano, antico ma vero e umano, fatto di piccole cose. Un mondo di sessanta, settanta anni fa.
Dentro questo mosaico c’è la storia, c’è una cultura. Non basta raccogliere interviste, bisogna capirle, confrontarle……
Alcune note su questi ricordi vorremmo suggerirle noi a chi legge, altre potrà notarle da solo, ma più importante ancora è che queste pagine servono a stimolare un rapporto nuovo fra chi ha vissuto tanto e chi desidera conoscere per vivere meglio.
- Il pane. A Cervara non si mangiava pane, si mangiavano quasi solo prodotti di farina di castagne. In questa situazione il pane assume un valore in po’ sacro ( il pane dei morti, la cena del pane) e un po’ medicinale (per i bambini malati, le donne che hanno avuto un bambino)
- La serenità in questi racconti spesso incredibili, di vita dura.
- la semplicità e l’arguzia dei montanari che scendono la piano
- L’efficacia della loro lingua anche se a volte non completamente corretta.
Francesco Tonucci